Il caffè italiano nel mirino della geopolitica. Se i dazi promessi da Donald Trump dovessero estendersi anche al caffè, Illycaffè potrebbe essere costretta a rivedere il proprio assetto industriale, valutando lo spostamento di parte della produzione direttamente negli Stati Uniti. Uno scenario ancora ipotetico, ma tutt’altro che remoto. «Facciamo scouting, facciamo un lavoro di valutazione per capire se una parte di quanto vendiamo sul mercato Usa può essere prodotto lì, negli Stati Uniti», ha dichiarato l’amministratrice delegata Cristina Scocchia. «Speriamo non sia necessario», ha aggiunto, «ma siamo tutti con il fiato sospeso per capire se arriveranno dazi sul caffè».
A rendere più complesso il quadro è la tempistica tecnica di un eventuale trasferimento: «Per realizzare una linea di montaggio occorrono due anni», ha spiegato la CEO, sottolineando come «una reazione vera ai dazi dovrebbe passare per individuare qualche facility già esistente, pronta all’uso». Le incognite, però, non sono solo logistiche. «Gli Stati Uniti sono un Paese con bassa disoccupazione e alta occupazione – ha osservato Scocchia – e le recenti politiche migratorie di Trump sono restrittive. Sembra quindi difficile che molte aziende europee possano trasferirsi senza creare dinamiche inflattive sui salari sul posto».
Il mercato americano
Un mercato troppo importante per essere trascurato: rappresenta il 20% del fatturato di Illy, subito dopo l’Italia (30%), ed è il più grande al mondo per consumo di caffè. Una piazza strategica per un marchio che ha costruito la propria identità sull’alta qualità e sull’eccellenza made in Italy. «I consumatori americani adorano il made in Italy di qualità: c’è una grande affinità», ha affermato l’ad. E proprio mentre si valutano piani B in chiave industriale, Illycaffè chiude un 2024 da incorniciare: utile netto di 33 milioni di euro (+42%), Ebitda a 110 milioni (+19%), Ebit a 61 milioni (+50%) e ricavi consolidati a 630 milioni (+6%). Una crescita solida, che ha interessato tutti i principali mercati, con performance particolarmente brillanti negli Stati Uniti (+11%), trainati dalle vendite online (+18%), e nei canali Ho.Re.Ca. (+6%) e distribuzione moderna (+10%). «Il 2024 è stato il terzo anno consecutivo di forte crescita organica – ha sottolineato Scocchia – nonostante un contesto macroeconomico e geopolitico sfidante, unito al costante aumento dei prezzi della materia prima». Come segno di riconoscenza, l’azienda ha erogato un bonus straordinario da un milione di euro ai dipendenti.
Illy guarda ora al 2025 con la consapevolezza che sarà un anno più complicato. L’aumento del prezzo della materia prima preoccupa: «Nel 2024 è cresciuto di circa il 40% rispetto all’anno precedente, ora è ulteriormente raddoppiato», ha spiegato la CEO. Eppure, la strategia del gruppo resta orientata alla crescita. A Trieste, sede storica dell’azienda, è stato avviato un piano di investimenti da 120 milioni di euro per raddoppiare la capacità produttiva e logistica. La posizione finanziaria netta, migliorata del 10% e arrivata a 109 milioni di euro, riflette la capacità dell’azienda di autofinanziare i propri progetti grazie a una generazione di cassa robusta. Gli investimenti si concentrano su tre direttrici: aumento della capacità, innovazione sostenibile e trasformazione digitale.
Illy conferma così la sua leadership in Italia nel segmento super-premium e rafforza la presenza in Europa, dove Francia, Spagna e Regno Unito trainano la crescita. Ma resta da sciogliere un nodo cruciale: se i dazi dovessero colpire davvero il caffè, sarà possibile proteggere il made in Italy senza doverlo spostare altrove? Per ora, l’azienda osserva, analizza, si prepara.