«Non è tutto oro quello che luccica…». L’incipit della puntata di Report andata in onda ieri sera non lascia spazio a fraintendimenti: l’inchiesta “Vino su misura” promette di gettare ombre sui celebri Supertuscan, fiore all’occhiello dell’enologia toscana e del made in Italy. Ma la tanto attesa rivelazione non arriva mai. Restano, invece, insinuazioni che gettano discredito su alcune delle aziende più prestigiose della regione, generalizzando e «Buttando fango su cantine che hanno fatto il bene della Toscana e su tutti i piccoli produttori che ci sono dietro», aggiunge al Gambero Rosso Cesare Cecchi, presidente del Consorzio Toscana Igt, e prosegue con amarezza: «Se Report voleva fare i “giustizieri della notte”, ci sono riusciti, ma a che prezzo?».
Il servizio di Report prende di mira grandi nomi come Tenuta di San Guido, Ornellaia e Masseto, Ricasoli, Cecchi, Ruffino e Mazzei di Fonterutoli. L’accusa? Presunte compravendite illegali di vino sfuso da parte di Cantine Borghi di Scandicci, in provincia di Firenze, specializzate nel commercio di vino acquistato da produttori toscani e fuori regione. Secondo il giornalista Emanuele Bellano, quel vino potrebbe essere finito nei blend delle prestigiose etichette toscane, violando i disciplinari di produzione. Ma le prove sono dei documenti che, tra pochi giorni, compiranno 10 anni: risalenti al 2015 e con nessuna verifica sulla destinazione finale del vino acquistato. «Se Borghi mi vende una Igt Toscana, io lo compro come tale. Bisognerebbe chiedere a loro se non è quanto dichiarato», afferma Cesare Cecchi.
Le aziende coinvolte, pur non intervenendo direttamente, sono state rappresentate durante la puntata dalla posizione di Cecchi, che oggi ha espresso amarezza per il taglio sensazionalistico dell’inchiesta. «Le accuse dovrebbero essere circostanziate. Invece, Report ha fatto di tutta l’erba un fascio. Se ci sono irregolarità, bisogna andare in profondità, ma non si può demoralizzare tutto un settore che dà lavoro a tante persone», ha sottolineato ancora Cecchi. Secondo Report, il problema risiederebbe anche in un’altra società, la veneta Vedovato, accusata di “ricreare in laboratorio” qualsiasi vino su richiesta.
Cecchi, al Gambero Rosso, continua a dichiarare di voler difendere il settore e il lavoro delle aziende: «Quando si dice “un vino tagliato” – sono ormai parole che mettono terrore – ma in tutta Europa è così. Deve esserci almeno l’85% del vino dichiarato in etichetta, mentre l’altro 15% può provenire da altre zone. Queste sono pratiche enologiche che esistono da sempre. Non si tratta di polverine, magie o piccoli chimici».
Il produttore ha poi aggiunto: «Il nostro vino rispetta tutte le regole, disciplinari e norme rigidissime. Se ci sono delinquenti che utilizzano pratiche scorrette, vanno perseguiti, perché arrecano danno a tutto il settore. Ma generalizzare è sbagliato». Cecchi ha anche espresso preoccupazione per le conseguenze di tali accuse: «Sono dispiaciuto per questa inchiesta, perché demoralizza un settore che già non vive un momento florido. Se Report voleva fare i “giustizieri della notte”, ci sono riusciti, ma a che prezzo?».
L’inchiesta di Report, nonostante il consueto stile accattivante e le immagini di documenti compromettenti, non riesce a fornire prove concrete di illeciti. «Se hanno informazioni su irregolarità, che vadano alla fonte e ne parlino con le autorità competenti. Fare giornalismo d’inchiesta è importante, ma bisogna usare buon senso. Quando si rovina l’immagine di un intero settore, bisogna essere certi delle accuse per ogni singolo», ha concluso Cecchi.
Al di là delle polemiche, la puntata di Report rischia di avere ripercussioni sul mercato del vino toscano, già messo a dura prova da condizioni economiche sfavorevoli e da una crescente competizione internazionale. «Abbiamo vissuto scandali come quello del metanolo. Ricordo ancora i brividi di quei momenti. Ora non possiamo permetterci di subire attacchi senza fondamento», ha dichiarato Cecchi, auspicando che la discussione torni su binari più costruttivi. «I delinquenti esistono in qualsiasi settore e anche nel nostro. Che non si faccia ancora un gran baccano. Noi come consorzio siamo disponibilissimi per passare un messaggio corretto», conclude turbato Cesare Cecchi.
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