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Birra: un mercato in ripresa, ma pesano i rincari delle materie prime

Birra. Bene produzione ed export nel 2021, ma consumi ancora sotto il pre-crisi. Il Report di Assobirra: ripresa a rischio per rincari materie prime e utility

  • 25 Luglio, 2022

I rincari di materie prime e utility iniziati un anno fa, nell’estate 2021, rischiano di compromettere il trend di ripresa del settore birrario italiano. Produzione, consumi ed export sono vicini ai livelli pre-crisi ma sul settore pesano sia i costi industriali sia le accise, ridotte di 5 centesimi fino a dicembre 2022 grazie a un provvedimento nell’ultima Legge di bilancio, ma destinate a risalire dal 2023. Nel quadro che emerge, in sintesi, dal report di Assobirra è connotato da luci e ombre, come ha sottolineato il presidente Alfredo Pratolongo.

Cosa è Assobirra

Rappresenta la casa della birra italiana in Confindustria; nata nel 1907, ggi riunisce oltre 40 associati tra grandi, medi e piccoli birrifici, insieme con le 2 malterie, che complessivamente coprono più del 92% della produzione nazionale, rappresentano il 71% di birra immessa al consumo in Italia, con 144mila persone tra occupati diretti e indotto.

La birra in numeri

Nel 2021, la produzione di birra ha raggiunto i 17,6 milioni di ettolitri, superando i livelli raggiunti nel 2019 (17,3 mln/hl) e quelli del 2020 (15,8 mln/hl), anche grazie alle performance dell’export. I consumi, parallelamente, hanno toccato i 20,8 mln/hl e non hanno raggiunto i livelli pre-crisi, ma sono superiori al 2020 (18,9 mln/hl). L’export si è ripreso, con volumi pari a 3,8 mln/hl, superiori al 2019 (3,5 mln) e del 2020 (3,3 mln). Una conferma, secondo Assobirra, del gradimento della birra Made in Italy in Paesi a forte tradizione birraria, come il Regno Unito che riceve il 46,9% delle birre italiane esportate, gli Stati Uniti (8,6%) e l’Australia (6,4%). Nel report, emerge un trend calante per l’import di birra straniera rispetto al periodo pre-pandemico, con 7 mln/hl nel 2021 rispetto ai 7,4 mln del 2019.

Il comparto birra chiede l’intervento della politica

Nel pre-pandemia (anno 2019), il valore condiviso generato dalla birra in Italia era di 9,5 miliardi di euro l’anno (18% da ricondursi alla fase di produzione e 78% al canale della distribuzione di vendita e di consumo). “Parliamo” sottolinea Pratolongo “dello 0,53% del nostro Pil”. La filiera, nel 2019, dava lavoro a 108mila famiglie e contribuiva alle casse dello Stato per 4,5 miliardi di euro l’anno. Nel solo 2020, però, il settore ha perso 1,4 miliardi di euro di valore condiviso, che equivalgono a circa 15 mila posti di lavoro. A rischio c’è anche il rallentamento degli investimenti. Ad esempio, il comparto sta cercando di “aumentare la quota di orzo prodotto in Italia e portarlo dall’attuale 40% al 60% ma è un percorso che richiede tempo e che rischia di venire rallentato dalla situazione attuale”. Per Assobirra, per evitare ulteriori contraccolpi, è urgente un nuovo intervento della politica. Governo e Parlamento “devono proseguire il percorso di riduzione della pressione fiscale: permetterebbe di dare impulso e sviluppo a un settore dinamico, ad alto tasso di occupazione giovanile qualificata”.

Birra e sostenibilità

A supporto della categoria, Assobirra ha lanciato una nuova campagna di comunicazione basata sul messaggio “Birra, il gusto che sta bene con tutto” ed è impegnata sul fronte della transizione ecologica. “Tematiche fino a ieri per lo più affidate ad azioni di singoli, oggi necessitano di un approccio collegiale”, osserva Federico Sannella, vicepresidente di AssoBirra. Diversi gli ambiti di intervento: riduzione della Co2, razionalizzazione dei consumi idrici, ottimizzazione della riduzione degli scarti, packaging. Anche se su quest’ultimo punto pesano i rincari di materie prime ed energia. Ma si lavora anche su produzione agricola, logistica, distribuzione e rapporto coi fornitori. “Buone notizie arrivano dalla collaborazione con la filiera agricola: la produzione di materie prime italiane è in ottima salute” conclude Sannella “e si sta sviluppando un’importante filiera del luppolo”.

 

a cura di Gianluca Atzeni

 

La versione completa di questo articolo è stata pubblicata sul Settimanale Tre Bicchieri del 14 luglio 2022
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