Ha avuto inizio il rilascio controllato di acqua contenuta nelle cisterne dello stabilimento nucleare di Fukushima. Ma non comporterebbe rischi per l’ambiente o per la salute umana: lodice Alessandro Dodaro, direttore del Dipartimento Fusione e Tecnologie per la Sicurezza Nucleare dell’Enea, che condivide la posizione già espressa all’unanimità dalla comunità scientifica internazionale e le scelte fatte dall’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica. Il pensiero va immediatamente al pesce che in quelle acque vive e in particolare ai tonni che finiscono nelle scatolette di consumo quotidiano. La Cina è in allarme. Abbiamo chiesto a Valentina Tepedino, veterinaria specializzata in prodotti ittici e direttrice del periodico Eurofishmarket, di raccontarci da dove viene il tonno che si consuma in Italia e se ci sono o meno rischi diretti per i consumatori.
Attualmente l’Europa non è tra i mercati di riferimento per i prodotti ittici giapponesi le cui specie più esportate sono lo sgombro e i molluschi destinati ad altri paesi asiatici, in particolare alla Cina, alla Repubblica di Corea, ad Hong Kong e a Taiwan e gli Stati Uniti, soprattutto per quanto riguarda le esportazioni di filetti congelati di pesci (dati Eumofa 2021). Quando si parla di Giappone quasi immediatamente viene in mente il “tonno” o meglio il tonno rosso (Thunnus thynnus) la specie per loro più pregiata della famiglia sgombridae. Questa specie vive anche nel nostro mare e anche per noi italiani ed europei è considerata la specie di “tonno” di maggior valore. Attualmente il tonno rosso rientra tra i primi 10 principali prodotti ittici di allevamento in Europa per valore e per volumi grazie a tre paesi europei protagonisti: Croazia, Malta e Spagna rispettivamente per il 57% della produzione fornita da Malta, il 30% dalla Spagna con e il 13% dalla Croazia ( dati EUMOFA 2020).
Valentina Tepedino
Il fatto che il tonno rosso possa derivare da allevamento è poco conosciuto dagli acquirenti che tendono a considerare sotto la denominazione generica di “tonno” diverse specie della famiglia scombridae e anche ad immaginarlo solo ed esclusivamente di pesca. In etichetta invece, alla vendita sia all’ingrosso che al dettaglio, è possibile informarsi in modo corretto perché sia la denominazione obbligatoria che l’origine che il metodo di produzione devono essere indicati per legge in etichetta. Dunque è possibile leggere se si tratta di tonno a pinne gialle o di tonno rosso o di tonno obeso o Alalunga o altro così come è possibile verificare l’oceano o le acque di origine o se pescato o allevato. L’Italia commercializza pochissimo il proprio tonno rosso fresco a livello nazionale preferendo venderlo soprattutto vivo ai produttori maltesi o spagnoli che si occuperanno dunque di portarlo a taglia commerciale nei loro allevamenti. Parte di questo pregiatissimo tonno torna anche in Italia già lavorato in tranci e filoni e pronto all’uso soprattutto richiesto dall’alta ristorazione.
Per quanto riguarda l’UE, infatti, si consuma prevalentemente tonno d’importazione, e solo in misura minore tonno prodotto internamente, che consiste principalmente in tonni catturati dalle flotte spagnola e francese. Per tonno si intende sempre le specie della famiglia scombridae ed in particolare Tonno a pinne gialle e Tonno rosso.
Sashimi di tonno rosso servito in una lattina. Foto di Jonathan Forage. In apertura foto di Beth Macdonald/Unsplash
Per quanto riguarda il tonno in scatola ossia le conserve di “tonno” anche queste possono comprendere varie specie della famiglia scombridae. In questo caso per legge non è obbligatorio indicare né la specie specifica e neppure l’origine del pesce anche se la maggioranza dei produttori lo fa. Anche per il mercato delle conserve nel nostro Paese non è il tonno rosso il protagonista. In Italia consumiamo prevalentemente conserve della specie “tonno a pinne gialle”, la stessa che prevale anche in commercio sia fresca che congelata sia nelle nostre pescherie che nei nostri ristoranti. Quest’ultimo non è una specie che vive nel nostro Mar Mediterraneo e per quanto riguarda il mercato europeo delle conserve viene prevalentemente catturato e sbarcato dalle flotte spagnole e francesi in località nei pressi delle zone di pesca di Ecuador, Cina, El Salvador, Guatemala, Seychelles, Papua Nuova Guinea, Costa d’Avorio e Ghana, dove subisce processi di lavorazione e/o trasformazione per poi essere reimportato nell’UE sotto forma di prodotti preparati e conservati (Report EUMOFA 2022). L’Italia è il secondo produttore europeo di conserve di tonno dopo la Spagna: questo significa che si trasforma nel nostro Paese il tonno (in particolare tonno a pinne gialle) di importazione.
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