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Catanzaro da bere e mangiare: la miniguida della città calabrese

La città tra due mari, il capoluogo più stretto d’Italia, d’estate è una meta affollata ma in bassa stagione regala bellezze incredibili al riparo dal turismo di massa.

  • 25 Gennaio, 2023

Catanzaro val bene l’inverno

In 20 minuti di auto si passa dallo Jonio al Tirreno. Non a caso la città “tra due mari”, detta anche “dei Tre Colli” e “delle Tre V”, è il capoluogo più “stretto” d’Italia. Il Lido e il mare cristallino del Golfo di Squillace d’estate sono presi d’assalto. Ma basta venire in autunno o in inverno, inerpicarsi sulle alture della Sila, regalarsi una visita al Museo delle Arti, per lasciarsi stupire da bellezze incredibili ancora al riparo dal turismo di massa. E da una cucina ruvida e graffiante che sa incendiare cuore e palato.

I piatti tipici di Catanzaro

Brasilena: soft drink tipico calabrese a base di acqua, zucchero e caffè, solo negli ultimi anni diffusosi anche in altre regioni del Sud. Prodotto dalla società Acqua Calabria a Monte Covello, è venduto in bottiglie di vetro da 18, 25 e 92 cl.

Divino Amore: dolcetti natalizi a base di zucchero, mandorle, frutta candita, albumi. La loro particolarità risiede nella doppia copertura al cioccolato, metà bianco e metà fondente.

Morzello: simbolo gastronomico della città, di origine contadina, era in origine la specialità delle “putiche”, osterie popolari oggi quasi scomparse. Si tratta di un piatto di recupero realizzato con frattaglie cotte lentamente nel sugo di pomodoro e poi servite nella “pitta”, un pane casereccio a ciambella. C’è anche la versione “al piatto”.

Soffritto di maiale: carne mista di suino (che qui una volta chiamavano semplicemente “nero”) soffritta quindi stufata per non meno di tre ore in salsa e concentrato di pomodoro allungati con acqua. Ogni famiglia ha la sua variante, di certo si tratta di una preparazione di origini antiche che ancora oggi è protagonista del cenone di Capodanno, quando dal tegame posto al centro della tavola ogni commensale si serve utilizzando la pitta al posto delle posate. Peperoncino obbligatorio.

Vermiture: sono lumache di terra, chiamate anche “virdeddhi” e “mporteddhati”, per tradizione tipiche dei mesi senza R, che in questa antica preparazione vengono prima adeguatamente spurgate, poi sbollentate, rosolate con olio, aglio e peperoncino, infine portate a cottura con abbondante salsa di pomodoro.

Dove mangiare e bere a Catanzaro

 

Abbruzzino

La nuova cucina del Sud. Luca Abbruzzino è uno dei giovani talenti che hanno impresso uno sprint contemporaneo alla gastronomia locale, tuttora molto legata alla tradizione.

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Le Delizie della Cascina

Wine Bar. Qui opera il figlio del titolare della storica enoteca La Cascina, bravo padrone di casa e, come ovvio, esperto sul fronte vini, che sono presenti in una selezione ampia e diversificata fra etichette della zona e referenze d’Italia e del mondo.

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Il Golosone

Pizza a taglio. Mirko Cicco, pizzaiolo e patron, sperimenta con impasti e topping. L’offerta, quindi, va dalle classiche a quelle più insolite e personali.

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Kalavrì – Anima & Pizza

Non tondi bensì quadrati i piccoli capolavori di Kalavrì, frutto di un impasto che matura due giorni e conditi con estro e mano felice anche nelle varianti più inaspettate.

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Liolà Pizzeria Contemporanea

Vicino al Politeama, con un nome che cita Pirandello e una lista che sembra un libretto d’opera, è imperdibile per chi ama le gourmet.

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Amedeo

Gelateria. Appuntamento fisso per molti grazie alla proposta variegata, anche di pasticceria, alla lavorazione artigianale e alle buone materie prime.

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Fratelli Augusto

Enoteca. Un punto di riferimento inossidabile che nasce nel 1961 e si mantiene sempre al passo con i tempi.

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La Cascina

Enoteca. Stessa famiglia del wine bar Le Delizie della Cascina, questa è la storica rivendita, che da sempre offre il meglio della produzione enologica regionale e nazionale.

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Marrons Glacés

Caffè & Bar. Offerta articolata e ambiente piacevole, dove fare colazione con lieviti sempre freschi ed espressi e cappuccini ben fatti o godersi un buon gelato artigianale, che sia nel cono, nelle coppe multigusto o nelle brioche.

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Tre soste ad hoc per una gita fra le valli e i boschi del Parco Nazionale della Sila

 

Albi – Locanda Pecora Nera

Trattoria. Una pausa rigenerante all’insegna di una cucina genuina con qualche tocco di estro e di un’accoglienza affettuosa. Le verdure sono dell’orto di proprietà e l’acqua quella della sorgente di Callistro, a 1.600 metri di altezza.

Sersale – Il Baroncino

Ristorante. Da maggio scorso in una nuova e luminosa sede c’è la “casa” di Giovanni Grillo, noto e amato da tanti affezionati del luogo. Qui il protagonista è il pesce, trattato con mano esperta in ricette che spesso richiamano la tradizione.

Taverna – Il Semaforo Sila

Pizzeria. È pure b&b e sport hotel, bar, panineria, rosticceria e ristorante. Ma la pizza al metro è regina indiscussa: lievitata a puntino, leggera e digeribile, è base perfetta per valorizzare le materie di montagna, dalla zucca ai porcini fino alla provola silana affumicata.

a cura di Valentina Marino

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