Botta e risposta tra Unione italiana vini e Francesco Lollobrigida sullo spinoso tema dei vini dealcolati. Al sindacato degli industriali non è andata giù l’affermazione del ministro dell’Agricoltura, raccolta dal Gambero Rosso. «Mi batterò fino alla fine per far sì che questo tipo di bevanda non possa essere chiamata vino», ha detto il Ministro. «Un Regolamento comunitario – sottolinea invece Uiv – sancisce dal 2021 l’obbligo di chiamare questo prodotto vino dealcolizzato o parzialmente dealcolizzato. Le imprese italiane chiedono perciò di poter operare alle stesse condizioni dei competitor europei, applicando la parola vino ai dealcolati».
Ma resta un altro giallo: chi dovrà fare il decreto italiano che permette la dealcolizzazione? Il Ministero dell’Agricoltura o quello dell’Economia? È dal Mef, infatti, che nelle scorse settimane è uscito una bozza di testo (incluso nel decreto accise) che, ha escluso il Masaf, e coinvolto l’Agenzia delle Dogane (con tanto di accise per il processo di dealcolizzazione). «Il ministero dell’Economia – a quanto risulta all’Uiv – ha ritirato le norme relative ai vini dealcolati recentemente inserite nella proposta di decreto. Ora, superato l’impasse, per Uiv è necessario che il ministero dell’Agricoltura approvi al più presto il decreto tenendo conto degli elementi principali già discussi con la filiera».
Nel confronto istituzionale, Unione italiana vini ha messo in evidenza alcuni punti critici e particolarmente importanti, riguardanti le norme che dovrebbero regolare i dealcolati. Tra queste c’è il processo di dealcolizzazione che dovrà avvenire in locali appositamente dedicati. Inoltre, il divieto della pratica di dealcolizzazione per i vini Dop/Igp. Poi, uno dei punti più dibattuti e all’attenzione dell’Uiv: «Occorre considerare la soluzione idroalcolica residua (acqua di rete, tra il 95% e il 99,9%) come rifiuto e quindi non sottoposta ad accise». L’organizzazione guidata da Lamberto Frescobaldi, in particolare, chiede che gli operatori non siano obbligati a seguire gli adempimenti previsti dalla normativa fiscale. Soprattutto per fare chiarezza su questo punto, l’Uiv confida che nelle prossime settimane il Masaf possa convocare le organizzazioni per presentare la nuova proposta di decreto.
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