Quando entriamo alle Ninfe, in via Antamoro nella periferia romana sulla Bufalotta a due passi dal Gra, è straniante ascoltare le note del Giustino di Vivaldi e la voce di Cecilia Bartoli che canta “Vedrò con mio diletto”. Sembra di entrare nel film Fitzcarraldo di Herzog, quando Klaus Kinski ascolta Caruso dal grammofono in mezzo alla giungla. Sedersi al tavolo, poi, è straniante anche trovare un menu impaginato in stile anni Novanta. Ed è straniante vedersi consegnare, accanto al menu, una carta dei vini di pagine e pagine, un vero e proprio librone monumentale con centinaia e centinaia di etichette non solo italiane, proprio qui, nell’estrema periferia alle spalle di un anonimo conglomerato commerciale un po’ agée, negli spazi su strada di anonimi palazzoni residenziali. Quando viene al tavolo il titolare, l’atmosfera da Fitzcarraldo si rafforza: Massimo Daniele è anche lui un Klaus Kinski nella giungla urbana con la sua amata musica immortale. In alternativa, potremmo pensare a un moderno Don Chisciotte tra i condomini della Capitale. Il suo incedere e il suo aspetto ce lo ricordano un po’.
Massimo Daniele. In apertura, la calamarata preparata da sua moglie Evelina
La cosa più impressionante, però, appena apriamo la carta dei vini, è la sua profondità, la sua varietà e – a fronte di questo – la convenienza nei prezzi proposti. Nella scelta, prima pensiamo: “ma cosa mangeremo?” Subito però usciamo dal trip del pairing e ci spariamo – vada come vada poi la scelta del cibo – un bel Riesling Kabinet di Molitor del 2015. Prezzo, 23 euro. Gradazione: 9,5. Ottimo inizio. E soddisfacente. Così poi ordiniamo: pesce, carne e una versione rivista delle Pallotte cacio e ovo abruzzesi. A questo punto, però, abbiamo superato la preoccupazione (un po’ come hanno fatto per il pranzo del G7 abbinando astice e merluzzo con Tignanello e Brunello!). Così a seguire ci facciamo aprire un Gattinara di Travaglini del 2019 (in carta a una trentina di euro). Uno di noi lo degusta con una buona calamarata di mare (tra l’altro, la pasta secca era davvero cotta al dente, perfetta: e non è facile trovare chi usa pasta secca e soprattutto chi la cuoce alla perfezione!), un altro dei commensali ha in sorte di provarlo con l’agnello (meglio) e ancora, con le Pallotte.
Lasagnette di ceci con ragout di agnello all’abruzzese
Insomma, ci sembra di stare nel paradiso delle carte dei vini. Tanto che decidiamo di regalarci una bottiglia di Trebbiano di Emidio Pepe del 2013 a 46 euro. E pensare che avevamo trovato (ma l’annata era più recente) giusto un prezzo da 60 euro durante un pranzo a Verona. Sì, la acquistiamo e ce la portiamo a casa. Mentre decidiamo di tornare per farci fuori un Cervaro della Sala 2006 a 33 euro. La carta è davvero vasta, forse un po’ legata alla fine degli anni ’90 nelle scelte. Specialmente su Friuli e Toscana… Comunque, un Vermentino Guado al Tasso del 2014 a 16 euro è davvero conveniente, se pensate che le annate più recenti stanno al pubblico (online) tra i 15 e i 20. E che – giusto per citare qualche vino che non è facilissimo da trovare, la Nosiola Fontanasanta in Anfora di Foradori (del 2017) sta in carta a 26 euro, mentre viene offerta online a 33. O il metodo classico 4478 Nobleeffervescenze 2003 sta in carta a 21 euro quando si trova (anzi, non si trova più: si trovava) a 22 euro online (ma del 2022).
Fagottini di pesce spada ripieni di burrata
Ce n’è di che divertirsi e anche di che incuriosirsi! E decidiamo da una parte che questa insegna di periferia verremo a provarla più e più volte, come fosse un piccolo luna park del vino. Dall’altra parte, però, decidiamo di rompere un po’ le scatole all’oste, Massimo Daniele, che sulle prime non è molto espansivo. Aspettiamo così che escano gli altri ospiti (una tavolata per un pranzo di lavoro e un paio di coppie di avventori) e ci mettiamo a fare domande. Beh, Massimo è un personaggio. Suo padre è stato referente Aibes per il Centro Italia e ha lavorato, tra gli altri, anche al ristorante del Majestic (le Ninfe viene proprio da lì, ora non esiste più) che allora era ancora forte sulla scia della Dolce Vita appena tramontata. Siamo nella seconda metà degli anni Settanta. Massimo, che ha insegnato per anni anche pianoforte, ha lavorato anche da Georges tra il 1976 e il 1979. Poi ha gestito la ristorazione del Tennis Club Parioli. Anni di espansione del vino, anni pionieristici. Poi, nel 2000, decide con la moglie Evelina di aprire un ristorante proprio, vicino casa che a quel punto era approdata a Bufalotta, periferia estrema: c’era davvero poca, pochissima roba in quegli anni. A pochi minuti di distanza da un’altra insegna che abbiamo ritrovato recentemente a Montesacro e che avrebbe aperto lì vicino pochi anni dopo: due ristoranti di frontiera.
Interpretazione al bicchiere del tradizionale Parrozzo abruzzese
Oggi, a 24 anni di distanza dall’apertura, Le Ninfe è un po’ appannato: una fastidiosa e rognosa malattia ha costretto Massimo a un po’ di riposo in anni già segnati dalla pandemia. però lui ed Evelina hanno tenuto botta. E ora, dopo qualche tempo di allontanamento, hanno ripreso in mano la carta dei vini aggiornando e rivedendo le centinaia di piccoli figlioli che affollano cantinette e frigo. Al momento, se a pranzo c’è abbastanza garanzia di trovare aperto, alla sera la saracinesca è sollevata solo se c’è qualche prenotazione. Quindi, se vi va di venire a giocare con la carta dei vini e a gustare qualcuno dei buoni piatti di Evelina, vi consigliamo di prenotare. Ne vale la pena.
Le Ninfe – Roma – via G. Antamoro, 65 – 348 688 0109 – @leninfeRoma
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