È morta stanotte a 91 anni Francesca Colombini Cinelli, proprietaria storica della Fattoria dei Barbi di Montalcino, madre di Donatella e Stefano Cinelli Colombini, anch’essi produttori di vino in terra ilcinese.
Chi era Francesca Colombini Cinelli
È stata una figura di spicco nell’ambito del vino italiano e ha vissuto completamente la parabola ascendente del Brunello. Nata a Modena ma di antica famiglia senese, è grazie al matrimonio con Fausto Cinelli, avvenuto nel 1952, che inizia a occuparsi della tenuta di famiglia, la Fattoria dei Barbi a Montalcino, una proprietà di famiglia fin dal XIV secolo che diventa azienda agricola alla fine del ‘700 e che produce Brunello fin dal 1892.
Il legame con il padre Giovanni fu potente e prezioso: come figlia unica svolse tutte le funzioni necessarie in azienda e grazie a lui acquistò fin da subito una mentalità imprenditoriale attiva, dinamica, votata all’innovazione. D’altronde Giovanni aveva aperto, prima della seconda guerra mondiale, l’enoteca alla Fortezza di Montalcino, fu un antesignano della vendita del vino per corrispondenza a cavallo delle due guerre, per poi aprirsi ai mercati internazionali, in special modo gli Stati Uniti. Grazie a lei sono state poste le basi di quello che poi è diventato il fenomeno del movimento del turismo del vino, avendo aperto le porte della cantina quando nessuno lo faceva e creando una fattoria dove i vari prodotti potevano essere venduti ed anche fatti gustare direttamente al consumatore finale.
La morte del marito nel 1976 l’ha portata a gestire da sola un’azienda negli anni cruciali del vino italiano, riuscendo a diventare un riferimento per molte donne imprenditrici che furono conquistate dalla sua capacità organizzativa. Fu lei a creare il premio letterario e giornalistico internazionale Barbi Colombini, nel 1981, che ha permesso di far conoscere la sua terra a personaggi di calibro internazionale e ha diffuso così il nome di Montalcino nel mondo. Bellissimo il ricordo lasciato sul proprio blog dalla figlia Donatella, che chiude con questa frase “aggiungo solo una nota di saluto, di gratitudine e rimpianto verso una donna forte e coraggiosa a cui noi figli, i nipoti, il Brunello e tutto il vino italiano devono molto”.
a cura di Leonardo Romanelli
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