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L'osteria di successo nascosta dentro una cantina di Offida: piatti antichi delle Marche rurali

C'è un'osteria nascosta dentro uno showroom, a Offida, che per pranzo si riempie: è quella della cantina Ciù Ciù. Qui si mangiano pochi piatti che cambiano spesso e solo di cucina rurale delle Marche, difficilmente reperibile altrove

  • 23 Maggio, 2024

Siamo entrati per assaggiare qualche vino di Ciù Ciù, la cantina intorno alla quale i fratelli Massimiliano e Walter hanno costruito la costellazione Tenimenti Bartolomei, e siamo rimasti incantati: dalla suggestione che regala la visita del palazzo Mercolini Tinelli – soprattutto la cantina e le sue grotte – e dai piatti veraci che il cuoco, Stefano Brandi, propone in degustazione all’ora di pranzo. Piatti semplici, caserecci, tradizionali, ideali per assaggiare vini molto territoriali come quelli di Ciù Ciù.

Piazza del Popolo a Offida e l’enoteca Ciù Ciù in una foto di scena dalla miniserie Non voglio mica la luna (foto di Marco Biancucci)

Offida: sala piena all’ora di pranzo

Lo stupore, però, è stato anche quello di ritrovarsi in un locale – che a tutti gli effetti è uno showroom e sala di degustazione nella piazza di un paesino di appena 5.000 anime – circondati di commensali che all’ora di pranzo hanno colto l’occasione di mangiare un piatto o due e godersi l’assaggio di qualche vino ai tavoli di una enoteca nascosta nel retro del negozio. Cosa che – in un periodo di carenza di bevitori e soprattutto all’ora di pranzo – ci è sembrata davvero un gran successo per l’insegna di un piccolo – per quanto affascinante – paesino come Offida, famoso per il suo carnevale dionisiaco e per la preziosa arte del tombolo. Particolarità quest’ultima che offre spunto creativo per molte delle etichette aziendali, dal Pecorino Merlettaie Docg fino all’immagine del fuso che campeggia sul fondo nero del nuovo progetto Pecorino Metodo Classico, ultimo nato e ancora non nel circuito commerciale.

piatti di chef Stefano Brandi a Showroom Ciù Ciù di Offida

Crostino di peperoni, lasagna, tagliatelle al sugo della nonna, spezzatino di agnello con patate

Una cucina di stampo rurale

Parlavamo dei piatti: semplici e tradizionali. C’è la tagliatella con il sugo della nonna a base di pomodoro e muscoli di vitella; ci sono le mezze maniche al sugo di costine di maiale nostrano. Ma a volte, quando si è fortunati, si può anche incappare nel ragout marchigiano, ovvero quello superlativo con i durelli e le rigaglie di pollo; ma anche in sontuosi cannelloni o lasagne. Sono i piatti che in genere incontrano il Merlettaie Pecorino o la Passerina delle Marche Evoè. Anche se su alcuni ci può andar benissimo anche un bel rosso come l’Oppidum che è Montepulciano in purezza con un leggero apporto di legno. Per i secondi c’è invece un Rosso Piceno Superiore, Gotico (70% Montepulciano, 30% Sangiovese) che fa un anno in rovere e poi si affina in bottiglia per sei mesi. Oppure, a seconda del piatto (che può essere uno spezzatino di vitello con le patate o anche carne ai ferri), l’Esperanto, un Offida Rosso in cui al Montepulciano si affianca un 15% di Cabernet Sauvignon. Stefano Brandi, il cuoco dell’enoteca, cambia menu ogni settimana e si divide tra spezzatino e frecandò (un mix di verdure primaverili ed estive cotte lentamente al forno, molto tradizionale), sottopancia di maiale nostrano tagliato sottile, marinato e poi sulla graticola servito con cicoria ripassata, ma anche spezzatino di agnello con le patate. «Le persone che si fermano qui e i turisti vogliono i piatti tradizionali, le ricette che non si riescono a trovare facilmente altrove», sorride Stefano, chef cinquantenne che ha iniziato a lavorare ai fornelli quando aveva 16 anni e ha passato la vita nelle cucine dei grandi alberghi dalla Sardegna alla Liguria, dalla Spagna all’Inghilterra per fermarsi a Offida tre anni fa.
Per chi si ferma a pranzo, si può chiudere con biscotti secchi, in genere ciambelline caserecce al vino o all’anice, accompagnate da una Malvasia dolce spumantizzata in autoclave.

Taglieri e olive ascolane

In apertura del pranzo, o per accompagnare un tasting base di tre vini tra cui l’Altamarea – Passerina spumante – ci sono affettati (tra cui dominano salame e ciauscolo) e stuzzichini vari con pane e olio (un extravergine aziendale molto buono) e focaccia, frittate di patate e cipolla o crostini di peperoni arrostiti e le splendide uova in trippa, una frittata tagliata sottilmente e passata in un sugo di tre pomodori spellati e privati dei semi. Da non perdere, poi, sono le olive ascolane prodotte artigianalmente nel lavoratorio di una vicina macelleria offidana. Noi le abbiamo provate dopo aver assaggiato quelle di Paride Vagnoni (Ascolive) che sono molto golose e succulente, particolarmente d’impatto e di grande soddisfazione o goduriosità al palato: queste di Offida sono più austere, molto “asciutte” nel ripieno, ma anche molto croccanti e succose nell’oliva; insomma, una ascolana ripiena più “rustica” ma molto autentica e che – da un punto di vista diverso – regge bene il confronto con la sua simile fatta invece in Ascoli.

Dalle cantina si passa alla neviera nei sotterranei di palazzo Mercolini Tinelli

Palazzo Mercolini Tinelli: grotte e neviera da visitare

Lo showroom di Ciù Ciù – nome strano e curioso, che altro non è se non il soprannome della famiglia che i Bartolomei si portano appresso da generazioni: un modo di indicare e ricordare le persone, qui, molto più usato rispetto ai cognomi che spesso neppure si conoscono – non finisce a tavola. All’interno del Palazzo Mercolini-Tinelli, famiglia nobiliare del paese, si scende nelle cantine e fino alle grotte e poi, ancora più nella neviera. Un percorso suggestivo all’interno di un frammento di quel reticolo di cunicoli e grotte che collegano tutto il paese e che un tempo erano completamente comunicanti: una sorta di cittadina sotterranea utilissima in caso di fuga e che si spinge fino alla base della chiesa fortificata di Santa Maria della Rocca che domina il territorio dall’alto di un caratteristico sperone di tufo e che – fino a qualche anno fa – era più conosciuta dai turisti inglesi o olandesi che non dagli stessi marchigiani.

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