Espianti dei vigneti con fondi nazionali (o eventuali fondi Ocm residui) solo in caso necessario per risolvere le crisi dei territori vinicoli, più flessibilità sulle autorizzazioni per i nuovi impianti, mantenimento del supporto finanziario alle esportazioni, un più efficace monitoraggio strategico delle preferenze dei consumatori a livello globale, semplificazioni per le piccole imprese del vino, incentivi alle assicurazioni contro i rischi climatici. Sono alcune delle raccomandazioni rivolte alla Commissione europea contenute nel documento conclusivo dei lavori del Gruppo di alto livello per la politica vitivinicola, riunito a Bruxelles lunedì 16 dicembre. Le varie sigle sindacali e i rappresentanti dei Paesi membri dell’Europa a 27 hanno trovato la quadra, dopo quattro incontri, e chiuso in tempo l’elenco delle richieste all’esecutivo, che nel luglio 2024 aveva lanciato ufficialmente l’iniziativa per raccogliere i pareri della filiera, in vista della futura discussione sulla nuova Pac post 2027. Il mantra dei lavori sembra essere la flessibilità.
Il caso francese ha evidentemente fatto scuola: per risolvere le crisi di sovrapproduzione e di mercato, il controllo del potenziale produttivo passa anche per gli espianti con i fondi nazionali. Il tema aveva inizialmente visto nette differenze e spaccature tra industria e cooperative. Ora, il compromesso finale raggiunto in materia di gestione del potenziale produttivo, parte dalla considerazione che in alcune aree d’Europa la sovrapproduzione e il calo della domanda hanno messo in crisi interi distretti. Ecco perché il Gruppo di alto livello apre anche al regime di espianti definitivi per fronteggiare l’eccesso di offerta. In particolare, si suggerisce l’uso di fondi nazionali per fronteggiare le urgenze più immediate. Niente soldi europei nel breve periodo, dunque, ma c’è la possibilità per gli Stati membri di finanziare gli estirpi (modificando il regolamento Ocm vino) per specifiche esigenze a lungo termine. Infine, la possibilità di attingere a risorse non spese per poter, quindi, finanziare quelle di gestione delle crisi. Non si tratterebbe di estirpi a 360 gradi, ma lo schema degli espianti dovrà contenere criteri di adesione e priorità, per favorire ad esempio un’uscita dignitosa dei viticoltori più anziani, salvaguardare le aree di particolare interesse paesaggistico (come i terrazzamenti), quelle a rischio spopolamento (come chiesto per esempio dal Cevi) ma anche i vigneti storici. Il controllo delle produzioni potrà avvenire anche con una vendemmia verde più flessibile.
Valle Aosta – vigneti e viticoltura eroica
Agli Stati membri dell’Ue, secondo il Gruppo di alto livello, dovrebbe essere concessa la possibilità di abbassare a quota 0% l’attuale 1% di superfici per nuovi impianti stabilita dai regolamenti, comprese le regioni interessate da misure di estirpo o distillazione di crisi. La maggiore flessibilità riguarda la possibilità di evitare di impiantare in aree a rischio sovrapproduzione e di favorire quelle con maggiori opportunità di mercato. Sui reimpianti, è stata chiesta, nel breve periodo, l’estensione fino a 5 anni della validità delle autorizzazioni al reimpianto delle superfici interessate da espianti e, nel lungo periodo, l’estensione a 8 anni del periodo di validità delle autorizzazioni, con l’abolizione delle sanzioni amministrative alle imprese per il mancato utilizzo. Inoltre, per ridurre gli attuali stock di autorizzazioni valide, concesse prima del 2024, la richiesta è non sanzionare le imprese che vogliono rinunciare.
«La Commissione Ue prosegua un’ambiziosa strategia di esportazione dei vini europei, per ampliare l’accesso al mercato, eliminare le barriere commerciali e proteggere i prodotti vinicoli nei casi di dispute commerciali sleali», scrive il Gruppo di alto livello, accogliendo la direttiva in materia ma chiedendo di rafforzare il potere negoziale delle organizzazioni dei produttori e di rivedere l’elenco delle pratiche sleali. In materia di cooperazione, è stata accolta la richiesta delle cooperative vitivinicole, di chiedere di essere considerate come Pmi (Piccole e medie imprese) ai fini della Pac, a patto che tutti i membri abbiano questo status e la maggioranza siano viticoltori.
Emilia Romagna – alluvione maggio 2023 – vigneti danneggiati
Per affrontare la crisi climatica, in materia assicurativa, è stato chiesto di migliorare gli esistenti strumenti di gestione del rischio e di potenziare le possibilità offerte nella Pac a sostegno dei sistemi assicurativi e mutualistici contro i rischi produttivi, estendendo le coperture e migliorando l’accessibilità economica alle misure. In materia di bio, spazio ai biologici dealcolati, con la proposta di chiedere al Gruppo di esperti consulenti per le produzioni biologiche di valutare l’uso dei processi di dealcolazione per i prodotti parzialmente dealcolati a marchio bio (prassi oggi non consentita). Infine, la rivalutazione dell’uso del fosfonato di potassio contro la peronospora della vite coltivata con metodo biologico. Il Gruppo di alto livello ha chiesto più flessibilità nella gestione finanziaria dei piani nazionali per il settore vino all’interno di diversi esercizi finanziari, per facilitare l’uso di tutti i fondi a disposizione, soprattutto negli anni di crisi, grazie a un sostegno europeo più alto per determinati interventi che migliorino la sostenibilità della produzione vinicola.
Da un punto di vista strategico, il Gruppo di alto livello si è soffermato sul ruolo dell’Osservatorio europeo sul mercato del vino, che mette a disposizione informazioni su mercato, stock e prezzi. Le richieste alla Commissione Ue sono diverse. La prima è quella di potenziarne gli strumenti e il ruolo, la seconda riguarda la necessità di monitorare le tendenze e l’andamento dei consumi di vino «in un mondo in rapido cambiamento, sia nei mercati tradizionali, sia in quelli nuovi e ad alto potenziale per le esportazioni». All’interno dei Piani strategici sulla Pac, il Gruppo di alto livello auspica che la Commissione introduca la possibilità di interventi straordinari per il vino, in caso di perturbazioni del mercato.
Il Gruppo, nel documento finale, ha invitato la Commissione a far sì che nelle nuove norme sul vino si metta mano a tutti gli aspetti riguardanti le definizioni, le pratiche enologiche e le norme di imballaggio e packaging, in modo da rendere più semplice la commercializzazione dei nuovi prodotti vitivinicoli, come quelli dealcolati o parzialmente dealcolati, compresi i vini a basso tenore alcolico ma non dealcolati, «preservando l’integrità del settore e prevenendo danni di immagine alla buona reputazione dei vini europei». In materia di etichettatura, la richiesta è quella di completare l’armonizzazione delle regole sull’etichetta elettronica (e-label), facilitando la vita soprattutto alle Pmi.
In materia di promozione, il Gruppo di alto livello ha chiesto di aumentare la durata del sostegno alle misure, per favorire il consolidamento di mercati, ma anche di sperimentare un regime semplificato per i piccoli produttori che vogliono vendere all’estero i propri vini. «Le misure di promozione – si legge nel documento – devono tenere conto degli aspetti di salute pubblica e porre l’accento sulla moderazione e sugli sforzi di promozione per i vini no-low alcol, considerati una terreno da esplorare». Spazio anche all’enoturismo, con la raccomandazione alla Commissione di sfruttare totalmente le misure di sostegno, oltre a quelle del settore vinicolo, promuovendo azioni coordinate che coinvolgano organizzazioni professionali e Consorzi Dop e Igp. Infine, in materia di vendita a distanza di alcolici, la raccomandazione del Gruppo di alto livello alla Commissione Ue riguarda la necessità di accelerare nel trovare delle soluzioni per risolvere il nodo delle accise e semplificare così le vendite transfrontaliere di vino, tramite uno sportello unico per l’importazione, che sarebbe utile – manco a dirlo – soprattutto ai piccoli produttori.
«Il declino strutturale del consumo di vino – ha commentato il presidente del Ceev, Mauricio González-Gordon – rimane il collo di bottiglia dei nostri problemi e le politiche future devono concentrarsi sui mercati del vino e sulle aspettative dei consumatori. Sebbene i regolamenti dell’Ue non possano affrontare tutte le sfide, possiamo creare un contesto in cui il settore vino possa navigare con successo in questi tempi difficili». Gli industriali, in particolare, hanno salutato con favore la limitazione dell’uso degli espianti, l’accoglimento di alcune proposte come quelle sulla vendita a distanza, la flessibilità finanziaria, la considerazione per i prodotti no-low alcol. Il segretario generale, Ignacio Sànchez Recarte, ha invece evidenziato due punti critici: la definizione del quadro normativo sulle produzioni di vino sostenibile (non citata nel documento) e il riconoscimento delle cooperative come Pmi: «Dobbiamo garantire regole di gioco eque e, quindi, non sosterremo politiche che introducano differenze in base alla forma legale, come nel caso delle imprese rispetto alle cooperative».
Soddisfatta Unione italiana vini, soprattutto sul compromesso trovato in merito agli espianti: «Sul tema del contenimento produttivo, si valuta con favore l’impegno a non finanziare nel breve periodo con fondi europei campagne di estirpazione dei vigneti, che dovranno essere sostenute in prima istanza da fondi nazionali e, in seconda battuta, da fondi di crisi – è il commento dell’associazione presieduta da Lamberto Frescobaldi – A questo si aggiunge, maggiore flessibilità sull’utilizzo delle autorizzazioni al reimpianto, l’introduzione di criteri per escludere l’estirpo nelle zone “ad alto valore aggiunto” e l’attenzione alla riduzione delle rese, altro tema sollecitato da Uiv».
Riccardo Ricci Curbastro, presidente di Efow, la federazione europea delle denominazioni d’origine, ha parlato di raccomandazioni da parte del Gruppo di alto livello che «hanno tracciato la giusta rotta per il futuro». In particolare, piace l’introduzione di nuove misure per rafforzare il regime di autorizzazioni, l’ampia gamma di strumenti a disposizione del settore per affrontare le sfide economiche e adattamento climatico. «Sosteniamo la necessità di una maggiore promozione della cultura del vino, dei terroir e delle Ig – ha sottolineato Ricci Curbastro – e del consumo moderato di vino. Tuttavia, Efow si rammarica che il Gruppo di alto livello chieda la promozione di vini analcolici, in particolare perché tale segmento di mercato non riguarda i vini Ig». Ora gli occhi sono puntati al processo di revisione della Pac per adottare rapidamente queste raccomandazioni. Un nuovo quadro giuridico dovrebbe consentire al vino – è questo l’obiettivo finale del Gruppo di alto livello – di guardare avanti con un bagaglio di misure a disposizione più ampio per superare la crisi.
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