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È il salotto buono di Milano, quello che guarda al Duomo con le sue guglie e ai turisti in cerca di selfie con la Madonnina. Non solo: la Galleria Vittorio Emanuele e le aree limitrofe custodiscono una collezione sempre più ricca di locali di grande qualità. Una cittadella diffusa del gusto, tra insegne storiche e nuove realtà ristorative. È qui che – 5 anni fa – Carlo Cracco ha spostato la sua sede, con il progetto faraonico che unisce caffetteria, bar, ristorazione e spazio eventi. Sempre qui – ancor prima – Niko Romito ha aperto la sede meneghina di Spazio. Nato come ristorante-scuola per gli allievi usciti dalla sua accademia, è cresciuto nel tempo fino ad assumere una fisionomia del tutto indipendente, merito anche del sistema a vasi comunicanti caratteristico dello chef abruzzese, e della presenza in squadra di Gaia Giordano, responsabile degli Spazio, a Milano e non solo. Ci sono poi Marchesi, il Camparino (sempre più meta degli appassionati del buon bere miscelato), le pizze di Renato Bosco e Gino Sorbillo.
Ad arricchire quella che si presenta sempre più come una cittadella diffusa del buon mangiare, ci pensano oggi Mario e Remo Capitaneo, che dal 20 dicembre aprono uno spazio tutto nuovo al secondo piano dell’edificio che fino a un paio di anni fa ospitava anche Felix Lo Basso. Foggiani di origine, trasferitisi in Lombardia da adolescenti, hanno alle spalle grandi esperienze. L’ultima in ordine di tempo, e più importante, è quella alla corte di Enrico Bartolini, asso pigliatutto della ristorazione dello Stivale, uno che colleziona ristoranti e premi a passo di carica, merito evidente di una squadra di grandi talenti che sa riunire intorno a sé. Come i Capitaneo brothers, appunto, che lo hanno accompagnato negli ultimi due lustri, al Devero prima e al Mudec poi. Da dove, nel 2020, in piena pandemia, sono usciti per seguire un progetto personale. Forti di esperienze alla corte dei grandi anche prima di Bartolini: Berton e Crippa per Remo, Cracco ai tempi di Peck per Mario.Al Mudec ha lavorato anche Marco Matta, giovane sommelier, passato poi a Verona da Giancarlo Perbellini, prima tornare all’ombra della Madonnina per rispondere alla chiamata dei due ex colleghi. È lui ad aver firmato una carta dei vini snella – circa 200 le etichette alla partenza – equamente distribuite tra Italia ed estero, senza scelte ideologiche.
Si chiama Verso il loro nuovo locale che declina, ai massimi livelli, l’idea della ristorazione come incontro tra cuoco e cliente nel segno di una proposta di grande dinamicità, dove lo spettacolo della cucina si svolge sotto gli occhi degli ospiti, eliminando – di fatto – quella quarta parete che cela l’attività dei cuochi all’opera. Dei posti – 28 in totale – tutti, o quasi, guardano alla cucina a vista (disegnata da Icaro Milano): ci sono 3 chef table, un grande tavolo conviviale da 10 posti, che si può anche dividere in 3, e una saletta per 8 coperti, frutto del lavoro di Andrea Langhi, architetto del gruppo Duomo 21, di cui Verso fa parte. A dettare la linea gastronomica, gli ingredienti, con un menu snello (che punta su soli tre piatti a passaggio, tra i 30 e i 45 euro, e un degustazione di 6 portate a 130 euro), una carta ridotta che promette di cambiare frequentemente – “anche ogni settimana” fanno sapere – in base alle esigenze e, soprattuto, agli arrivi dei prodotti. Sono i fornitori, qui, a dettare il passo: quelli con cui i Capitaneo hanno collaborato nel corso degli anni, a partire da Guido Botticelli per le verdure, o Michele Varvara, uno dei grandi nomi della macelleria nostrana, capace di fornire carni straordinarie, allevate come si deve, e selezionate con cura per offrire a ogni suo cliente (non mancano molti grandissimi chef, come Enrico Bartolini) un prodotto davvero su misura. Top secret per ora la carta delle pietanze, “sarà qualcosa di completamente nuovo che non abbia riferimenti con il passato” annunciano.
Verso – Milano – piazza Duomo, 21 – 02 89750929 – www.ristoranteverso.com
a cura di Antonella De Santis
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