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Non devi rinunciare a tutto. Ecco 7 falsi miti sull'intolleranza al lattosio

Il latte di capra non è privo di lattosio, la mozzarella di bufala ne ha molto poco e il calcio si trova in molti altri ingredienti

  • 27 Aprile, 2024
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Per gli amanti dei formaggi può essere una cattiva notizia, ma chi soffre di intolleranza al lattosio non deve rinunciare proprio a tutto, né andrà incontro a carenze alimentari. Questo zucchero complesso si nasconde in molti prodotti del supermercato, ed è circondato da diverse credenze sbagliate: ecco sette falsi miti sul lattosio.

I falsi miti sul lattosio

Carenza di calcio

Eliminando il latte non si va incontro a nessuna carenza. Il calcio si trova anche nelle crucifere, le verdure a foglia larga, il sesamo, le mandorle, la soia e i suoi derivati, il salmone.

coltello da gorgonzola

Divieto di mangiare formaggi

Sono diversi i formaggi naturalmente senza lattosio: questa caratteristica è dovuta al processo produttivo, come la stagionatura, che può ridurre di molto il contenuto di lattosio, fino ad arrivare a meno dello 0.01%. Il Ministero della Salute in Italia ha stabilito che l’indicazione «senza lattosio» può essere utilizzata solo per prodotti caseari con un residuo di lattosio inferiore a 0.1 grammo per 100 grammi. Qualche esempio sono l’Asiago Dop, il Gorgonzola, il Parmigiano Reggiano, il Pecorino Romano o l’Emmentaler.

Latte di capra

Il latte di capra non contiene lattosio

Si è diffusa nel tempo questa idea errata, ma il latte di capra contiene lattosio in una percentuale molto simile a quella del latte vaccino: si parla di 4.2/4.3 grammi di lattosio per 100 grammi di latte per quello di capra, 5 grammi per quello di mucca.

La mozzarella di bufala è senza lattosio

Di nuovo, le cose non stanno proprio così. È vero che la mozzarella di bufala campana Dop (attenzione, si parla solo di quella certificata) ha un contenuto di lattosio molto basso, ma non ne è del tutto priva. Stiamo attorno agli 0.4% su 100 grammi di prodotto finito (dati riportati dal Consorzio di tutela mozzarella di bufala campana Dop): per essere considerato lactose free, però, un alimento deve contenere meno dello 0.1% di lattosio. Magari può risultare meno pesante per gli intolleranti, ma per stare sicuri si può optare per le apposite alternative lactose free.

«Sono molto intollerante»

Per scoprire se si soffre o meno di intolleranza al lattosio bisogna eseguire il Breath Test, il test del respiro: vengono raccolti dei campioni di aria espirata dal paziente prima e dopo l’ingestione del lattosio, a intervalli regolari per una durata totale di quattro ore. Se la lattasi non è presente, nell’intestino partono dei processi di fermentazione e produzione di gas, rilevati attraverso il test. Questo esame, però, non dice quale sia il livello di intolleranza: a stabilirlo, in caso di problematiche più serie, saranno i medici a seconda della storia clinica del paziente.

I prodotti senza lattosio sono più «leggeri»

Non esiste alcun beneficio nell’assumere prodotti senza lattosio se non si è intollerante. Il latte delattosato – sottoposto a un processo di idrolisi che scompone il lattosio nei suoi zuccheri, glucosio e galattosio, in modo da renderlo più digeribile – è utile solo nel caso di assenza di lattasi, l’enzima che scinde naturalmente il lattosio e che nelle persone intolleranti è mancante.

cottage cheese, noto in italia come fiocchi di latte

Un’intolleranza passeggera

Questo è vero solo in parte: esistono dei casi in cui la lattasi si riduce in seguito a una malattia (una gastroenterite, per esempio, o altre malattie infiammatorie dell’intestino) o un intervento, per cui l’intolleranza diventa solo una condizione transitoria. Per tutti gli altri, invece, l’enzima non tornerà a sorpresa: con una dieta equilibrata, qualche aiutino (esistono in farmacia delle pillole di lattasi per facilitare la digestione) e un po’ di accortezze, però, si può convivere serenamente con l’intolleranza al lattosio.

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