Hitch, che aveva iniziato la sua carriera nel 1925, cento anni fa, e realizzato oltre 50 lungometraggi e circa 300 telefilm per la televisione – fra cui quei cult usciti nella serie “Alfred Hitchcock presents”- era un raffinato appassionato di cucina e aveva sempre il tavolo prenotato nei migliori ristoranti del mondo. Ma quella che amava di più era la sua cucina e quella della moglie Alma. Cucinava personalmente per i suoi ospiti (e ogni invitato trovava il suo menu su carta sottile e pregiata ritagliata a forma di bara) e immancabilmente inseriva il cibo nei suoi film.

Carne o pesce? Ma niente uova, please!
La gran passione di Hitchcock era la carne, soprattutto il roast beef, poi arrosti, bistecche e costolette di agnello. Pesce sì ma solo sogliole di Dover, che si faceva spedire in aereo da Londra e cucinava alla griglia, mentre detestava le aragoste. Anche il bacon doveva essere inglese, of course, e adorava il paté de foie gras, che faceva arrivare direttamente da Chez Maxim a Parigi in aereo”, oltre allo champagne, al brandy, al sidro. In California aveva affittato apposta un magazzino per conservare le scorte che ordinava. Ingredienti, insieme alle immancabili patate, di cene-spettacolo per amici e collaboratori: fece allargare apposta la cucina (e gli costò quasi più dell’intera casa) per avere spazio e strutture conformi al suo talento di chef. Alida Valli che lavorò con lui nel film Il caso Paradine del 1947 con Gregory Peck, ricordava che Hitchcock “amava indossare un bianchissimo grembiule, per tagliare e sagomare la carne di manzo con cui preparava il suo roast beef, o per cucinare il suo famoso tacchino farcito con riso e spezie, per il Giorno del Ringraziamento. Coinvolgeva i suoi ignari ospiti in bizzarre invenzioni culinarie, alcune immangiabili, e noi diventavamo assaggiatori pazienti …”. Oltre alle aragoste aveva una vera avversione per le uova, fin da ragazzo, quando le scagliava contro le finestre della scuola dando la colpa agli uccelli. Uova che strapazzava anche nei film: in Caccia al ladro la madre di Grace Kelly spegne una sigaretta nel tuorlo d’uovo che ha nel piatto. E nello stesso film il fascinoso Cary Grant sfugge per un soffio al lancio di un uovo che finisce contro una vetrata.
Il cibo nei film
Possiamo dire che il cibo è un protagonista più o meno occulto dei suoi film? Ebbene sì. In Delitto perfetto del 1954 Hitchcock fa girare più volte la scena dell’ accoltellamento, per via delle luci : “le forbici che non brillano abbastanza sono come gli asparagi senza la salsa olandese: insipide!”. In uno dei suoi corti di culto, Come servire un agnello del 1958 (in originale Lamb to the Slaughter da un racconto di Roal Dahl) la moglie del capo della polizia, furibonda per la richiesta di divorzio, afferra dal congelatore una coscia di agnello, usandola come una clava per far fuori il marito, e poi candidamente la cucina al forno, servendola agli agenti venuti a cercare l’arma del delitto. In un altro corto La specialità della casa, del 1987, torna l’agnello, questa volta un pasticcio d’agnello squisito. E il protagonista è un perfido critico gastronomico ossessionato dalla ricetta che la chef non gli vuole rivelare: finale horror a sorpresa. Cibo che spesso si condisce di erotismo. In Notorious, del 1946, Cary Grant e Ingrid Bergman flirtano e commentano la cena a base di pollo, in un mix di erotismo e cibo e cercano l’uranio nascosto in una bottiglia di pregiato Pommard, in cantina.

In La finestra sul cortile una splendida Grace Kelly organizza una cena raffinata per James Stewart, fotoreporter immobilizzato con la gamba rotta. Arriva il cameriere dall’ esclusivo Club 21 di New York e la cena è servita: carne al sangue, pure l’ odiata aragosta, un calice di Montrachet. In Intrigo internazionale la bella e misteriosa Eve corteggia il pubblicitario Cary Grant al tavolo del ristorante del Chicago Express, consigliandogli la Truite Chicago Express, trota salmonata al forno con scalogno, patate, crème fraîche, vino bianco, prezzemolo e fleur de sel, altra passione hitchcockiana, perchè «non discuto d’amore a stomaco vuoto» Frenzy, film del 1972, è forse il più gastronomico dei film di Hitch dalla scena di apertura girata ai Mercati generali di Covent Garden (il padre del regista era proprietario di un negozio di frutta e verdura e di una pescheria, poi di un’attività all’ingrosso) alla cena a base di zuppa di pesce e quaglie all’uvetta preparata dalla moglie dell’ispettore capo Oxford, che seguiva un corso di cucina, per il marito cui non piace affatto. Il cibo nei suoi film si rivela spesso un elemento chiave. La cena marocchina di James Stewart e Doris Day si svoolge con quelli che saranno i rapitori del loro figlio in L’uomo che sapeva troppo.

Fino alla tavola preparata sopra la cassapanca dove c’è il cadavere dell’amico ucciso in Nodo alla Gola. E nel trailer di Gli uccelli (1963), in pratica un breve corto, Hitchcock, che amava sempre comparire nei suoi film, taglia un pollo con forchetta e coltello, e sguardo compassionevole per il volatile.
Il tartufo di Hitchcock
Una storia di food hitchcockiano che merita di essere ricordata è quella del viaggio in Piemonte del regista nel 1960. Prima tappa Torino, per il lancio del suo ultimo film, Psycho. A Torino visita Museo del Cinema, che all’epoca aveva sede a Palazzo Chiablese, con Maria Adriana Prolo, la fondatrice del museo, gira nel Quadrilatero non ancora di tendenza, e lo ritiene perfetto per girarci un film (“da ogni angolo può sbucare un assassino”), va a Mirafiori, per visitare con Valletta lo stabilimento Fiat e i cantieri di Italia 61, che si stava allestendo. Si narra sia rimasto affascinato dal quartiere Cit Turin e abbia fatto fermare l’auto davanti alla palazzina di via Piffetti 7, che richiama il Bates Motel di Psyco.
Dopo di che Hitch e la moglie Alma lasciano Torino e partono alla volta di Alba. Li ha invitati Giacomo Morra, il re del tartufo, che ha fatto del Tartufo Bianco d’Alba un volano per la promozione del territorio. Nel 1929 lo ha portato alla Fiera d’Alba, che pochi anni dopo, nel 1933, diventa Fiera del Tartufo. Quell’anno il Times dedica una pagina alla Fiera decretando la consacrazione internazionale di Alba e dei suoi tartufi. Il colpo di genio è donare ogni anno, in occasione della Fiera, il tartufo più grosso a personaggi famosi. Tartufi d’eccellenza vanno così a Marilyn Monroe, Winston Churchill, Rita Hayworth, papa Paolo VI, Gianni Agnelli, Sofia Loren, e rimane leggendario quello regalato nel 1951 al presidente degli Stati Uniti Harry Truman (2.520 grammi, valore 75.000 lire di allora). In genere vengono spediti ai destinatari, ma un regista gourmet come Hitchcock approfitta del viaggio a Torino per andarlo a ritirare di persona, soggiorna all’ Hotel Savona di Morra , si gode cibo e vini, si favoleggia persino del soggetto di un possibile thriller incentrato sui tartufi… a Hitch piaceva elogiare i posti dove andava come location di film che non si sarebbero mai girati. Però quel tartufo del ’60 rimane un evento, una tappa unica di una vita tutta spesa a cercar di realizzare il film perfetto, cucinare il piatto più buono, e mantenere la linea (obiettivo questo mai raggiunto: oscillò sempre fra i cento e centotrenta/centoquaranta chili, a volte oltre)

L’uomo ha bisogno di pasti abbondanti
Una passione per il cibo talmente smisurata che nella celebre intervista rilasciata al regista François Truffaut dichiarò che avrebbe voluto girare un film tutto incentrato sul cibo. “Voglio tentare di filmare una antologia del cibo. L’arrivo del cibo nella città. La distribuzione. L’acquisto. La vendita. La cucina. L’azione del mangiare. Ci che accade al cibo nei differenti tipi di albergo e come viene sistemato e consumato. Gradualmente, verso la fine del film, ci saranno i tombini e le immondizie che vanno a scaricarsi nell’oceano”. Senza delitti. In fondo, disse «Io detesto la suspense. È per questo che non permetterei mai a nessuno di fare un soufflé a casa mia. Il mio forno non ha lo sportello trasparente. Si dovrebbe aspettare per quaranta minuti per sapere se il soufflé è riuscito. Ed è più di quanto io possa sopportare» Perché alla fine secondo Hitchcock “L’uomo non ha bisogno soltanto di delitti, ha bisogno anche di pasti abbondanti”. La ricetta della sua vita.