Vermentino e Cannonau assieme, in un unico Consorzio, per intercettare meglio i fondi promozione e rafforzare la tutela di questi due vini simbolo della Sardegna. L’idea è sul tavolo dell’Assessorato all’agricoltura della Regione Sardegna che ha appoggiato il progetto avanzato dagli enti di rappresentanza delle imprese vitivinicole, che stanno cercando di fare squadra per rimediare agli effetti di oltre un decennio di distinzioni. Basti pensare che la Sardegna vinicola conta oggi 11 Consorzi di tutela nonostante, con poco più di 500mila ettolitri, rappresenti appena l’1% di tutto il vino italiano. In questo quadro di frammentazione, spicca il paradosso per cui sia il Consorzio del Cannonau di Sardegna Doc sia il Consorzio del Vermentino di Sardegna Doc non possiedano una rappresentatività sufficiente per il riconoscimento di legge del Ministero dell’Agricoltura.
La riunione allargata (consorzi, imprese, sindacati, istituzioni), che si è tenuta a Siamaggiore (Oristano) il 24 luglio scorso, è un primo passo per uscire dallo stallo provocato dalla mancanza di una regia unica, dalla scarsità di risorse economiche disponibili per i blasonati vini sardi, finora principalmente sostenuti dalla forza dei brand aziendali. Mostrarsi nei prossimi anni ai mercati nazionale e internazionale come un blocco unico e coeso è, invece, l’obiettivo dell’iniziativa. E lo si potrà fare solo con un ente dotato di funzioni di tutela, vigilanza e promozione, come previsto dal Testo unico del vino.
Attualmente, la Sardegna conta circa 7.500 ettari coltivati a cannonau (2.000 quelli rivendicati, 60mila gli ettolitri imbottigliati) e sono quasi 5mila quelli coltivati a vermentino (1.800 rivendicati e 80mila hl imbottigliati). Il vino Vermentino, in particolare, negli ultimi dieci anni si è guadagnato il gradimento dei consumatori, come provato sia dai trend del canale Horeca sia dai dati delle vendite in Gdo. Ma altre aree produttive italiane, come Liguria di Levante o la Maremma in Toscana, stanno investendo molto sul vitigno: è recente l’ok del Ministero dell’Agricoltura alla versione superiore per la Doc Maremma. In questo contesto dinamico, la Sardegna appare in ritardo e non può pensare di vivere di rendita.
Gli attuali Consorzi del Vermentino e del Cannonau, soprattutto quest’ultimo (che chiamerà a sé le imprese di Nuorese e Ogliastra), dovranno lavorare sodo per coinvolgere nel progetto quante più aziende possibili. C’è bisogno di ampliare il numero di soci e passare alle fasi successive: la costituzione ufficiale dell’ente, l’elezione di un cda, l’individuazione di una sede, la ricerca di un direttore a cui affidare coordinamento e promozione. L’obiettivo è arrivare al Masaf, entro dicembre, con numeri sufficienti per ottenere le funzioni erga omnes (40% dei viticoltori e 66% del vino certificato).
“Non è più possibile rimanere fermi in una condizione in cui le due Doc sono gestite in maniera hobbistica. Sappiamo bene” osserva Giovanni Pinna, presidente del Consorzio del Vermentino “che la strada non è facile ma ci auguriamo che le imprese ripongano fiducia nel progetto”. Francesca Argiolas, alla guida del Consorzio vini di Sardegna, avverte: “Stiamo perdendo opportunità e, soprattutto, altre regioni si stanno muovendo più rapidamente. In questo progetto, che tengo a precisare non è di un singolo, ognuno dovrà fare la sua parte per far sì che attraverso la tutela di due vini iconici, come Vermentino e Cannonau, sia tutelata l’intera filiera isolana”.
L’articolo completo è stato pubblicato sul Settimanale Tre Bicchieri del 3 agosto 2023
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