Notizie / Vino / Troppi pregiudizi sul tappo a vite per il vino. Chiacchierata con l’enologo Vincenzo Mercurio sui pregi e difetti dello Stelvin

stappa

Troppi pregiudizi sul tappo a vite per il vino. Chiacchierata con l'enologo Vincenzo Mercurio sui pregi e difetti dello Stelvin

Perfetto sui bianchi aromatici, ma non solo. Un buon tappo a vite esalta freschezza e fragranza nei vini, regalandoci un'istantanea che sembra durare un po' di più. Il tema è stato sdoganato di recente anche da Antonella Clerici, in una delle puntate di "È sempre Mezzogiorno"

  • 22 Gennaio, 2024

Il tappo a vite buca il piccolo schermo. Il dibattito sullo Stelvin, come viene comunemente chiamata la chiusura costituita da una capsula a vite in alluminio dal nome del primo brand produttivo, lo ravviva una trasmissione della televisione pubblica: È sempre Mezzogiorno, condotta da Antonella Clerici su Rai Uno. Il sommelier della trasmissione Andrea Amadei ha smontato in diretta alcuni pregiudizi sul tappo a vite, raccontando pregi e virtù della chiusura alternativa: ergonomica, sostenibile, consente una maggiore stabilità al vino e può consentire una riduzione dei solfiti aggiunti in fase di imbottigliamento. Oltre, ovviamente, a evitare quel temibilissimo sentore di tappo, ovvero di muffa, che affligge una piccola percentuale della produzione in sughero.

Riabilitiamo il tappo a vite per il vino

La chiusura di una bottiglia fa tutta la differenza del mondo, per fortuna l’attenzione alla qualità del sughero così come quello della capsula è sempre maggiore. A livello internazionale lo Stelvin è ormai sdoganato, a fare resistenza ci pensano nazioni come la Francia, la Spagna e, per l’appunto, l’Italia. Sulla questione abbiamo intervistato uno degli enologi più sensibili e stimati della Penisola: Vincenzo Mercurio.

Un fermo immagine più lungo

In apertura fa notare un dettaglio importante. “La capsula racchiude un momento particolare del vino, riesce a gestire tantissimo la nota fresca e lo conserva bene. Non è vero che immobilizza il vino ma è come se scattasse un’istantanea che dura un po’ più lungo, un fermo immagine più articolato. Ma non lo priva della sua capacità di cambiare, basta vedere come evolve nel calice o se lasciato qualche giorno nella stessa bottiglia aperta”, esordisce Vincenzo.

“Per me è la chiusura perfetta su tanti bianchi, ma è tutta una questione di precisione, di alta tecnologia, per questo non si deve parlare di tappo a vite, ma di tappi al plurale a seconda di chi li produce. Come nel sughero ci sono differenze enormi e risultati diversissimi”. Sul mercato esistono tanti brevetti su un singolo tappo a vite, fondamentale – sottolinea l’enologo – anche un perfetto applicatore altrimenti anche con il miglior modello si corre il rischio di andare incontro a ossidazioni non volute.

Il sughero come l’imprevedibilità della vita

“Sui rossi? Lo trovo adatto su stili freschi e fruttati, ma non ho grande esperienza sulla sua tenuta sul lungo invecchiamento. Al momento il sughero naturale è come la vita, con la sua unicità, ogni giorno è diverso dall’altro. Mi piace quell’imprevedibilità incontrollata, che non deve sfociare nel difetto. Trovo che quelle differenze tra bottiglia e bottiglia personalizzano l’esperienza. Il sughero risente di più dell’umidità, della temperatura, conservandolo bene aggiungiamo valore a ciò che è stato fatto in vigna e in cantina. Mi piace pensarla come a un prolungamento della vinificazione da parte di chi decide di conservare il vino perché legato a un’annata o per seguirne l’evoluzione nel tempo”.

Questione di sostenibilità

Mercurio è partito con sperimentazioni sulle singole varietà campane per approfondire come rispondono singolarmente alla chiusura, ci sono varietà come il Sauvignon Blanc o il Riesling che a livello internazionale hanno ampiamente dimostrato di esaltarsi con la chiusura a vite. Prospettive in Italia? “Siamo abbastanza tradizionalisti, ma i giovani sono molto più smart e aperti. Sono contento che la scelta la stiano facendo in tanti. Mi auguro che il ragionamento si sposti sulla sostenibilità del prodotto, su quanto sia impattante sull’ambiente, sulla filiera. Non secondario è l’aspetto del riciclo e del consumo di tutto il liquido all’interno. Per esempio il tappo a vite può spingere a ordinare una bottiglia importante al ristorante anche se non ho voglia di finirla. Ordinandola so che avrò la possibilità di degustarla in condizioni ottimali anche nei giorni successivi. E di portarla via in maniera più elegante”, chiosa.

TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE...
Troppi pregi...
Random24

Corsi per Appassionati

Corsi per Professionisti

University

Master

© Gambero Rosso SPA – Tutti i diritti riservati.

Made with love by Programmatic Advertising Ltd

Made with love by Programmatic Advertising Ltd

© Gambero Rosso SPA – Tutti i diritti riservati