Nei bar di Udine e Trieste ce la mettono davvero tutta a tenere alti i consumi nazionali di vino. Il grande protagonista, a colpi di bicchieri e briscole, è il bianco più noto in regione: il Friulano. Gli appassionati più incalliti, ma anche diversi produttori, utilizzano il vecchio nome, Tocai. Lo fa anche Luciano Ligabue nella canzone “Stanotte più che mai”, contenuta nel suo nuovo album “Dedicato a Noi”, uscito lo scorso 22 settembre.
“Lei torna in bagno si controlla il trucco/come se quello non bastasse mai/lui ha la gamba che gli balla troppo/e ordina un altro Tocai”.
Dal 2007 l’Unione Europea ha vietato la parola sulle etichette italiane, stabilendo che la denominazione è esclusiva per i vini ungheresi, con riferimento storico e geografico alla città di Tokaj. Di qui il cambio di nome, da Tocai a Friulano. Ligabue, si sa, è un noto appassionati di vino, tanto da nominare il suo secondo album “Lambrusco Coltelli Rose & Pop Corn”, con tanto di inno al vino emiliano che si porta dietro uno stile di vita sfrontato e leggero:
“Lambrusco & pop corn /e via sopravvivere / andata e ritorno classe tre /ma almeno è possibile /Vieni qua:/ c’è un bicchiere di vigna / e un vassoio di mais già scoppiato”
Era il 1991, tanti dischi fa. Sono davvero numerosi i riferimenti vinosi nei testi di Ligabue: Sono qui per l’amore (per le gabbie di carta/e la chiave scordata in cantina/per il giro del sangue/e per quello del vino); Luci d’America (serve vino e coraggio); Caro il Mio Francesco (le quattro del mattino/sarà anche che qui l’angoscia e un po’ di vino). Proprio su Francesco Guccini, Luciano ha raccontato un simpatico aneddoto ai tempi delle riprese del film Radiofreccia. “Una sera riuscii a portarlo a casa mia e lì presi tutti i migliori vini della mia cantinetta. Vedevo che lui beveva e io provavo a stargli dietro. Poi non ricordo come sia finita la serata perché mi misero a letto. Il giorno dopo sul set io ero ancora steso, mentre lui era fresco come una rosa. Allora gli chiesi se gli erano piaciuti i vini. E lui mi rispose che gli piacevano solo i rosé”.
Torniamo all’ultimo album in cui spicca “La metà della mela”, una delicata sponda con l’Amore Conta del 2005. C’è spazio anche per una dedica, francamente meno riuscita, a Roma. In “Una canzone senza tempo”, tra tassisti che maledicono le buche e presepi da Monte Mario, non manca un commento sul servizio: “Troppo brusco il cameriere/E glielo fai sapere/Non è quello di una volta/Ma dai non è così importante/ Che sia tutto uguale”. Da decenni parte della critica gli muove la stessa identica osservazione, ovvero quella di non essere più lo stesso di un tempo. No, nessuno è quello di una volta. Non lo è il Liga, e tantomeno il Gambero Rosso.
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