Cucina con i fiori, il festival organizzato ad Alassio e ideato dall’associazione Ristoranti della Tavolozza – Custodi del Territorio, si è svolto quest’anno per la quarta volta. Dal 31 marzo al 3 aprile, è stato un’occasione per fare ulteriore luce su un tema sempre più significativo: l’impiego in cucina dei fiori eduli, intesi non come elemento puramente decorativo e ornamentale ma come vero e proprio ingrediente. Un tema che può sembrare figlio del nostro tempo, del mondo colorato di Instagram e dell’impellente attualità di un’alimentazione più vegetale e sostenibile. Un tema a cui il fine dining riserva un’attenzione crescente dopo che chef pionieri hanno fatto da apripista – è il caso della celebre Insalata 21, 31, 41, 51… di Enrico Crippa, composta appunto da un numero variabile di fiori e foglie – ma che, in realtà, ha radici molto antiche.
L’insalata 21…31…41…51 Foto: Letizia Cigliutti
L’impiego dei fiori in preparazioni di vario tipo si perde nella notte dei tempi e un esempio molto romantico è custodito, di nuovo, in Liguria: a Genova, in particolare, dove l’arte della canditura sarebbe arrivata dall’Oriente a seguito della prima crociata e ha storicamente coinvolto frutti e fiori. Ma anche nel vicino Piemonte, perché a Borgo San Dalmazzo, in provincia di Cuneo, è legata la tradizione delle violette candite.
Nasturzio
I fiori, dunque, possono non solo rendere un piatto più bello, ma modificarne e arricchirne il sapore grazie alle loro proprietà organolettiche. Ci sono quelli che apportano una nota acidula come la begonia, il nasturzio che invece risulta speziato e piccante, il fiore di borragine che ricorda il cetriolo, i petali di rosa capaci di rendere più amabile e profumata qualsiasi ricetta (i fan del cuoco e scrittore Yotam Ottolenghi sanno bene quanto uno dei suoi ingredienti irrinunciabili sia l’harissa alla rosa, la tipica pasta di peperoncino maghrebina la cui piccantezza è appunto mitigata dalla freschezza del fiore). Insomma, un mondo affascinante e variopinto a cui però è fondamentale affacciarsi con i dovuti accorgimenti, a partire dal fatto che i fiori non devono essere stati trattati con pesticidi o altri agenti chimici. Possiamo raccoglierli noi stessi, nell’orto o tra le erbe spontanee, a patto di essere certi che siano commestibili e di aver riconosciuto la pianta. In alternativa, ci sono numerose aziende che vendono fiori eduli pronti all’uso, freschi oppure disidratati.
Ma come usarli? La prima immagine che fa capolino nella mente di molti, specialmente dei romani, è quella dei fiori di zucca fritti, precedentemente farciti con mozzarella e alici e tuffati nella pastella. E la frittura, in effetti, è una tecnica perfetta per portare in tavola numerosi fiori, dal glicine a quelli di sambuco (proprio delle frittelle di sambuco trovate la ricetta, firmata da Paolo D’Ercole di Eufrosino Osteria a Roma, in fondo all’articolo). Con la preparazione della pastella ci si può sbizzarrire, arricchendola magari con le spezie, realizzandola con la birra, con una parte di semola o con la farina di riso per una versione senza glutine. Chi ama dedicarsi alla panificazione, invece, non può perdere l’occasione di cimentarsi nel cosiddetto pane di maggio o pane “co’ sciuri”, con i fiori appunto, tipico di alcune aree di Calabria e Sicilia. I fiori in questione sono quelli di sambuco, che sempre sull’isola, in particolare nella zona degli Iblei, si usava inserire pure nella scaccia, una sorta di focaccia a base di pasta lievitata e ripiegata su se stessa prima di essere cotta in forno.
Ma gli impieghi dei fiori eduli, davvero, sono potenzialmente infiniti: possono essere usati nei biscotti, in un risotto come nella pasta fresca, nei gelati e nei geli siciliani (tra le tante versioni di questa ricetta, infatti, compare proprio il gelo al gelsomino) senza dimenticare sciroppi, liquori, composte e confetture. Infine, possono diventare l’elemento caratterizzante capace di rendere unico un altro ingrediente. Perché un conto è il classico sale da cucina, tutt’altro è un sale aromatizzato con i petali di rosa.
Ingredienti (per 4 persone)
Procedimento
Utilizzare fiori freschissimi, precedentemente smossi per eliminare l’eventuale polline e a cui sono già state tolte le foglie. Per preparare la pastella, aggiungere le farine alla birra ghiacciata e mescolare in modo grossolano con una frusta: non è necessario che il composto diventi completamente liscio. Lasciar riposare la pastella in frigorifero per un paio d’ore. Immergere i fiori nella pastella, sgocciolarli bene e tuffare il tutto nell’olio alla temperatura di 180°. Cuocere per tre minuti circa, finché non diventano croccanti. Tamponare le frittelle in modo da eliminare l’olio in eccesso, salarle oppure passarle nello zucchero semolato per una versione dolce.
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