Siamo a due chilometri dal mare, a Lizzano in Salento. È qui che sorge Tenute Eméra, un’isola di biodiversità e di ricerca nell’ambito della viticoltura. “Nel 2003 facevo un altro lavoro negli Stati Uniti” racconta Claudio Quarta, fondatore dell’azienda “e da appassionato mi ero accorto che i vini prodotti erano tutti uguali: concentrati, ricchi, apprezzati da personalità come Robert Parker e dalla critica americana. Erano vini ideali, costruiti con le tecniche messe a punto da Robert Mondavi e usate dai winemaker diventati ormai demiurghi, più che produttori. Per farli sacrificavano il vitigno e il territorio. È stato questo il punto di partenza di tutto: ho lasciato il mio lavoro e ho iniziato a produrre vini che raccontassero il meridione. Ancora oggi è questa la nostra ragione di essere: fare vini che esprimono il territorio di provenienza attraverso la produzione di un’uva di qualità”.
Un attento progetto di zonazione dei terreni della tenuta è il preludio della messa a dimora dei vigneti, per ottenere il meglio dalle viti coltivate. “Sono partito per il Sud e lì con la collaborazione del prof. Attilio Scienza, abbiamo scelto il territorio dove coltivare le diverse varietà di vitigni. Ancora oggi la qualità è la filosofia che caratterizza la nostra produzione ed è una concezione che mia figlia Alessandra ha fatto sua”.
Il futuro dell’azienda si lega alla sostenibilità e la ricerca, due nozioni che per Claudio e Alessandra rappresentano la chiave per salvaguardare il territorio. “Continuiamo il percorso aziendale con una maggiore sensibilità verso la sostenibilità e l’impatto ecologico” afferma Alessandra. “Abbiamo avviato un percorso di conversione in biologico dei nostri 50 ettari vitati, ma non finisce lì: vogliamo ridurre le emissioni e arrivare a quota zero. La nostra è una cantina ipogea che si trova sotto una masseria del 1500. Questo ci permette un utilizzo di risorse minimo in quanto sottoterra è isolata termicamente, mentre il tetto giardino ha uno strato drenante di terriccio e polistirolo che fa sì che le acque piovane vengono canalizzate, filtrate e depurate, e poi riutilizzate”. Oltre 500 vitigni minori messi a dimora tra il 2007 e il 2009 – una ‘biblioteca vivente’ la definisce Alessandra Quarta – si affiancano a vigenti di Negramaro e Primitivo, che ne fanno un’oasi di produzione salentina.
Con Oro di Eméra, un Primitivo di Manduria dai sentori di frutti di bosco, spezie dolci e macchia mediterranea, l’azienda arriva a conquistare i Tre Bicchieri nella guida Vini d’Italia di Gambero Rosso, “Volevamo fare un vino che avrebbe fatto la differenza e ambivamo a questo premio riconosciuto internazionalmente. Non è solo una vittoria personale, ma un riconoscimento della viticoltura in Puglia. Del Gambero Rosso apprezziamo il modo di lavorare e il modo in cui porta la cultura del vino nel mondo e aver ricevuto il premio è stato un grande traguardo” afferma Claudio Quarta.
“Il nome è un’idea di Alessandra: lei è rimasta impressionata dai colori del tramonto sullo Ionio che ricordavano il colore dell’oro. Ma non è solo per questo: è un vino che deve portare oro alle sue genti, è una riscossa del sud. Una parte delle uve, poco più di un terzo, proviene da alberelli molto anziani di 60 -70 anni, il resto dalla migliore delle 16 particelle che abbiamo identificato. Il 20-30% dei grappoli è vinificato con i raspi. Dopo la pressatura seguono 3 settimane di macerazione a una temperatura controllata di 25 gradi e un affinamento in barrique francese di primo e secondo passaggio”. che un piccolo aneddoto al riguardo “Francis Ford Coppola ne acquistò una cassa, gli piacque moltissimo e ci chiese di produrgli l’etichetta di primitivo Edizione Pennino. Naturalmente eravamo molto contenti e abbiamo accettato” conclude Quarta.
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