Dal 9 al 12 settembre si è tenuta a Bolzano la terza edizione di Alto Adige Wine Summit. Dopo la pausa imposta lo scorso anno dalla pandemia Covid-19, è tornata la manifestazione dedicata ai vini altoatesini, presentati in anteprima a giornalisti e professionisti del mondo del vino, provenienti da Italia, Europa e Gran Bretagna. All’evento hanno partecipato 78 produttori, che hanno proposto in degustazione 258 vini. Una buona selezione, che ovviamente non rappresenta l’intera produzione della regione, ma che ha permesso di farsi un’idea complessiva del panorama del vino altoatesino.
Foto Florian Andergasse
Collocata nel cuore dell’arco alpino, l’Alto Adige, nonostante le sue piccole dimensioni, è una delle aree vitivinicole più famose della nostra penisola. I vigneti altoatesini coprono una superficie complessiva di 5.550 ettari, circa lo 0,7% del totale nazionale. Si tratta di un territorio caratterizzato dalla presenza diffusa di una piccola proprietà terriera: i viticoltori sono, infatti, circa 5.000 e coltivano tenute con un’estensione media di 1 ettaro. I vigneti sono situati solo nelle zone collinari, a un’altitudine compresa tra i 200 e i 1.000 metri sul livello del mare, mentre il fondo valle è utilizzato per la coltivazione delle mele, un’altra importante risorsa dell’agricoltura locale. Le 200 cantine altoatesine producono circa 40 milioni di bottiglie, con il 98% delle etichette classificate come Doc.
Nella regione si coltivano una ventina di varietà di uve. Tra i vitigni a bacca bianca, i più diffusi sono: pinot grigio (11,9%), gewürztraminer (11%), chardonnay (10,4%), pinot bianco (10,3%), sauvignon blanc (8,1%), müller-thurgau (3,4%), seguiti da kerner, moscato giallo, riesling, sylvaner, grüner veltliner, bronner e solaris. Per quanto riguarda le uve a bacca rossa, le più coltivate sono: schiava (11%), pinot nero (9,1%), lagrein (8,9%) e in percentuali minori merlot, cabernet sauvignon, zweigelt e moscato rosa. Ancora poco diffusa, invece, l’agricoltura biologica, che copre solo l’8% della superficie vitata. Per quanto riguarda i mercati, il 36% del vino altoatesino viene venduto in regione, il 40% nel resto d’Italia, il 10% in Germania, il 4% negli Stati Uniti, il 4% in Svizzera e Austria e in piccole percentuali negli altri Paesi del mondo.
L’Alto Adige ha un microclima molto adatto alla coltivazione della vite. La regione rappresenta, infatti, una terra di confine tra l’ambiente alpino e quello mediterraneo, che fa sentire i suoi miti influssi, anche grazie alla presenza delle dolci brezze del lago di Garda. L’alternanza di giornate soleggiate e di notti fredde favorisce una lenta e graduale maturazione delle uve, che arrivano all’epoca della vendemmia ricche di aromi e con acidità elevate. Un perfetto connubio per produrre vini profumati, intensi, equilibrati e longevi. La notevole varietà di terreni, di altitudini ed esposizioni, offre l’opportunità di coltivare ogni vitigno nella zona più adatta, in modo che possa esprimersi sui massimi livelli qualitativi. I suoli altoatesini sono un complesso e variegato mosaico, che comprende porfidi d’antica origine vulcanica, scisti e rocce metamorfiche di quarzo e mica, calcare dolomitico, sabbie e ghiaie di natura morenica o alluvionale.
Foto: Tiberio Sorvillo
Proprio la complessità del territorio, sta spingendo il Consorzio ad attuare una zonazione più precisa e puntuale, che possa valorizzare le peculiarità di ogni singola zona. Attualmente, per i vini altoatesini a Denominazione d’Origine Controllata, si utilizzano le indicazioni Alto Adige/Südtirol e Lago di Caldaro. La Doc Alto Adige prevede la possibilità di utilizzare sei sottozone: Valle Isarco, Santa Maddalena, Terlano, Merano, Val Venosta e Colli di Bolzano, seguite eventualmente dall’indicazione del vitigno. In etichetta è possibile anche inserire l’indicazione di una singola Vigna, quando si tratta di vigneti storici che presentano caratteristiche omogenee di terroir, vitigno e anno d’impianto. Al momento sono 60 le Vigne registrate in Alto Adige e coprono complessivamente una superficie di circa 200 ettari.
Il progetto di zonazione prevede l’introduzione di Unità Geografiche Aggiuntive (UGA). Ogni Unità avrà il compito di rappresentare un’area precisamente delimitata, con clima e suoli omogenei, coltivata con una resa in vigna ridotta del 15% rispetto agli attuali disciplinari e con l’utilizzo dei soli vitigni definiti per ogni UGA. Il lavoro preliminare di zonazione del territorio ha consentito di identificare 86 diverse UGA, che sono state inserite nella domanda di modifica del disciplinare della Doc Alto Adige.
Foto: Florian Andergassen
Le degustazioni hanno confermato l’alto livello raggiunto dai vini altoatesini, in particolare dai bianchi. Tra le aree in costante crescita spicca la Valle Isarco. I vignaioli locali hanno saputo conservare uno spirito artigianale, che si riflette in vini, non solo eccellenti, ma anche connotati da uno stile e da una personalità ben riconoscibili. In particolare il sylvaner si sta dimostrando uno dei vitigni più interessanti, in grado di esprimere vini di livello assoluto. La presenza di ben 258 vini da degustare in una mattinata ha necessariamente imposto delle scelte. Per quanto riguarda i bianchi, abbiamo privilegiato pinot bianco, sauvignon blanc, gewüzrtraminer, sylvaner e riesling mentre per i rossi ci siamo concentrati su schiava e pinot noir.
Niente da mostrare
ResetNo results available
Reset© Gambero Rosso SPA 2025
P.lva 06051141007 Codice SDI: RWB54P8 Gambero Rosso registrazione n. 94/2021 Tribunale di Roma
Modifica impostazioni cookie
Privacy: Responsabile della Protezione dei dati personali – Gambero Rosso S.p.A. – via Ottavio Gasparri 13/17 – 00152, Roma, email: [email protected]
Resta aggiornato sulle novità del mondo dell’enogastronomia! Iscriviti alle newsletter di Gambero Rosso.
© Gambero Rosso SPA – Tutti i diritti riservati.
Made with love by Programmatic Advertising Ltd
© Gambero Rosso SPA – Tutti i diritti riservati