Valorizzare i vini premium in un polo vitivinicolo ad hoc. Caviro fa sul serio e mette mano alla divisione vino operando un shift societario in due asset separati, scorporando Cantine Caviro – che conta nel brand anche Tavernello (gigante della Gdo con oltre cento milioni di pezzi annui) – dalla neonata Tenute Caviro, che oggi riunisce la Leonardo Da Vinci spa (in Toscana) e la Cesari spa (in Veneto).
Sarà Giovanni Lai, che attualmente guida l’azienda Cesari in Valpolicella, a prendere le redini di Tenute Caviro, assumendo anche il ruolo di direttore generale della Leonardo Da Vinci, con il compito di far convergere le due società in un unico polo. La distribuzione dei vini sul territorio nazionale ricadrà sulla società di proprietà delle Vigne con una rete commerciale unificata per l’export, che è stata affidata a Luisa Bortolotto, direttore commerciale estero. Il direttore generale di Caviro, Giampaolo Bassetti, ha spiegato che il nuovo assetto punta a «rafforzare la sinergia tra le varie società e le persone che vi lavorano, dando un’identità forte e distintiva alle due anime di Caviro: da una parte, Cantine Caviro (che conta anche Vigneti Romio, Fatascià e Feudo Apuliano), che proseguirà nel percorso di consolidamento e, dall’altra, la nuova Divisione Tenute. L’ulteriore passo, a integrazione della proposta commerciale in tutto il mondo – spiega Bassetti – e la scelta di affidare a Giovanni Lai la gestione strategica di questo nuovo asset va proprio in questa direzione».
Giampaolo Bassetti – direttore generale Caviro
Giovanni Lai parla di valorizzazione delle realtà radicate nelle aree vitivinicole più vocate d’Italia «esaltandole anche attraverso l’offerta mirata dell’hospitality. Oltre alla presenza oggi in Veneto e Toscana – sottolinea il manager – guardiamo con interesse anche ad altri territori, dove i nostri soci producono, per rafforzare ed evolvere al massimo la qualità che ogni singola zona può esprimere». Fondata nel 1966, Caviro è una cooperativa agricola con 28 soci (di cui 26 cantine sociali), oltre 11mila viticoltori in 7 regioni d’Italia. Sono oltre 37mila gli ettari di vigneto, con una produzione di uva da oltre 600mila tonnellate nell’ultimo anno (8,5% dell’uva italiana), per 175 milioni di litri di vino. Il fatturato del Gruppo è di 423 milioni di euro.
Assetti societari a parte, c’è anche qualche altra novità in casa Caviro. Il Gruppo, che da anni lavora al recupero degli scarti della vinificazione trasformandoli in prodotti nobili, bioenergia e fertilizzanti naturali, ha appena realizzato a Forlì (investimento da 1,5 milioni di euro e 8 mesi di lavoro), il più grande impianto agrivoltaico di tipo avanzato in Italia su un vigneto. Oltre a produrre energia, per il fabbisogno degli impianti, consentirà di ricavare dati scientifici sulla produttività delle piante e la qualità dei vitigni. Si tratta di un progetto pilota, che potrebbe essere applicato anche alle altre cantine di proprietà di Caviro. L’agrivoltaico, in particolare, è classificato «avanzato» perché prevede la produzione di energia elettrica (1,3 milioni di kWh), che consentirà di completare l’autosufficienza della sede vino del Gruppo, ma anche perché l’impianto consente la protezione delle viti. La sua posizione, infatti, è studiata in modo da restituire la migliore inclinazione possibile dei pannelli fotovoltaici: le viti, a quel punto, sono protette dai danni atmosferici (grandine e gelate) e allo stesso tempo riescono a essere soleggiate per una fotosintesi definita sufficiente.
Caviro – impianto agrivoltaico su vigneto a Forlì – foto Caviro
L’obiettivo del progetto è capire se alla produzione di energia pulita si possa abbinare un vigneto più sostenibile, in cui non ci sono modifiche alla quantità prodotta e alla qualità, con una copertura che riesce a prevenire il clima estremo, come ha spiegato il dg Giampaolo Bassetti. La crescita delle viti in impianto sarà messa a confronto con quella delle piante in campo aperto, consentendo così ai ricercatori di verificare la produttività delle piante e la qualità delle uve. L’obiettivo è acquisire dati e conoscenze che potranno contribuire allo sviluppo di soluzioni sempre più efficienti e personalizzate, adattate alle caratteristiche specifiche del territorio. L’impianto è composto in totale da 63 tracker monoassiali e 1.386 pannelli solari bifacciali su una superficie pari a 1,5 ettari.
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