Dopo un lungo periodo di astinenza dalle manifestazioni in presenza, il Consorzio di tutela vini Doc Sicilia ha dato appuntamento a Villa Igiea a Palermo a 70 giornalisti, italiani ed europei, per una tre giorni di approfondimenti sulla vitivinicoltura siciliana, dalla sostenibilità alla degustazione dell’ultima annata, con focus mirati su Grillo, Lucido (Catarratto) e Nero d’Avola.
La Doc Sicilia ha chiuso il difficile 2020 con un calo assai limitato – da 95.640.000 bottiglie a 90.594.000 – grazie ai risultati particolarmente importanti ottenuti da Nero d’Avola e soprattutto Grillo che si sta dimostrando una vera e propria star. “Con oltre 16 milioni di bottiglie prodotte nel 2020, è sicuramente tra i vitigni che hanno conosciuto maggiore crescita negli ultimi anni” ha confermato il presidente del Consorzio Antonio Rallo “consentendo ai vini della Doc Sicilia di limitare le perdite al 5 % della produzione rispetto a quella del 2019”.
“Sicilia, sostenibilità per natura” è stato l’argomento centrale del talk show organizzato dal Consorzio e dalla Fondazione SOStain. Grazie alle sue favorevoli condizioni climatiche “La Sicilia con 30.084 ettari è la prima regione per viticoltura biologica in Italia” ha detto in apertura dei lavori Antonio Rallo “ma è anche la regione che per prima ha saputo sviluppare un protocollo integrato di sostenibilità che nasce dal basso, dalle esigenze dei produttori e per i produttori”. Alberto Tasca, presidente della Fondazione SOStain ha poi spiegato che l’ente a cui oggi sono affiliate 24 aziende “è nato grazie alla volontà di Assovini Sicilia e del Consorzio di tutela Vini Doc Sicilia al fine di agevolare la condivisione di best practices finalizzate al rispetto dell’ecosistema, è diventato uno strumento di applicabilità dotato di dieci requisiti da rispettare per poter ottenere la certificazione nel settore vitivinicolo siciliano”. Sempre sul tema è poi intervenuto Laurent Bernard de La Gatinais, presidente Assovini, il quale ha aggiunto che “Validare e certificare tali requisiti per comunicarli con autorevolezza e credibilità trasforma questo plus in un valore unico per la Sicilia che verrà percepito anche dal mercato. Presto, nell’accesso ai fondi europei tramite bandi, il criterio della sostenibilità potrebbe diventare una discriminante. Un motivo in più per essere sostenibili” ha concluso de la Gatinais. La Fondazione Sostain Sicilia ha scelto la società norvegese DVN, come ente di certificazione. Sempre in Sicilia l’azienda Firriato, da vent’anni attiva sul fronte della sostenibilità, ha ottenuto la certificazione Equalitas Corporate “I numerosi riconoscimenti ottenuti da enti certificatori ed istituzionali ci rendono sempre più orgogliosi delle decisioni adottate” sottolinea Federico Lombardo Di Monte Iato, chief operating officer dell’azienda “Grazie agli sforzi compiuti dalla proprietà, Firriato è diventata un modello di riferimento, salvaguardando e valorizzando eco-sistemi produttivi e tutta la filiera enologica con un approccio concentrato su biodiversità e sostenibilità economico-sociale”.
Al centro dell’attenzione per il suo successo sui mercati, il grillo è in costante crescita all’interno della piattaforma ampelografica siciliana. Si è passati dai 7.310 ettari del 2017 agli 8.444 del 2020, con una produzione di oltre 16 milioni di bottiglie nel 2021 e un incremento del 23% rispetto all’anno precedente. La nascita del vitigno risale al 1869, quando il barone Antonio Mendola incrociò il catarratto con il moscato d’Alessandria, per ottenere un’uva più aromatica destinata alla produzione del Marsala. In seguito, il vitigno ha rivelato eccellenti qualità enologiche anche per la produzione di vini fermi, profumati, freschi e dagli aromi intensi. Sul profilo del vino influiscono molto i terreni, l’altitudine, il microclima e le scelte di vinificazione. Un lavoro in cantina in riduzione, evitando ogni contatto del mosto con l’ossigeno, consente di preservare ed esaltare i tioli, responsabili delle note di bosso, ginestra, pompelmo, litchi, frutto della passione, mango e papaya.
Il vino nasce nel suggestivo scenario naturale di Mozia, sull’estrema punta occidentale della Sicilia. La vigna coltivata sull’isola di proprietà della Fondazione Whitaker, in prossimità delle saline affonda le radici in terreni sabbiosi ricchi di calcare. È un Grillo dal carattere marino, che regala profumi di erbe aromatiche, scorza di lime, agrumi, sfumature di zagara e cenni iodati. In bocca è sapido e raffinato, con delicate note di frutta a polpa bianca e una chiusura di grande freschezza.
Le vigne di grillo sono coltivate su terreni d’antica origine marina, ricchi di depositi calcarei, che si trovano nel primo entroterra della costa a sud di Trapani. Profuma di zagara, di agrumi fragranti, di pompelmo, di frutta a polpa bianca, zenzero e anice stellato. In bocca è limpido ed elegante, con un frutto maturo, morbide note tropicali di frutto della passione, un finale sapido e piacevolmente fresco.
Il grillo di Gorghi Tondi vede la luce a pochi passi del mare, nella zona incontaminata limitrofa alla Riserva Naturale del WWF del Lago di Preola, nei pressi di Mazara del Vallo. Il bouquet seduce con note d’agrumi, pompelmo, cenni di erbe della macchia mediterranea e frutta a polpa bianca. Al palato regala un sorso armonioso, con aromi di melone bianco, pesca, ananas, frutto della passione, ben bilanciati da una chiusura fresca e connotata da una piacevole scia sapida.
Le uve provengono da vigne coltivate in una zona di media collina dell’entroterra agrigentino, su terreni limosi e sabbiosi. È un Grillo che conquista l’olfatto con esuberanti fragranze agrumate e intense note di frutta tropicale. Gli aromi di frutto della passione, litchi, ananas e mango dominano il sorso, connotato da frutto ricco e suadente, che anticipa un finale piacevolmente fresco e sapido.
La tenuta si trova tra Canicattì e Caltanissetta, in una zona collinare a 500 metri d’altitudine, caratterizzata dalla presenza di terreni calcarei. All’olfatto presenta un carattere solare e mediterraneo, con piacevoli note di agrumi maturi, sfumature floreali, aromi di frutta a polpa bianca, sottili cenni di zenzero e spezie. Il sorso è armonioso e ricco, con un frutto espressivo e morbide note di frutta tropicale, che anticipano un finale d’equilibrata freschezza.
Tra i vitigni autoctoni a bacca bianca, il catarratto (detto anche lucido) rappresenta ancora oggi la varietà più coltivata, con un’estensione complessiva di 29.528 ettari. Il vitigno è presente soprattutto nella Sicilia occidentale, in particolare nelle province di Trapani, Palermo e Agrigento. La sua ampia diffusione si deve anche al fatto, che fino alla seconda metà del XIX secolo, era utilizzato per la realizzazione del Marsala. Solo all’inizio del ‘900 verrà sostituito dal Grillo, più produttivo e aromatico. Un altro vitigno storico della Sicilia è l’insolia, coltivata soprattutto nell’area occidentale, ma presente in tutto il territorio dell’isola. Oggi copre una superficie di 4.563 ettari, con un andamento di leggero calo negli ultimi anni. Il vitigno è coltivato con il nome di ansonica anche lungo la costa e nelle isole (Giglio, Elba, ecc) dell’arcipelago toscano. Molto probabilmente si tratta di una varietà introdotta in Sicilia dai primi colonizzatori ellenici, sono state, infatti, riscontrate alcune similitudini genetiche con le uve greche sideritis e rhoditis.
I vigneti d’insolia sono coltivati nell’agro trapanese, a pochi chilometri dalla costa, di fronte alle isole Egadi. Intenso e solare, è un vino che regala note di frutta matura, aromi di melone bianco, ananas, fragranze agrumate e sfumature di fiori bianchi. In bocca è armonioso, delicato e la piacevole dolcezza del frutto trova un perfetto equilibrio gustativo in un finale fresco e sapido.
Nasce nella Sicilia occidentale, in una zona collinare tra Mazara del Vallo e Trapani. Delicato ed elegante, esprime note d’agrumi, cenni floreali di zagara, aromi di fragranti di frutta a polpa bianca. Il sorso è equilibrato, con un frutto ricco ed espressivo, che accompagna verso un finale armonioso e di grande piacevolezza gustativa.
La tenuta si trova nel profondo entroterra di Licata, in un’area collinare caratterizzata dalla presenza di terre bianche ricche di calcare e scheletro. L’Insolia Carizza regala un bouquet ricco e fragrante, con note di agrumi, melone, pesca, ananas, mandorla fresca, sfumature di fiori di campo e ginestra. Morbido e ampio, ha un sorso appagante, che accompagna a un finale armonioso, fresco e di buona persistenza gustativa.
Le vigne di catarratto sono coltivate nella zona collinare della Valle Bèlice, su terreni di matrice calcareo-argillosa. All’olfatto conquista con raffinate note floreali di sambuco e zagara, accompagnate da cenni di scorza di lime, pompelmo e kiwi. Il sorso è sapido, limpido e verticale, con aromi di frutta a polpa bianca, che s’allungano verso una chiusura di vibrante freschezza.
Realizzato con uve di catarratto del biotipo extra-lucido, connotato da più alta acidità, è un vino che esprime profumi di scorza d’agrumi, sfumature di erbe aromatiche, fragranti note fruttate. Il sorso è intenso, con aromi di frutta a polpa bianca, attraversati da una vivace freschezza.
Il Nero d’Avola è sicuramente il vitigno a bacca rossa più importante della Sicilia. Se un tempo era intensamente coltivato soprattutto in provincia di Siracusa, oggi è presente in modo esteso in tutte le provincie siciliane e rappresenta il vitigno più coltivato nelle provincie di Agrigento e Caltanissetta costituendo la base di alcune delle più importanti denominazioni siciliane. La caratteristica principale è il buon equilibrio tra il contenuto zuccherino e quello acido, raggiunto ad alti livelli per entrambi i parametri. Ha pH piuttosto bassi e una netta prevalenza dell’acido tartarico sul malico.
I fratelli Calogero ed Eliana Mazzara hanno voluto intitolare a loro madre – Leonarda Tardi – il loro Nero d’Avola in purezza ottenuto da uve allevate a Salaparuta su terreni franco argillosi a circa 350 metri s.l.m. Di colore rubino classico ha profumi intensi di ciliegia, frutta rossa delicatamente speziati; è armonico e la beva è piacevolissima grazie anche alla freschezza. Ha un ritorno di frutta rosso in fin di bocca.
La storica azienda Rapitalà, frutto di una joint venture tra la famiglia dela Gatinais e il Gruppo Italiano Vini (GIV), coltiva le uve ad una altitudine di circa 300 metri s.l.m nell’agro di Camporeale (PA) in un’area caratterizzata dalla presenza di brezze marine che mitigano la forte insolazione. Alto Reale è caratterizzato dalla freschezza. Ha profumi di mora e di ciliegia con note di erbe aromatiche. In bocca è molto piacevole non solo per il fruttato o per la morbidezza ma per un piacevole sottofondo sapido che non ti aspetti.
La Tenuta San Giacomo è a Butera (CL) dove il Nero d’Avola viene coltivato sulle terre bianche (calcaree) situate a 400 metri d’altezza, a circa 10 km dal mare. Ha colore rubino e profumi, ricchi e intensi, in cui si avverte la mora e marasca matura; in bocca i tannini, morbidi e speziati, aumentano la sensazione di armonia. Lungamente persistente è succoso e la sensazione fruttata, gradevolissima.
Le vigne di nero d’Avola sono coltivate nella zona collinare di Campobello di Licata, a pochi chilometri dal litorale. Il clima mediterraneo e le pregiate terre bianche, composte da calcare e gessi, donano al vitigno un profilo di particolare eleganza. All’olfatto esprime note di erbe aromatiche e balsamiche, radice di liquirizia e una delicata speziatura, su un sottofondo di ribes nero e marasca. Il sorso è intenso e avvolgente, con tannini maturi, aromi di frutta a bacca scura e morbide spezie, che si distendono armoniosi verso un finale fresco e persistente, connotato da piacevoli note di eucalipto e liquirizia.
Il vino nasce nella tenuta di Menfi, con vigneti coltivati nella prima fascia collinare dell’entroterra, affacciata sulla costa del mar Mediterraneo. Il nero d’Avola cresce su terreni di matrice calcareo-sabbiosa a un’altitudine di circa 250-300 metri sul livello del mare. È un rosso intenso e strutturato, con profumi di ciliegia, mora selvatica, cenni di liquirizia ed erbe officinali. Caldo e complesso, ha una tessitura tannica elegante e ben integrata al corpo del vino, aromi ricchi, maturi, un finale armonioso e molto persistente.
a cura di Andrea Gabbrielli e Alessio Turazza
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