Un nuovo studio scientifico suggerisce che l’estinzione dei dinosauri, avvenuta circa 66 milioni di anni fa, abbia creato le condizioni ideali per la diffusione e la prosperità dell’uva. La scoperta, basata su semi fossili rinvenuti in Sud America, offre una nuova prospettiva su come gli eventi di estinzione di massa possono influenzare l’evoluzione e la distribuzione delle piante. Lo studio sottolinea anche la rarità della conservazione dei tessuti molli nei fossili, poiché frutti come l’uva di solito si decompongono rapidamente. Pertanto, gli scienziati spesso si affidano ai semi – che hanno maggiori probabilità di fossilizzarsi – per comprendere i frutti come erano milioni di anni fa.
Nel 2022, durante un lavoro sul campo nelle Ande colombiane, alcuni ricercatori, guidati da Fabiany Herrera, il curatore di paleobotanica del Field Museum di Chicago (e autore principale dello studio), hanno analizzato semi fossili d’uva risalenti a un periodo compreso tra 60 e 19 milioni di anni fa, scoperti tra Colombia, Panama e Perù. Tra questi, uno dei semi rappresenta il primo esempio conosciuto di pianta della famiglia dell’uva nell’emisfero occidentale. L’analisi suggerisce che l’estinzione dei dinosauri abbia avuto un impatto significativo sulla struttura delle foreste, favorendo la crescita di alberi più alti e densi. Questo nuovo ambiente ha creato un habitat ideale per le viti, che potevano arrampicarsi sugli alberi e prosperare. «Pensiamo sempre agli animali, ai dinosauri, come a quelli maggiormente colpiti dall’estinzione di massa», afferma Herrera, «tuttavia, questo evento ha avuto un impatto profondo anche sulle piante, modificando la composizione delle foreste e favorendo la proliferazione di specie come l’uva».
Mónica Carvalho, co-autrice e assistente curatrice presso il Museo di Paleontologia dell’Università del Michigan, suggerisce che i grandi animali come i dinosauri sono noti per modificare i loro ecosistemi. Crede che, se i grandi dinosauri fossero presenti nella foresta, probabilmente abbatterebbero gli alberi, portando a una struttura forestale più aperta di quella che esiste oggi. «I reperti fossili ci dicono che la vite è un ordine molto resiliente, una specie che ha subito molte estinzioni nella regione dell’America centrale e meridionale, ma che è anche riuscita ad adattarsi e sopravvivere in altre parti del mondo», afferma Herrera. I ricercatori inoltre, sottolineano l’importanza di questa conoscenza nel contesto dell’attuale crisi di biodiversità, evidenziando come la scomparsa di alcune specie possa avere conseguenze inaspettate e di vasta portata sugli ecosistemi. Lo studio, pubblicato sulla rivista Nature Plants, offre un affascinante esempio di come eventi geologici e biologici possano intrecciarsi e influenzare l’evoluzione della vita sulla Terra.
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