Non v’è dubbio che il Cannonau abbia un legame storico e indissolubile con la Sardegna. Nei primi anni ’70 fu istituita la Doc regionale Cannonau di Sardegna e da quel momento non si è smesso di sottolineare il suo atavico vincolo con l’Isola. Fatte salve queste azioni, nessun’altra mossa è mai stata portata avanti per la vera valorizzazione del vitigno nei singoli territori della Sardegna, come invece diverse regioni fanno da sempre e altre stanno attuando in questi anni. Creare delle vere e credibili Doc (o Docg) territoriali sul Cannonau sarebbe stato ideale e avrebbe contribuito alla sua vera salvaguardia. Si poteva partire dalle tre sottozone (Oliena, Jerzu e Capo Ferrato), di certo non messe in evidenza a dovere, per arrivare ad altre credibilissime zone dove il Cannonau si differenzia proprio in nome di terreno, clima e impianti. D’altronde, se si guardano alcuni illustri esempi nazionali ci si accorge che la vera via per la valorizzazione di un vitigno è il suo accostamento col territorio, attuato sino al punto da non aver più bisogno di nominarlo. Le grandi Barolo, Barbaresco o Roero sono Denominazioni unicamente territoriali e il Nebbiolo (giustamente) non viene neanche nominato. Così succede in tante zone d’Italia e diverse denominazioni si adeguano in questo senso. Proprio il Nebbiolo, ad esempio, si utilizza nel Nord Sardegna nell’Igt Colli del Limbara (addirittura pare non sia neanche lo stesso vitigno piemontese) ma a nessun barolista verrebbe in mente di protestare per l’uso improprio del nome del vitigno. Anzi.
Visti i legami storici e genetici con l’Isola non sarebbe meglio diffondere un grande vitigno sardo nel mondo per farlo conoscere e valorizzare da tutti e poterne apprezzare le varie differenze territoriali? Se ci pensiamo è successo anche per i prestigiosi Chardonnay e Pinot Noir della Borgogna. Ma tutti parlano e parleranno sempre di Montrachet, Gevrey-Chambertin, Vosne-Romanée. Che problema ci sarebbe a parlare di Cannonau in Italia e nel mondo, se in Sardegna ci sono Mamoiada, Dorgali o Romangia? Purtroppo non è stato fatto nulla a riguardo, e i Consorzi delle Doc sono rimasti a guardare. Solo ora si fa quadrato per la difesa di un nome, senza pensare che in cinquant’anni, con un’unica denominazione regionale, si è contribuito solo a banalizzare questo grande vino sardo.
a cura di Giuseppe Carrus
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