Ha masticato amaro, se non durante il pasto quantomeno al momento del conto, l’avvocato penalista di Roma che, in attesa di un’udienza, ha offerto un brunch a una cliente, al Caffè Greco. Ottantasei euro, la cifra dovuta. «Certo, ho un po’ borbottato. Ma ho pagato. Anche per non fare brutta figura con la cliente» ha dichiarato il legale all’edizione capitolina del Corriere della Sera, non mancando di fare mea culpa. «Sarebbe bastato che prima guardassi il menù».
I conti sono presto fatti: 20 euro per una pizzetta con la mozzarella, altrettanti per un panino con la bresaola, 16 euro per un croissant salato, 7 euro per un caffè, 16 euro per un litro d’acqua. Più le altre spese. L’avvocato ha saputo tuttavia scherzarci su, affermando di volere mettere lo scontrino in una teca a perenne dimostrazione della sua generosità.
Meno filosoficamente l’ha presa il suo collega Carlo Pellegrini, legale rappresentante e marito di Flavia Iozzi, la proprietaria del Caffè Greco. La sua replica, affidata alle colonne de Il Giornale, definisce «puerile» la polemica montata dal penalista. «È assurdo paragonare il caffè preso allo spaccio del tribunale e l’acqua acquistata dalle macchinette automatiche con i prodotti che offriamo noi».
Già, perché, in estrema sintesi, al locale di via dei Condotti, a pochi passi da piazza di Spagna, «si paga per la Storia». Quella con la S maiuscola, dei Gabriele D’Annunzio, del drammaturgo russo Gogol, di Byron, Wagner, Leopardi, De Chirico e Goethe. Tutti accomunati dall’avere consumato un pasto sui tavolini di marmo del Caffè Greco. È proprio la mobilia antica, che necessita di periodica manutenzione, oltre ai canoni d’affitto assai elevati per un locale nel cuore pulsante di Roma, e i 40 dipendenti ingaggiati, tra le ragioni a motivo dei prezzi di un locale che, avendo aperto nel 1760, si colloca tra i più antichi d’Italia, insieme al Florian di Venezia e al Gambrinus di Napoli. «Non finisce qui, perché di sicuro quereleremo questo signore» la chiosa, piccata, di Pellegrini.
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