La tenuta della famiglia Maugeri si trova a Milo, sul versante orientale dell’Etna: sette ettari terrazzati con i classici muretti a secco di nera pietra lavica, che si sviluppano ad anfiteatro, attorno all’antico palmento ottocentesco. Ci siamo fatti raccontare da Carla l’azienda e il vino che ha ottenuto i Tre Bicchieri: l’Etna Bianco Sup. Contrada Volpare Frontebosco ’21.
Carla Maugeri parla con una voce piena di entusiasmo: “è un progetto che ci sta riempiendo e ci sprona a fare sempre meglio”. Architetto, ormai sta dedicando sempre più tempo all’azienda vinicola che ha rilanciato insieme alle sorelle Michela e Paola: “continuo a esercitare anche se stare in vigna mi riempie proprio il cuore”. Un piccolo passo indietro però è doveroso; e allora torniamo alla Milo di una quarantina di anni fa, quando qui si produceva vino che però veniva venduto in cisterne altrove: “la proprietà è sempre appartenuta alla mia famiglia ma a un certo punto si era smesso di fare vino. Non c’era ancora l’idea di produrre qualità e quindi i vini servivano per effettuare tagli con altri prodotti di altre zone. Si vinificava ma senza un obbiettivo preciso, solo per fare quantità. Mio padre e i suoi fratelli quindi avevano abbandonato questo progetto, e la proprietà aveva iniziato un periodo di declino”. Nel 2015 però le tre sorelle si accorgono che il vento era già cambiato da un po’: “quando i terreni sono divenuti completamente di nostra proprietà, abbiamo deciso di iniziare con il nostro progetto vinicolo, ovviamente con uno spirito del tutto differente rispetto al passato, cioè la voglia di dare nuovo lustro a una zona di grande fascino facendo un vino di grande qualità. Abbiamo ripreso i vecchi muretti a secco che erano crollati e impiantato nuovi vigneti con una cognizione contemporanea”.
Per trovare Milo sulla carta geografica, dobbiamo guardare la punta dell’Etna e poi spostare il dito verso il mare: ci troviamo infatti sul versante orientale, in una zona praticamente quasi a picco sullo Ionio. La zona è ricca di peculiarità pedoclimatiche che da sempre hanno fatto preferire gli impianti di uve bianche. Come conferma anche Carla: “nei nostri sette ettari vitati abbiamo piantato quasi esclusivamente carricante, a eccezione di un ettaro dedicato al nerello mascalese, e a piccoli appezzamenti in cui abbiamo deciso di piantare il catarratto, che vinifichiamo in purezza“.
Del resto Milo è l’unico comune che può vantare la tipologia Superiore all’interno della Doc Etna Bianco: “siamo a 700 metri di altitudine a strapiombo sul mare. La nostra proprietà si posiziona su un grande dislivello di cui i muretti a secco delineano le curve di livello, come un merletto steso sulla natura. Li abbiamo ripresi e restaurati seguendo l’orografia della zona. I suoli sono molto ricchi: a differenza del versante nord, quello est, dove siamo noi, si è formato grazie a uno smottamento della montagna. La parte terrosa che si trovava in cima è scesa verso il basso ed è quella sulla quale oggi insistono le nostre vigne: nonostante i 700 metri di altitudine la pianta infatti riesce a crescere rigogliosa proprio grazie a questa caratteristica”. Ma non basta: “altra peculiarità importante è data dalla situazione microcolimatica: durante il giorno i venti che si sollevano dal mare vanno a sbattere contro l’aria fresca della montagna. Si creano così delle nubi che di solito nel pomeriggio rovesciano piogge, rendendo il clima piuttosto fresco. Se non adeguatamente controllato, questo potrebbe essere un fenomeno pericoloso per la salubrità delle uve. Per questo noi agiamo con un diradamento ‘sanitario’: togliamo grappoli affinché quelli che rimangono possano respirare e non soffrire l’umidità, che poi porterebbe alle malattie”.
“L’Etna quindi è alle nostre spalle” continua Carla, “ma così sarebbe un po’ riduttivo spiegare la nostra zona“. Infatti, seguendo l’orografia della zona, i vigneti dell’azienda si posizionano anche su versanti esposti a nord e altri a sud: “sono zone parecchio differenti, motivo per il quale abbiamo iniziato a fare delle microvinificazioni. Ci siamo accorti che c’era una particolare vigna che, esposta completamente a sud, guardava verso uno dei tanti boschi presenti nella zona di Milo. Da qui nasce il nostro Frontebosco carricante in purezza, fermentato in tonneau, in cui rimane per ulteriori sei mesi, prima di passare in acciaio per l’affinamento“.
La versione 2021, premiata con i Tre Bicchieri, presenta un bouquet cristallino dai sentori minerali e fumé, frutti bianchi, erbe mediterranee, anice e agrumi, per un sorso salino, dall’acidità tagliente, ben integrata al frutto croccante, dotato di un lungo finale balsamico. “Il nostro progetto prevede di fare le cose con calma: siamo partiti producendo 2000 bottiglie, piano piano abbiamo aumentato e ora siamo arrivati a 25mila. Ci stiamo appassionando sempre di più: mi piace visitare altri produttori, scambiare con loro le idee, condividere la passione per questo lavoro. Ci stiamo mettendo davvero tanta passione: questo progetto che è partito da me e dalle mie sorelle ha convinto sempre di più anche nostro padre che si è ricreduto sulle potenzialità produttive di Milo e anzi, oggi vorrebbe fare ancora di più: la voglia di fare bene è davvero contagiosa”.
a cura di William Pregentelli
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