Una terra ricca di storia che non finisce mai di stupire per la qualità del suo oro verde e per la grande capacità dei suoi produttori di interpretare sia varietà autoctone che quelle delle regioni vicine. Il calo produttivo di quest’anno non ha impedito la produzione di oli emozionanti, quelli che hanno conquistato le Tre Foglie nella guida Oli d’Italia 2023 di Gambero Rosso.
La storia olivicola della Basilicata affonda le radici nell’età preromana e nella Magna Grecia. Le informazioni per questo viaggio nel passato le abbiamo grazie a ritrovamenti archeologici come quelli realizzati grazie agli scavi del professor Joseph Coleman Carter condotti a Pantanello di Metaponto in un arco di tempo molto lungo, che va dal 1974 al 2016. In questo caso il ritrovamento di foglie, noccioli e olive ha offerto più di uno spunto di riflessione sull’attività agricola in questa zona fornendo informazioni sul sistema adottato e la presenza di antiche fattorie.
I resti dell’antico frantoio lucano di epoca romana
A questa importante scoperta si è aggiunta quella della dott.ssa Erminia Lapadula che nel 2007 scoprì, a un paio di chilometri da Ferrandina lungo il torrente Vella, dei resti riferibili a un antico impianto oleario risalente al IV secolo a.C. Oggi i resti di questa eccezionale scoperta completata nel 2018, ovvero l’unico frantoio di epoca preromana ritrovato in tutta l’area della Magna Grecia, sono conservati al Museo di Metaponto e ci offrono un’interessante panoramica dell’importanza che ha assunto l’olivicoltura in questa zona già in tempi antichissimi. Altri ritrovamenti possono essere ammirati al Civico MAFE – Museo Archeologico di Ferrandina. A questo si aggiungono gli studi sull’origine della Majatica, varietà autoctona lucana e in particolare della zona di Ferrandina, che sono tutt’ora in corso.
Il comparto olivicolo è uno dei più attivi e competitivi del settore agricolo regionale, con una superficie olivetata che negli ultimi 30 anni è passata da 23mila ettari ai quasi 30milai per un totale di circa 5 milioni di olivi. In un contesto come questo, di sviluppo e di continua crescita, una battuta d’arresto l’ha causata l’ultima campagna olearia che ha penalizzato non poco la produzione regionale. Le basse temperature della scorsa primavera hanno reso difficoltosa la fioritura e a questo si è aggiunta la siccità che non ha permesso un’adeguata allegagione. Facendo i conti con i numeri c’è stato un calo del -40% rispetto allo scorso anno passando da circa 6mila tonnellate alle attuali 3.550.
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