La risposta al Sober october (mese di astinenza dall’alcol) si chiama Come over october ed è una campagna, nata negli Stati Uniti, per contrastare il crescente movimento anti-alcol e promuovere la natura conviviale del vino. L’ideatrice è la wine writer Karen MacNeil che, insieme a due esperti di marketing, Kimberly Noelle Charles e Gino Colangelo, ha iniziato a spingere sugli effetti positivi del bere (moderatamente) in compagnia, incoraggiando i consumatori ad invitare familiari, amici e vicini per incontrarsi davanti a un bicchiere di vino.
«La nostra missione è quella di incoraggiare le persone a invitare familiari e amici, nuovi e vecchi, a riunirsi durante il mese di ottobre per condividere vino e amicizia. Crediamo che attraverso il semplice atto di condividere il vino, condividiamo altre cose che contano: la generosità, la cura e la convinzione che stare insieme sia una parte essenziale della felicità umana», si legge nella dichiarazione di intenti della campagna che, in poco tempo, è diventata virale, con oltre un milione di impression e adesioni della comunità vitivinicola da tutto il mondo: dalla California alla Sicilia passando per la Champagne. Tant’è che MacNeil ha dichiarato al Washington Post che il Come over october potrebbe diventare una campagna annuale e non esclude un grande evento di lancio per la primavera.
Tra le wine challenge citate dalla campagna per spiegarne la filosofa c’è anche quella lanciata dal ristorante di Verona – Il Condominio – che ha offerto una bottiglia di vino gratuita ai clienti che rinunciavano ai loro telefoni per tutto il pasto, preferendo la conversazione a tavola alle interazioni virtuali.
Corkscrew and bottle of wine on the board
La campagna statunitense, d’altronde, non è l’unica in atto. Anche l’Europa ha risposto ai movimenti no alcol con una grande mobilitazione in difesa del vino – Vitaevino – lanciata in contemporanea nelle principali città (qua si può firmare la dichiarazione www.vitaevino.org).
Se entrambi i continenti hanno sentito l’esigenza di far sentire la propria voce il motivo è da ricercarsi in una vera e propria ventata di neo-proibizionismo che sta attraversando tutto il globo, come dimostrano campagne come il Sober october o il Dry january, ovvero i mesi in cui la gente decide volontariamente di astenersi dal consumo di alcolici. Al di là di questi “periodi detox”, a preoccupare il mondo vitivinicolo sono le linee guida che vengono dall’alto, come quelle dell’Organizzazione mondiale della sanità, che a gennaio dello scorso anno ha dichiarato che non esiste un «livello di consumo di alcol sicuro per la salute», dimenticando la distinzione tra consumo e abuso e mettendo nello stesso calderone vino e superalcolici. E, poi, ci sono le posizioni dei singoli Paesi, che negli ultimi tempi hanno iniziato ad avviare campagne antialcol (vedi Stati Uniti), adottare alert in etichetta (vedi Irlanda) e limitare la vendita o la pubblicità di vino e spirits.
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