Variegato come mai prima il palmares trentino di questa edizione 2021, con ben 14 vini sul podio. Un record, in tutti i sensi. Per numero complessivo e per l’avanzata degli spumanti Trentodoc, che continuano a stimolare il dinamismo del comparto vitivinicolo delle valli dolomitiche attorno a laghi alpini e rocce porfiriche. Nell’elenco, è doveroso precisarlo subito, non troverete alcune delle etichette più note e consolidate in quanto diverse aziende – San Leonardo in primis, così come altri rinomati vignaioli del Teroldego (De Vescovi) o prestigiose Cuvée briose (vedi Balter) – hanno deciso di prolungare ulteriormente l’affinamento in bottiglia dei loro prodotti più importanti. L’assaggio, comunque, è solo rimandato al prossimo anno.
Le conferme però non mancano così come alcune stimolanti novità: dal vibrante Riesling del duo Pojer & Sandri al passito per eccellenza, il Vino Santo di Pravis. Poi un vino bianco che sfida il tempo, L’Ora di Toblino, da uve nosiola, un lustro (2015) sulle spalle per dare ulteriore complessità al bianco ottenuto con una delle grandi varietà autoctone. Tra le riconferme non manca il Müller Thurgau di Corvée, così come il Pinot Nero che la famiglia Simoni produce a Maso Cantanghel e lo strepitoso – è proprio il caso di dire – Teroldego Rotaliano proposto dai Dorigati, chiamato Luigi in onore di un loro antenato.
La carrellata degli spumeggianti Trento è capitanata invece dal solito Giulio Ferrari dei Lunelli, prototipo inconfondibile, must internazionale che trascina una sempre più competente pattuglia di bollicine dolomitiche: favoloso l’Abate Nero ’09 del compianto Luciano Lunelli, enologo tra i patriarchi del vino trentino, un maestro della spumantistica che ha stimolato tante altre cantine a scommettere sul Trentodoc. Uno di questi è Francesco Moser, il campione del pedale che con i suoi figli propone un Nature assolutamente vincente. Conferme anche per le grandi e strutturate cooperative: Cavit, con il nuovo Blanc de Noirs ’16, Mezzacorona con il Flavio ’12, senza dimenticare l’Aquila Reale ’10 di Cesarini Sforza. Non mancano inoltre Lucia Letrari con il Dosaggio Zero ’14, nonché l’autorevole Madame Martis ’10 di Maso Martis. Tutte rigorosamente autentiche nel loro timbro di montagna.
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