Lo chef pluristellato Enrico Bartolini, lo scrittore-storyteller Federico Buffa, il Presidente del Coni Giovanni Malagò, il critico d’arte e politico Vittorio Sgarbi: il Consorzio ha schierato un prestigioso poker di testimonial per quella che potrebbe essere stata l’ultima edizione di Benvenuto Brunello, almeno per come conosciamo l’evento da quasi trent’anni. Voci non ancora confermate ufficialmente, ma circolate durante l’intera settimana delle Anteprime Toscane, quasi a testimoniare il ruolo ormai riconosciuto a Montalcino e ai suoi vini. Status “galattico” che fa sembrare fisiologica l’esigenza di sviluppare iniziative tarate su misura, anche a costo di allentare il legame con gli altri territori vinicoli di riferimento della regione. Vedremo se prevarranno più i pro o i contro, di fronte ad un’eventuale scelta di questo tipo.
La rassegna propone come di consueto un duplice focus. Da una parte le prime indicazioni sull’ultima vendemmia; in questo caso la 2019, a cui è stata attribuita la massima valutazione (5 stelle su 5) dalla Commissione formata da enologi, tecnici e giornalisti. Dall’altra riflettori puntati sui millesimi pronti per la commercializzazione, ovvero 2015 per i Brunello “annata” e 2014 per la tipologia Riserva, senza dimenticare la 2018 come vendemmia di riferimento per i Rosso di Montalcino.
I nostri assaggi si sono concentrati soprattutto sui Brunello 2015, plasmati da un andamento stagionale sicuramente favorevole sul piano climatico e agronomico. Dopo i mesi invernali e primaverili caratterizzati da temperature sostanzialmente nella media e da piogge contenute, la torrida finestra estiva ha fatto da spartiacque. Rispetto ad altre annate afose del nuovo millennio, tuttavia, i picchi di calura sono risultati meno estremi e le tempestive piogge di fine luglio hanno contribuito a limitare i fenomeni di stress per le piante, unitamente alle significative escursioni termiche registrate tra agosto e settembre. E poi le ultime fasi di maturazione del sangiovese montalcinese, agevolate dal meteo asciutto e ventilato che ha accompagnato anche la raccolta, completata nei primi giorni di ottobre (leggermente in anticipo rispetto ai tempi canonici).
Valutata a 5 stelle dalla Commissione del Consorzio e accolta con entusiasmo dagli operatori internazionali, la 2015 non delude le aspettative alla luce della prima ricognizione di gruppo. Sono Brunello certamente generosi e avvolgenti, che raccontano fedelmente il caldo millesimo da cui si originano, conservando comunque una pregevole misura.
Raramente cupi o surmaturi sul piano aromatico, giocano principalmente su registri speziati (ricorrenti le sensazioni di curcuma e cumino), accompagnati nelle migliori interpretazioni da carnose nuance di frutta estiva con vigorosi tocchi balsamici e silvestri.
Un’espressività dolcemente solare che si lega a profili gustativi più larghi che dritti, ma non per questo seduti o mancanti di adeguato supporto acido e sapido. Qua e là si avverte qualche scodata alcolica, ma in generale prevale una bella armonia di insieme, anche per effetto di tannini a grana matura, solo saltuariamente asciutti o isolati nella progressione del sorso.
Naturalmente per un report esaustivo sulla 2015 dovremmo entrare nel dettaglio delle tante variabili territoriali e stilistiche che disegnano il comprensorio di Montalcino. Possiamo comunque sottolinearne in conclusione almeno due punti di forza, che sembrano emergere a prescindere da settori, versanti, sottozone, cru e parcelle.
In primis la qualità media, tra le più omogenee ed elevate mai riscontrate in occasione delle anteprime toscane. E allo stesso tempo la brillante disponibilità dell’annata, che sembra davvero destinata a essere apprezzata da un pubblico assai variegato. Sono Brunello già pienamente approcciabili, ma non per questo da stappare in tutta fretta o da evitare per quegli appassionati collezionisti che puntino su ingenti approvvigionamenti da custodire nelle proprie cantine. È presumibile infatti che le migliori versioni potranno arricchirsi ulteriormente di sfumature con la sosta in bottiglia, almeno nel medio periodo, proseguendo su questo binario di equilibrata piacevolezza con cui si presentano all’uscita. I limiti della vendemmia si manifestano semmai sulle “punte”: a fronte di tanti vini buoni e buonissimi, pochi al momento i fuoriclasse imperdibili. L’impressione è che dovremo aspettare la 2016 per questo bonus di complessità, stratificazione ed energia che sembra mancare anche ai migliori.
Molti gli assaggi che abbiamo fatto, tra questi ne abbiamo selezionati 10, non necessariamente i migliori, tanto meno diamo giudizi definitivi. Piuttosto vogliamo segnalare le 10 etichette che in qualche modo ci hanno particolarmente colpito. Agli assaggi della prossima edizione di Vini d’Italia il compito di confermare o smentire le impressioni, oltre che di allargare il campo di indagine.
Cru storico del settore nord di Montalcino, collocato a due passi dalla cantina, Vigna del Lago sembra proporsi come la punta di diamante della spettacolare batteria di Brunello single vineyard presentata dalla Bertani Domains con l’annata 2015. Sottobosco chiaro, humus, erbe officinali, si snoda fitto e saporoso, con perfetta fusione alcolica e tannica.
Con la 2015 esordiscono almeno tre nuovi vini prodotti sulla collina di Montosoli, autentico grand cru del settore settentrionale di Montalcino, ma è il grande classico di Altesino a prendersi la scena con una versione a dir poco autorevole. Al naso intensa carica di frutti rossi, chinotto e caramelle, con un tocco di brace ad anticipare l’impatto gustativo serio e compatto, più sciolto e disinvolto nello sviluppo.
Se è vero che tre indizi fanno una prova, il 2015 della famiglia Baricci sancisce la grande prova dei Brunello nel settore nord. Frutto rosso carnoso e solare, radici chiare, erbe balsamiche, bergamotto, un tocco roccioso affascinante: non potremmo immaginare naso più didascalico rispetto alla zona di provenienza e al millesimo. Il resto lo fa una bocca compatta e cremosa, che si espande più in larghezza che in profondità, conservando coesione e grazia tannica.
Continua a scalare posizioni nell’hit parade montalcinese, il Brunello firmato da Marcello Bucci a Collemattoni. La vendemmia torrida in teoria non aiuterebbe in una zona “mediterranea” come Sant’Angelo in Colle, ma l’impronta sudista di cassis, arancia candita e macchia viene qui messa al servizio di un sorso ampio e godurioso, sorprendente per misura alcolica e freschezza selvatica.
Anche in versione ’15 il Brunello de Le Chiuse di Sotto si conferma una lettura “aristocratica” della tipologia. Tutto giocato su chiare suggestioni floreali e fruttate, aggiunge pian piano complessità negli apporti di spezie orientali, balsami, arbusti marini. Il meglio arriva comunque da una bocca setosa e al contempo martellante, senza la minima zavorra alcolica.
Se anche a Montalcino sono ormai saltati gli steccati che separavano nettamente categorie come “tradizionale” e “moderno”, il merito è di vini come il Brunello ’15 targato Giodo. Dolcemente esuberante al naso senza rinunciare a contrasti austeri, si snoda tonico ed equilibrato grazie a tannini di classe superiore per trama e grazia estrattiva.
La selezione Madonna delle Grazie ’15 con tutta probabilità regalerà emozioni ai più pazienti, ma in questo momento accordiamo una preferenza di pancia al Brunello “annata”. Lotta ad armi pari per nitore floreale e balsamico, un carattere arioso e respirabile che si rafforza perfino nel sorso succoso, infiltrante, continuamente in spinta.
È il Brunello più introverso del lotto, ma ci scommettiamo a occhi chiusi. Non solo per il livello a cui ci ha abituato Le Chiuse in questi anni, ma perché con la sosta nel bicchiere emergono tutti i suoi tratti distintivi (bacche di bosco, erbe officinali, fiori secchi, terra umida) e la bocca libera a poco a poco la densità di sapore inizialmente mimetizzata nel ruvido scheletro verticale.
C’è sempre l’imbarazzo della scelta nell’appetitosa gamma di Brunello da singola zona curata da Riccardo Campinoti a Le Ragnaie. Come spesso accade, comunque, anche nella ’15 ci appassioniamo da subito al Vecchie Vigne: vaporoso e sfaccettato, ricco di sfumature silvestri, non esplode del tutto al palato per effetto di qualche frenata alcolica e tannica, ma la dotazione sapida è di quelle importanti.
Ennesima gemma plasmata dalle cantine Mastrojanni, probabilmente il marchio storico che meglio ha saputo gestire il passaggio tra la vecchia e nuova proprietà in questi anni a Montalcino. Gli affascinanti accenti balsamici e iodati si combinano con apporti di cumino e incenso nel sorso compatto, sassoso, duro, ma di splendida tessitura.
a cura di Paolo de Cristofaro
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