Esiste un nesso fra il carattere di uno chef e i suoi piatti? Noi crediamo di sì. Come crediamo, anche, che tutti i (veri) grandi chef siano sorridenti, e gentili: non verso le telecamere, bensì verso le persone che lavorano con loro, e con i clienti. Se troviamo il coraggio di farla finita con questo luogo comune dell’artista (sempre che quella dello chef possa essere considerata una categoria potenzialmente “artistica”) che, per essere artista davvero, deve anche essere maledetto, allora abbiamo sufficienti indizi per preconizzare un futuro radioso all’argentino Emiliano Decima, lo chef che ha riaperto il ristorante stellato che fu dei Costardi bros, al primo piano di Edit Torino.
Chef Emiliano Decima (secondo da sinistra) con la sua brigata a Edit Torino
Decima ha 41 anni, ma non ha un particolare curriculum culinario. È un problema? Per qualcuno lo sarà, ma la sensibilità non si apprende, piuttosto si affina: Emiliano, infatti, è cresciuto in posti in cui si fanno i numeri, il che significa imparare a fare in fretta le cose che altri impiegano tempo a preparare, chini sui piatti quasi stessero riparando un orologio rotto, se non addirittura operando un malato grave. Dopo una lunga esperienza da Brace Pura (dove Emiliano ha preso confidenza con il Josper), e poi un’altra da Combo Torino facendo prima il secondo di Alessandro Uccheddu, cresciuto a Magorabin sotto l’ala di Marcello Trentini, poi il resident chef, Emiliano è stato preso da Edit Torino che voleva riaprire il ristorante che fu dei Costardi bros, dove ancora campeggia l’insegna Michelin.
Non vogliamo fare un assist a una vecchia pubblicità che ritraeva (e ancora ritrae) il celebre sofficino dal sorriso di default, ma se quell’immagine ancora sopravvive un motivo pure ci sarà. Sono infatti molti gli chef che, venendo a trovarti al tavolo al termine del servizio, chiedono “ti sei divertito?”, e questo perché il piacere indotto dalla cucina dovrebbe farci rilassare, quindi sorridere. I piatti di Emiliano Decima rispettano pienamente questa regola di base: innanzitutto perché hanno dei cromatismi vivissimi che sanno tanto di Sudamerica, ma soprattutto perché avvolgono il palato con sapori ampi che sanno di gioia e di vita, e di pace. Ebbene si, anche di pace, per come sanno mettere insieme in modo armonico la cucina orientale (Giappone e Cina in testa) con quella italiana e (naturalmente) quella sudamericana, dal Messico al Brasile all’Argentina.
La proposta di Edit Restaurant & Cocktail bar (aperto dal giovedì al sabato, sempre di sera) è all’insegna dei vecchi assaggini, ora chiamati tapas. Le cose buone sono davvero tante, e col fatto che le porzioni sono piccole, non vi risulterà impossibile provarne un buon numero. Suggeriamo, tuttavia: l’uovo impanato alla milanese con fonduta di parmigiano; il riso al salto con burrata, gambero rosso crudo e lime (un lime che esalta e viene esaltato dalle materie prime d’intorno); gli yakitori, su cui svetta quello con entrecôte marinata con salsa chimichurri; i tacos (buonissimo quello con patata dolce caramellata, porro brasato e funghi shitake); i bao (ancora buonissimo quello con caviale di melanzana affumicata, miso e soya).
Esistono poi i piatti veri e propri, che però posso anche essere assaggiati in versione tapas: eccellente il panino pastrami con senape, miele e cetrioli, e ottima la ceviche di ricciola marinata al lime con zenzero, ricotta, coriandolo e platano fritto, come pure la più classica picanha. Ogni proposta è abbinata a cocktail assai originali (il vermouth tonic, il gin fizz al sambuco, lo spritz umami, il milk punch al kiwi, il negroni alla zucca) alcuni dei quali cambiano di settimana in settimana, mentre la chiusura è d’obbligo: mangiare i churros con crema al cioccolato e dulce de leche al bancone, osservando Emiliano scherzare con i suoi secondi, ci riporta al concetto di una “cucina del fanciullino” (parafrasando la poetica pascoliana) che sa più di allegria, che di fatica e (sana?) competizione.
Edit Restaurant & Cocktail Bar – Torino – piazza Teresa Noce, 15a – 011 – editbrewing.com – edit.brewing – editbrewing
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