Non è ancora in commercio, ma è pronto e si può assaggiare ad Offida, nello showroom di Ciù Ciù in piazza del Popolo, lungo il “serpente dorato” che porta a Sant’Agostino (nota come chiesa della Croce Santa). Parliamo del primo – a quanto ci risulta – Pecorino di montagna Metodo Classico, nato dal progetto dei fratelli Walter e Massimiliano Bartolomei che punta a ritornare alle radici del vitigno autoctono dei Piceni, il Pecorino, appunto, figlio della pastorizia e della transumanza. Un’etichetta che rimane ancora nel perimetro della sperimentazione.
L’etichetta di questo Pecorino di Montagna è già un programma: elegante, su fondo nero campeggia una bella riproduzione grafica del tradizionale fuso usato per la lavorazione al tombolo, arte antica che ha dato al piccolo paese a pochi chilometri da Ascoli Piceno il nomignolo di Borgo dei Merletti. Il vino è prodotto con l’uva coltivata in località Pomario nel comune di Acquasanta intorno ai 600 metri di altitudine, un terreno che prende il nome dal fatto che veniva utilizzato in passato per coltivare frutta (mele in particolare) data la sua buona esposizione al sole che permetteva una buona maturazione. Un Metodo Classico biologico e biodinamico, certificato anche da Demeter. A queste altitudini, tra i monti Sibillini e quelli della Laga, ci sono le vigne di Ciù Ciù e quelle della cooperativa Agriarquata che da uve coltivate a circa 700 metri sul livello del mare danno vita a un metodo ancestrale, un bianco frizzante, che si chiama Piccà e che rimanda davvero alle origini, quando questo vino veniva rifermentato in bottiglia e “piccava”, ossia era effervescente (caratteristica da cui, sembra, deriverebbe anche lo stesso nome Pecorino per il vitigno) .
Walter Bartolomei, titolare di Ciù Ciù insieme al fratello Massimiliano: assaggio dei due vini fermi certificati Demeter
«Questo vitigno antico era legato alla transumanza, è un uva ruspante – racconta Walter Bartolomei – Negli anni dell’agroindustria e dell’intensivo, il Pecorino è stato pressoché abbandonato per essere poi riscoperto in primis dalla cantina Cocci Grifoni negli anni ’80. Una riscoperta legata però a una viticultura di pianura o di media collina, quindi non del tutto fedele alla natura originaria di questo vitigno. La caratteristica peculiare del Pecorino sta nella sua bella e spiccata acidità, peculiarità che lo rende ideale per essere spumantizzato. Così, negli ultimi anni sono fìoriti dei progetti, come il nostro, che puntano a tornare alle radici: rese basse, agricoltura eroica, niente chimica e recupero dei sentori originari di un vino antico e assolutamente identitario». Perché proprio Metodo Classico e non ancestrale? «perché così riusciamo a valorizzare al massimo le caratteristiche dell’uva», sorride Walter. E si aggiunge un tocco di nobiltà a un vitigno rurale, glossiamo noi.
La bottaia di Ciù Ciù nelle cantine di Palazzo Mercolini Tinelli in Piazza del Popolo ad Offida
Il vino mostra una bella coerenza tra naso e bocca: note erbacee e di mandorla verde che ritornano al palato a seguito di un bel fruttato in cui fanno capolino fiori selvatici. Freschezza e acidità in primo piano per una chiusura che vira sull’amarostico e che però non ha una lunga persistenza. Così lo descrive la sommelier che era con noi alla degustazione: «Bollicine fini e persistenti, naso non intenso, ma abbastanza delicato: note di frutta bianca, pera, erbaceo, frutta secca. In bocca risulta fresco e asciutto, minerale e con un finale leggermente amarognolo».
Insomma, un vino dritto e piacevole, ma che probabilmente avrebbe bisogno di affinare più a lungo in bottiglia dopo i suoi 36 mesi sui lieviti, per essere apprezzato al meglio delle sue potenzialità. Lo abbiamo provato abbastanza freddo, tanto che quando ha iniziato a scaldarsi un pochino ha acquistato ancora più carattere. In sintesi, una bella bottiglia: lontana dallo Champagne, ma anche dai più noti filoni spumantistici nostrani (tra Franciacorta, Trentodoc e Oltrepò). Un vino che si presenta elegante, ma senza rinunciare alla rusticità che gli è propria.
Il vigneto di montagna di Casadonna a Castel di Sangro in Abruzzo
Che sia una tendenza in atto, questa di tornare alle origini del Pecorino cone vitigno della pastorizia e dunque figlio della montagna, lo dimostra anche la recente produzione legata a Casadonna di Niko Romito: a 800 metri sul mare, lo chef coltiva il Pecorino in un vigneto di 6 ettari, in collaborazione con la cantina Feudo Antico di Tollo che ne segue la vinificazione. Dell’etichetta Pecorino Igp Casadonna se ne producono 2.000 bottiglie l’anno. Più o meno quante sono quelle di Metodo Classico di Ciù Ciù. Numeri piccoli che però testimoniano la crescente attenzione verso caratteristiche identitarie del vino, quello che potremmo chiamare con termine ormai super-abusato “storytelling” di un’etichetta: un modo per dare più chance e più qualità a vini che per cendere devono saper dare qualche emozione in più, oltre il grado alcolico o la forza muscolare, elementi che sembrano sempre meno importanti.
Ps. abbiamo provato il Pecorino Metodo Classico di Ciù Ciù con le olive ascolane: ottimo, in grado di pulire la bocca e di giocare bene sia con la rusticità asciutta del ripieno che con l’erbaceo dell’oliva e la grassezza della frittura.
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