Cinque grandi vini lucani ottengono il nostro massimo riconoscimento, ma forse la notizia più importante è che ben diciotto sono quelli che hanno avuto accesso alle nostre degustazioni finali. Questo testimonia lo stato di salute dell’enologia regionale, nonostante le difficoltà di un mercato italiano non certo brillante, e un mercato internazionale cui hanno accesso, finora, solo pochissime realtà regionali.
Cinque Aglianico del Vulture di grande livello, a conferma della centralità del terroir del Vulture nell’enografia regionale. I premiati sono la storica Paternoster, con un classicissimo Don Anselmo ’16, che precede un ottimo Synthesi ’17 che ha rischiato di rubargli la scena. Un caso analogo a quello della Cantine del Notaio, dove la spunta il fragrante Repertorio ’17 sul più ricco e concentrato La Firma ’14, e a quello della Terre degli Svevi dove è il Re Manfredi ’16 a imporsi sul più complesso ma evoluto Serpara ’15. Si conferma il Titolo ’17 di Elena Fucci con una versione sfavillante, e torna agli allori il Gricos ’17 di Grifalco della famiglia Piccin, che porta avanti orgogliosamente e con grande entusiasmo la mission del fondatore Fabrizio, purtroppo recentemente scomparso. Dietro questi nomi ci sono però tante aziende in corsa, nel Vulture come nel Materano, cui vogliamo dare la visibilità che meritano.
Il 2019 ha visto Matera capitale europea della cultura, e questo evento ha attirato milioni di presenze nella Città dei Sassi. Visitatori di tutto il mondo hanno avuto modo di assaggiare i vini di questa regione e le sue specialità gastronomiche, oltre che ammirare chiese, musei, monumenti e paesaggi naturali di cui la regione è ricchissima. Ci auguriamo che questa grande occasione sia il punto di partenza per una nuova Basilicata del vino, che riesca ad ottenere a livello internazionale la visibilità che merita grazie ai suoi straordinari prodotti.
L’arrivo in regione di investitori e di gruppi enologici importanti di altri territori, come Gruppo Italiano Vini, Feudi di San Gregorio, Fantini e Piccini è un segnale positivo, che sottolinea il valore di questi terroir e ci auguriamo contribuisca a portare i vini lucani su palcoscenici sempre più importanti. Ma che soprattutto sia di stimolo a tutte quelle realtà regionali che hanno le potenzialità per crescere in numeri e in qualità.
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