In un settembre già complicato per via del deciso calo delle esportazioni di vino, il settore deve fare i conti anche con la nuova riforma inglese delle imposte sull’alcol.
Entrata in vigore lo scorso primo agosto, introduce un nuovo criterio: l’accisa non si calcola più sui volumi, ma sul grado alcolico. Secondo questo sistema, quindi, si paga di più sui vini fermi e meno sugli spumanti. Nel dettaglio, per i vini fermi da 11,5 a 14,5 gradi l’accisa passa da 2,97 a 3,56 sterline al litro (circa il 20% in più) e potrebbe diventare ancora più stringente nei prossimi mesi. Oltre i 14,5 gradi si passa da 3,96 sterline al litro a 4,27 sterline. Infine, per quelli a 15,5 gradi l’accisa sale da 3,96 sterline al litro a 4,41. Al contrario, per gli spumanti l’accisa scende da 3,81 sterline a 3,56 (-il 6,56%).
Finito il periodo transitorio di 18 mesi che assimila i vini da 11,5 a 14,5 gradi come se fossero tutti prodotti da 12,5 gradi, le accise cambieranno e ogni grado avrà la propria quotazione, con non pochi prevedibili disagi sul piano amministrativo.
“Si tratta di una misura per dissuadere i consumi di superalcolici, in linea con gli obiettivi salutistici di Oms” è il commento di Unione Italiana Vini “Il problema è che coinvolge anche il vino (che superalcolico non è) e – guarda caso – risparmia le bevande ‘di casa’, quali birra, sidro e quelle a basso contenuto alcolico”.
Secondo l’amministratore delegato della Wine and Spirit Trade Association Miles Beale “Gli aumenti finiranno per gravare sui consumatori di vino”. Motivo per cui in un intervento sulla rivista inglese The Drink Business, lo stesso Beale ha annunciato che nei prossimi mesi la Wsta lavorerà per valutare l’impatto degli aumenti dei dazi sulle vendite, trasmettendo i risultati al Governo.
“Tax doesn’t have to be taxing” (le tasse non devono essere tassative)” sottolinea Beale, prendendo a prestito un principio dello stesso Dipartimento delle Entrate e Dogane di Sua Maestà (His Majesty’s Revenue and Customs). “Quindi” conclude “la revisione delle accise non è necessariamente una cosa fatta. Almeno non ancora”.
L’articolo completo è stato pubblicato sul Settimanale Tre Bicchieri del 14 settembre 2023
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