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Come cambia e riparte il mondo del vino a Oriente dopo il virus

Da una parte la Cina, primo Paese proiettato verso la ripresa (anche dei consumi), dall'altro la Nuova Zelanda che ha iniziato la vendemmia in pieno lockdown. È il momento di nuovi modelli, nuovi canali e nuove misure: in che modo tutto questo si ripercuoterà sul costo dei vini?

  • 15 Aprile, 2020

Niente sarà come prima. Non solo in Italia, ma anche nel resto del mondo. E il vino non fa eccezione: tanti i cambiamenti in corso, dalla coltivazione della vite al consumo, dall’esportazione alla distribuzione.

I protocolli di lavorazione ma anche di vendemmia, per esempio, presentano costi molto maggiori causati dal mantenimento della distanza sociale tra lavoratori, dalla necessità della continua igienizzazione delle attrezzature e del controllo sanitario della manodopera. In che modo questo si ripercuoterà sul costo dei vini?

In contemporanea, cresce l’interesse verso l’e-commerce, mentre i consumi a poco a poco tornano a crescere.

Per approfondire abbiamo interpellato importatori, produttori, distributori di vari Paesi del mondo ai quali abbiamo chiesto di raccontarci la realtà che stanno vivendo. Iniziamo da un giro virtuale in Oriente (sul prossimo numero, ci focalizzeremo sul mercato occidentale): dalla Cina – passando per la sua porta d’accesso: Hong Kong – fino a Singapore e con una deviazione in Nuova Zelanda, dove siamo in piena vendemmia.

Cina: la crisi selezionerà la struttura distributiva

“Il Governo cinese da fine gennaio 2020 ha reagito con misure stringenti per il contenimento del virus, bloccando l’intero Paese” ci racconta Alessio Fortunato, business consultant presso Asia Consultant “Ora l’economia è ripartita e da metà marzo esistono già misure a supporto delle aziende. Lo scorso 10 marzo il General Administration of Customs ha stabilito le linee di condotta a supporto delle aziende importatrici che sono state colpite dal blocco”. Tra le misure adottate, c’è anche quella che riguarda i prodotti importati che non sono stati dichiarati in tempo durante il periodo di fermo e che possono essere esenti dalle violazioni per il ritardo delle dichiarazioni. Le aziende, infatti, possono richiedere un’estensione di 3 mesi per il pagamento delle imposte.

“Complessivamente” continua Fortunato “il business del vino è ripartito e gradualmente sta ritornando alla normalità, anche se in minor volume di vendita e valore, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. La previsione è che i consumi di vino aumenteranno sempre di più nei prossimi mesi sino a fine d’anno”. Secondo International Wine and Spirit Research la Cina, con fatturati superiori 21 miliardi di dollari Usa, è il più grande mercato mondiale per la vendita di bevande alcoliche online. “Tuttavia, non c’è stato un aumento esponenziale come in altri Paesi, delle vendite durante questo periodo. I target di consumatori che utilizzano questo canale è formato da persone che conoscevano già i brand e che, quindi, sono alla ricerca di un prodotto mirato. Altro fattore caratterizzante è la fascia di prezzo e in questo caso il consumatore non conosce i brand ma acquista solamente perché gli sembra un prezzo competitivo confrontandolo con i feedback di altri utenti”.

Per quanto riguarda le importazioni, ci sarà una selezione naturale: “Solo gli importatori con una strategia chiara, a medio-lungo termine, con un focus specifico rispetto ai cambiamenti repentini dei consumatori cinesi, riusciranno ad essere competitivi. Molti professionisti cinesi stanno imparando da questa esperienza che organizzarsi in maniera più solida e strutturata, è fondamentale per il mercato. Le aziende italiane dovranno guardare alla Cina con grande interesse, considerando che a livello globale è il primo mercato che ha ripreso la sua crescita e che sta avendo un grande aiuto dal Governo per ripristinare l’incremento dei consumi”.

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Hong Kong: l’hub cinese pronto a ripartire

Stesso discorso vale per la porta d’ingresso al mercato cinese: “È chiaro che le contromisure adottato dal Governo, insieme alle elevate abitudini civili e sanitarie dei cittadini, ha reso anche Hong Kong un esempio per il mondo, su come gestire e minimizzare le conseguenze del contagio senza bloccare le persone e chiudere tutte le attività commerciali”, spiega Raimondo Romani della casa d’aste Gelardini & Romani Wine Auction Ltd, secondo cui Hong Kong (dove ha sede la sua società) “sta mantenendo il suo ruolo di città leader mondiale per il consumo di vino di qualità. Dopo il Covid -19” continua “nulla sarà più lo stesso e ciò comporterà dei cambiamenti anche nelle aziende vinicole. A mio avviso, lo sviluppo delle vendite online è sempre stato sopravvalutato negli ultimi 20 anni e la situazione attuale è la prova che è un canale importante ma non supererà la vendita HtoH (da uomo a uomo). Quanto al futuro, l’industria vinicola sta già reagendo, ma è troppo presto per vedere chi sta scegliendo la strategia giusta: i cambiamenti costeranno molto e prima di ottenere di nuovo buoni profitti, ci vorrà del tempo”.

Paolo Ponghellini, general manager di vignetteduvin.com, sito che vende i più grandi vini del mondo (tra cui molti italiani), è molto netto: “Il business del vino è morto: va un po’ meglio per l’e-commerce, ma in generale i volumi sono diminuiti del 70%. Non credo, però, a grandi cambiamenti perché c’è ancora una netta separazione tra il vino commerciale e quello dei clienti privati. Hong Kong può reagire rapidamente (6 mesi, un anno), ma il nostro problema maggiore saranno le tensioni sociali dopo la fine del virus”. Keti Mazzi, è brand manager Middle East Asia Pacific di Tasca d’Almerita. “La popolazione di HK era già abituata a fenomeni del genere (vedi epidemia Sars; ndr), quindi non ha sottovaluto la situazione è sin dall’inizio si è blindata in casa”  ci spiega “Le vendite di vino stanno soffrendo ovunque, nonostante la ripresa di fine febbraio, prima dell’ulteriore fermo dopo i rientri dall’Europa nel mese di marzo. Hotel, pub e bar sono chiusi, mentre i ristoranti, seppur con delle limitazioni, provano a continuare ad avere un decente turn over. Si può dire” continua “che il line selling and private deliveries hanno aiutato a non far dimenticare il vino. L’online è esploso perché non c’è la possibilità di vivere la città come prima, ma i cittadini di Hong Kong non sono molto avvezzi a cucinare in casa: amano passare tempo fuori a provare cucine e ristoranti differenti. Credo, quindi, che se per giugno non ci saranno ricadute, Hong Kong sarà una città ricca di voglia di vivere ed entusiasta di tornare ad avere la propria vita sociale”.

Singapore, al via la quarantena

Diversa e di qualche settimana indietro appare la situazione a Singapore. Questa città-stato rappresenta, per i vini e spumanti italiani, il quinto mercato asiatico in valore, dopo Giappone, Cina, Hong Kong e Corea del Sud. In particolare, nell’ultimo decennio, ci sono stati importanti incrementi sia in volume che valore. Clinton Ang, owner e managing director Corner Stone Wines, racconta che a Singapore “dalla scorsa settimana è stata dichiarata la quarantena per 14 giorni. Ora tutti i bar e in generale tutti i luoghi di intrattenimento, sono chiusi. Il business del vino è, quindi, in perdita dal 50 al 70%; la nostra attività in calo del 50% in febbraio e marzo, e prevediamo di peggiorare in aprile”. Anche in questo caso, il ruolo dell’e-commerce appare inevitabile. “In futuro ci sarà sicuramente uno spostamento verso le vendite online, ma confidiamo in una ripresa rapida, pur consapevoli che ci vorranno ancora mesi”.

La testimonianza dalla Cina. Il difficile lavoro in campagne e in cantina dopo il Covid-19

Nello Shandong abbiamo potuto riprendere il lavoro in azienda lo scorso 10 febbraio, giusto in tempo per finire la potatura iniziata a inizio gennaio. Abbiamo subìto una riduzione del personale – molti non sono potuti rientrare dai villaggi ancora in quarantena – e abbiamo iniziato qualche imbottigliamento già programmato e per il quale avevamo disponibile il materiale necessario. Infatti, molti fornitori (di bottiglie, tappi, etichette, packaging in generale) hanno ripreso l’attività solo successivamente è ciò ha comportato dei ritardi.

Attualmente stiamo lavorando seguendo un attento e giornaliero protocollo di controllo di tutto il personale (obbligo di mascherina, disinfezione mani all’entrata/uscita, controllo e registrazione della temperatura corporea… ecc) e disinfestazione di tutta l’azienda con l’obbligo di comunicazione dei dati giornalieri agli organi di controllo e sicurezza locali. Una ripresa rallentata e controllata, insomma. Il blocco del Paese ha interessato uno dei momenti più importanti per il consumo di vino in Cina e di conseguenza alcuni distributori che nei mesi precedenti avevano riempito i magazzini, oggi si ritrovano uno stock considerevole da vendere.

A distanza di quasi due mesi dal riavvio, stiamo tornando solo ora ad avere contatti con i nostri distributori e a ricevere un cauto interesse: stiamo proponendo l’annata 2018 dei nostri rossi. Credo che solo quando la situazione sarà totalmente sotto controllo – ossia quando le persone potranno uscire, andare al ristorante, viaggiare, riprendere una vita sociale ‘normale’ e senza rischi – si potrà tornare pienamente attivi con le vendite e sarà un buon momento per il settore, perché la gente vorrà tornare a vivere sia in Cina sia nel resto del mondo.

Denise Cosentino, enologa Château Nine Peaks

Nuova Zelanda, lockdown e vendemmia

Ci spostiamo adesso in Nuova Zelanda, sotto la guida di Angelo Minelli, wine specialist di Wine Searcher in Auckland. “Dalle 23.59 di mercoledì 25 marzo” ci dice “la Nuova Zelanda è entrata in lockdown, il più grande sconvolgimento sociale che questo Paese ha vissuto in tempo di pace. Pur avendo pochi casi a livello nazionale, si è deciso di prevenire, chiudendo le frontiere e tutte le attività economiche non essenziali per un periodo di 4 settimane, estendibili se il livello di contagio non si ridurrà. Contemporaneamente è stato varato un tempestivo piano di sostegno diretto alle persone che hanno temporaneamente perso il loro lavoro”. Intanto, però, la vendemmia è in pieno svolgimento: “Si tratta di un’annata eccezionale, sotto tutti i profili, soprattutto della qualità” rivela Minelli “Ma i severi criteri igienici e il mantenimento della distanza tra i lavoratori, stanno creando un forte rallentamento delle operazioni con un incremento dei costi di produzione che si rifletterà sul prezzo finale del prodotto. Inoltre, l’utilizzo di ulteriori precauzioni come disinfettanti e dispositivi di protezione individuale, si stanno aggiungendo agli onerosi costi di produzione già descritti e alla chiusura dei punti vendita e dei punti di ristoro aziendali”. Come sta avvenendo in Italia, anche in NZ le vendite risultano azzerate in Horeca, mentre si assiste ad una crescita nei supermercati: “In particolare” prosegue Minelli “quelli che vendono vino hanno visto incrementare esponenzialmente le vendite”. Bene gli entry level (prezzo medio 12/15 Nzd), mentre i vini premium (sopra i 25 Nzd) hanno subìto un arresto. Per il mercato estero si stimano delle perdite tra il 30% il 40%. “Credo che la crisi abbia accelerato un cambiamento necessario nel mondo del vino” conclude “con la risorsa online che dovrebbe essere incentivata per rendere più fruibile il prodotto. Anche il mondo social può essere utile per promuovere e fidelizzare i consumatori, attraverso immagini, degustazioni, descrizioni di territori e racconti di storie. Bisogna cogliere l’opportunità per ‘reiventare’ delle modalità di vendita più performanti e flessibili. Certo la grande incognita oggi è sapere quanto durerà. Per ripartire quanto prima”.

10 linee guida per lo svolgimento della vendemmia in Nuova Zelanda

Tante, dettagliate e anche costose, sono le misure indicate dall’associazione New Zealand Winegrowers per la vendemmia in corso. E chissà che non diventino un vademecum anche per i prossimi mesi in Italia.

1 Il lavoro in vigna e in cantina sarà organizzato in modo da garantire che il personale non infranga le regole di distanziamento sociale

2 Importanza fondamentale dell’igiene personale

3 Ove possibile, il personale vivrà in un alloggio isolato. Dove ciò non è possibile, bisogna garantire percorsi sicuri per il raggiungimento di sistemazioni abitative separate, con i singoli diari giornalieri e conservando il dettaglio di ogni interazione esterna

4 I lavoratori di età superiore a 70 anni sono tenuti a rimanere a casa, così come i lavoratori con condizioni di salute a rischio o con familiari vulnerabili

5 Tutte le stoviglie e gli utensili alimentari saranno unici per quella persona

6 Gli asciugamani di lino saranno riciclati secondo le linee guida del Ministero della Salute in termini di temperatura e disinfezione

7 I tempi di inizio e di fine lavoro sono scaglionati per garantire che le squadre e i turni non si incontrano. Nessuna socializzazione o incontro da parte dei dipendenti in cambio turno. Quando si esce, spostarsi rapidamente fuori sede o nella propria area di alloggio separata.

8 Le pause di riposo sono scaglionate (per ridurre il numero di lavoratori in un unico posto) e i lavoratori sono incoraggiati ad andare fuori, osservando le regole di distanza

9 Ogni squadra indossa un giubbotto di colore o un altro identificatore visibile (rosso/verde/blu) in modo di renderlo immediatamente identificabili. Il manager deve evitare di avere contatti con più squadre

10 Le attrezzature e i macchinari (ad es. cassoni; recipienti; cabine di veicoli, volanti e maniglie delle porte) vengono regolarmente disinfettati utilizzando uno spray disinfettante, alcol denaturato, salviette antivirali o una soluzione di candeggina

a cura di Andrea Gabbrielli

 

Articolo uscito  sul numero di  Tre Bicchieri del 9 aprile

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