Il governo brasiliano, presieduto dal presidente Lula da Silva, ha deciso di eliminare i dazi sulle importazioni di undici prodotti alimentari di base, tra cui carne, sardine, caffè tostato, chicchi di caffè, olio d'oliva, zucchero, olio di palma, olio di girasole, mais, pasta e biscotti. La misura, che è già entrata in vigore, fa parte dell'annuncio del 6 marzo del Vicepresidente e Ministro dell'Industria Geraldo Alckmin, che cerca di attuare iniziative che possano contribuire ad aumentare l'offerta alimentare e a ridurre i prezzi di mercato, anche se l'aumento è attribuito a fattori climatici ed esterni. L'obiettivo del governo è quello di proteggere in particolare le famiglie a basso reddito, che potranno spendere fino al 40% del loro reddito in cibo.
Il commercio e il consumo di olio di oliva in Brasile
Una decisione che ha raccolto il plauso di produttori ed esportatori europei: fino a oggi la quota di olio d'oliva europeo nel mercato brasiliano ha raggiunto circa il 9%, mentre ora gli analisti si aspettano che le cifre aumentino. Secondo il Consiglio Oleicolo Internazionale, negli ultimi cinque anni il Brasile ha consumato una media di 96,8 mila tonnellate di olio d'oliva all'anno, rispetto alle 23,7 mila tonnellate del periodo 2001-2005. I principali esportatori di olio d'oliva europei al Brasile sono Spagna e Portogallo. Quest'ultimo, in particolare, avendo sempre avuto un rapporto commerciale privilegiato, nel 2023 occupava circa il 60% delle importazioni di olio d'oliva del Brasile, mentre il 30% proveniva dalla Spagna, che nei primi nove mesi del 2024 ha esportato 11.300 tonnellate di oro verde. In tutto ciò anche l'Italia è un importante esportatore con una quota che nel 2024 ha raggiunto circa le 4.000 tonnellate secondo il database Comtrade delle Nazioni Unite. La decisione di comprendere anche l'olio d'oliva è stata presa in quanto il suo consumo tra i brasiliani è cresciuto costantemente negli ultimi decenni e i consumatori sono sempre più consapevoli dell'apporto salutistico di questo prodotto.

Gli effetti dell'accordo tra Ue e Mercosur
Il Brasile e altri Paesi del Mercosur hanno firmato un accordo di libero scambio con l'Unione Europea, ponendosi in antitesi con la politica tariffaria statunitense dell'amministrazione Trump. Se l'accordo entrerà in vigore, creerà la più grande area di libero scambio del mondo, con potenziali benefici per i produttori di entrambe le sponde dell'Atlantico. In precedenza, è entrato in vigore un accordo temporaneo di libero scambio tra l'Unione Europea e il Cile, che elimina anche le tariffe commerciali reciproche tra i Paesi. In questo contesto le riduzioni tariffarie potrebbero consentire l'importazione di prodotti selezionati a costi inferiori, aumentandone la disponibilità sul mercato interno, facilitando l'acquisto di prodotti essenziali, minimizzando il rischio di carenza e garantendo condizioni di vita dignitose alla popolazione. Una decisione che punta anche a contrastare l'aumento dei prezzi, contribuendo al raggiungimento dell'obiettivo di inflazione, che ha subito una leggera accelerazione negli ultimi mesi. Inoltre, la flessibilità tariffaria può essere un altro fattore che contribuisce ad altri obiettivi, come garantire che gli squilibri tra domanda e offerta dovuti a fluttuazioni climatiche, geopolitiche, valutarie o dei costi di produzione siano mitigati dalle importazioni.