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Lo chef stellato Davide Puleio apre una trattoria di quartiere nella periferia di Roma

Torrevecchia, un quartiere in crescita, dove a breve apre una nuova trattoria (Isotta), firmata da Davide Puleio e Matteo D'Anzi

  • 15 Maggio, 2024

Ha appena compiuto due anni Pulejo, il suo primo ristorante (premiato sia dal Gambero Rosso sia dalla guida Michelin), Davide Puleio si appresta a bissare con un nuovo locale, completamente diverso. Si chiama Isotta trattoria di quartiere e dà seguito alla voglia di lanciarsi in una nuova avventura imprenditoriale dal sapore nostalgico. Il nome, infatti è quello della nonna del suo socio, Matteo D’Anzi – che gli operatori del settore conosceranno per la sua società di arredo e complementi per hotel e ristoranti – e si trova nel quadrante nord ovest di Roma, a Torrevecchia, dove la famiglia D’Anzi ha vissuto per anni, riunendosi intorno al tavolo nello stesso locale che accoglie questo nuovo progetto.

«È in una stradina tranquilla, un angolo di Paradiso che mette serenità» fa Puleio che racconta quella zona che si spinge verso Monte Mario, in cui trascorre placida la vita di un quartiere popolare e popolato, «un bel quartiere pieno di giovani, vicino com’è al Policlinico Gemelli e agli studenti universitari, che sta crescendo come qualche anno fa Centocelle», aggiunge lo chef, nella nuova veste di imprenditore.

Isotta trattoria di quartiere

Si parte con 4 persone in cucina e 2 in sala – «poi si spera in un divenire prosperoso» – più la moglie di D’Anzi e la signora Puleio, mamma di Davide, a dare una mano come accadeva nei locali a gestione familiare di un tempo; e a quelli si rifà Isotta trattoria di quartiere pur senza volerli scimmiottare con toni forzatamente vintage, ma riprendendone lo spirito senza calcare la mano, anche negli arredi. «C’è un richiamo alla trattoria ma con un design moderno – spiega D’Anzi – qualcosa che ne fa rivivere lo spirito secondo i criteri del design di oggi, un po’ nordico; per capirci: non ci sono vecchie sedie Milano, uguali a tutte le trattorie di ieri e di oggi». Marmette bordeaux al pavimento, muri industrial, tocchi porpora che strizzano l’occhio al tipico rosso capitolino, e poi cucina a vista e brace; 38 i coperti che raddoppiano nel grande cortile da cui si accede al ristorante, attraversando un cancello di ferro battuto e un arco verdeggiante di edera: le piante saranno un filo conduttore tra interno ed esterno.

Il concept è quello dei locali familiari dall’atmosfera vivace, un posto sbarazzino in cui sentirsi a casa, chiacchierare, mangiare, trascorrere un po’ di tempo spendendo il giusto. E tornare. L’obiettivo è diventare la trattoria di quartiere, ponendosi come punto di riferimento per chi vive questa zona della città, colmando un vuoto ma senza usare effetti speciali. «Non vogliamo sbalordire nessuno – conferma Puleio – facciamo quello che a noi piace: un posto in cui la gente stia bene, sia felice». Si sceglie tra tavolini normali, sgabelli alti, un tavolo sociale recuperato da un falegname, per dare a ognuno possibilità di scegliere come mangiare. Sul cosa, anche se è ancora presto per dare indicazioni precise, c’è comunque un’idea chiara: «Ci saranno piatti tipici della tradizione romana non stravolti ma fatti bene: trippa alla romana, coratella, carbonara, cacio e pepe, gricia, punta di petto di vitello alla fornara, ma anche agnello, coniglio, stinco o guancia, e ogni tanto giocheremo con qualcosa di inusuale, come arrosto di piccione o di faraona». Una carta contenuta, quattro opzioni ogni passaggio, qualche piatto da mettere al centro della tavola, molti classici capitolini (a cui probabilmente verrà dedicata una voce in menu), tanto vegetale anche grazie alla collaborazione con Erba Regina di Frascati per erbe aromatiche e spontanee, ramoracce, cicoria selvatica, germogli: «tanta ricerca della materia prima, con produttori locali sia in cantina che in cucina, e un approccio materico e puro alla cucina, puro come l’amore della nonna».

E poi l’uovo al pomodoro: «quello che mi faceva mia nonna, che lo cuoceva in una buona salsa tipo pizzaiola, con aglio soffritto veramente, un’alice, origano. Lo immagino preparato in forno in una cocotte coperta da pasta salata, un po’ come la zuppa di Robuchon». In cucina ci sarà un cuoco giovane, cresciuto con Puleio che qui molla la giacca bianca per indossare quella da imprenditore.

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