Si è spento la notte scorsa Roma Ezio Rivella, classe 1933, uno dei grandi protagonisti del Rinascimento del vino italiano. Piemontese di Castagnole Lanze, cavaliere del lavoro (a tutti noto come cavaliere) ed enologo, la sua carriera è iniziata agli inizi degli anni Sessanta, quando curando le produzioni di numerose cantine sociali introducendo una serie di innovazioni tecniche che conferivano stabilità ai vini e li rendevano facilmente esportabili fuori dei nostri confini.
La sua fama di tecnico capace e di moderno innovatore (tra i pionieri dell’uso della tecnica del freddo in fermentazione e nella stabilizzazione dei vini, che prima avveniva per pasteurizzazione) gli valse la chiamata, negli anni Settanta, dei fratelli Mariani per dare vita alla loro creatura toscana, Banfi, a Montalcino.
Un progetto colossale per l’epoca, e ancora oggi uno dei più grandi investimenti in campo enologico mai realizzati nel nostro paese. Il successo di Banfi a livello internazionale ha contribuito a lanciare Montalcino nell’orbita dei grandi vini del mondo.
Ad un professionista sempre aggiornatissimo come lui sono stati negli anni affidati una serie di incarichi istituzionali di prestigio, che ha ricoperto con straordinaria passione e determinazione. «A lui noi enologi dobbiamo la creazione della figura dell’enologo moderno», è quanto afferma Riccardo Cotarella, presidente di Assoenologi. «Se esiste un’enologia moderna ed evoluta oggi nel nostro paese lo dobbiamo in gran parte a lui, che è anche stato presidente di Assoenologi (allora era l’Associazione enotecnici italiani) per oltre un decennio tra il 1975 e il 1986. Anni fondamentali per la crescita qualitativa della nostra professione e del vino italiano».
Brillante tecnico, innovatore, attento a tutto quello che succedeva a livello internazionale, ma anche capacissimo manager del vino, imprenditore di successo con la sua società di consulenza e di attrezzature enologiche, Rivella è stato presidente dell’Unione Internazionale degli Enologi (UIOE), vicepresidente dell’Organisation Internationale de la Vigne et du Vin (OIV), presidente dell’Unione Italiana Vini, presidente del Comitato Nazionale Vini Dop e Igp del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, del Consorzio del Vino Brunello di Montalcino.
Orgogliosamente piemontese, e legato alle tradizioni e ai vini della sua terra (leggendarie le sue “merende sinoira” organizzate per ritrovarsi con gli amici e i collaboratori) negli ultimi anni si era dedicato a rivitalizzare Bel-Sit, l’azienda di famiglia a Castagnole Lanze, dove produceva ottime Barbera d’Asti e Moscato d’Asti. Schietto, arguto, brillante, deciso, innovatore, lascia un grande vuoto in tutti quelli che, come noi, hanno avuto la fortuna di conoscerlo.
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