In un distretto in difficoltà come Bordeaux, dove si è ricorsi all’estirpo di una parte dei vigneti per rimediare alla sovrapproduzione, alla crisi di vendite e dei prezzi, e dove le piogge della primavera 2024 hanno scatenato un’epidemia di peronospora diffusa, mettendo in allarme i viticoltori e il Consorzio interprofessionale, i prezzi dell’annata 2023 appena uscita sul mercato hanno subito forti ribassi rispetto all’anno precedente. Un esempio su tutti viene da Château Margaux, celebre insegna che ha fatto il suo esordio pochi giorni fa con oltre il 30 per cento in meno rispetto alle quotazioni dell’annata 2022: vale a dire 360 euro a bottiglia (ex-négociant) rispetto ai 516 euro di un anno prima. Si tratta di una delle annate meno costose che hanno fatto il proprio debutto sul mercato, dopo quelle del 2017 e del 2014. In netta diminuzione i prezzi del secondo vino della casa francese, il Pavillon rouge che ha fatto il suo esordio a 120 euro a bottiglia, con un -20 per cento.
Non c’è solo il celebre premier cru che ha seguito una linea che gli analisti della campagna en primeur di quest’anno, a partire dagli specialisti del Liv-ex, avevano facilmente pronosticato. Anche Château Rauzan-Ségla 2023 è sceso di oltre 28 punti ed è venduto a 60 euro a bottiglia; stesso trend per Château Les Carmes Haut-Brion (76,8 euro/bottiglia e -28,9%). Giù anche i listini ex-négociant per il Bordeaux di Chateau Canon 2023, a 90 euro a bottiglia (-25 per cento).
L’abbassamento dei prezzi risponde all’idea di rilanciare il mercato e di stimolare la domanda. In generale, tutto l’areale di Bordeaux sta vivendo periodi difficili, che si sono riverberati anche sui prezzi del mercato dei fine wine, dove Bordeaux sta perdendo progressivamente quote rispetto ad altre regioni vinicole. Il principale indice del Liv-ex, il Bordeaux 500, che indica di fatto lo stato di salute di questa regione, ha subito dal 2022 a oggi una riduzione di oltre il 10 per cento. Analogamente, come ha rilevato il report Bordeaux 2023 – in the balance, anche l’indice Fine wine 50, che monitora l’andamento dei migliori vini bordolesi, ha lasciato sul campo nello stesso periodo oltre 15 punti percentuali. C’è troppo vino disponibile rispetto alle richieste dei collezionisti, che stanno guardando con diffidenza i vini bordolesi perché troppo spesso, ultimamente, è accaduto che le quotazioni dei vini acquistati en primeur a un determinato prezzo, sono rimaste stabili o sono addirittura scese col passare del tempo, determinando un cattivo investimento.
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