La puntata di Report di ieri, 29 maggio, ha aperto con un breve servizio dedicato a Yuka, la app francese sviluppata da Yuca SAS nel 2017, portata in tribunale da due aziende appartenenti alla FICT (federazione francese degli industriali della salumeria). L’accusa? Pare che dietro l’app ci siano dei conflitti d’interesse.
Yuka è un’applicazione che consente di scansionare prodotti alimentari e cosmetici al fine di ottenere informazioni sul loro impatto sulla salute. L’obiettivo – dichiarato dai fondatori – è aiutare il consumatore a scegliere prodotti considerati buoni per la salute e, dunque, incoraggiare i produttori a riformulare le ricette per raggiungere il medesimo obiettivo. L’idea di questa app è venuta al cofondatore Benoît Martin, padre di tre bambini, che come gran parte dei genitori si sentiva perso di fronte alle informazioni riportate in etichetta dei prodotti alimentari per l’infanzia. Pensò così a uno strumento che potesse analizzare la composizione degli ingredienti mediante la lettura del codice a barre con un semplice smartphone.
L’idea è risultata vincente – l’applicazione a oggi è stata scaricata da 40 milioni di persone nel mondo e nella banca dati contiene 4 milioni di prodotti alimentari e cosmetici – anche grazie al sistema “a semaforo”: quando un prodotto è considerato buono il bollino è verde, quando ci sono alcune variabili considerate rischiose è giallo o arancione e quando il prodotto è considerato rischioso per la salute il bollino è rosso. In questo caso l’app offre all’utente soluzioni alternative che considera più salutari. È proprio su questo punto che FICT (nello specifico due aziende produttrici di salumi appartenenti al vicepresidente della federazione) attacca Yuka accusandola di pratica commerciale ingannevole e di commettere atti diffamatori.
Nella puntata di Report il Presidente di FICT Bernard Vallat dichiara: “Yuka si presenta al mondo come un’organizzazione non governativa che vuole garantire la trasparenza ai consumatori ma in realtà è una società commerciale con tanto di azionisti che fabbricano prodotti sostituti della carne”. Ma la risposta di Yuka è immediata: “Il bilancio è pubblico e l’algoritmo che consiglia prodotti più salutari è totalmente indipendente”. L’indipendenza è uno dei punti cardine di Yuka: nessuna azienda può pagare per comparire tra i suggerimenti dell’app. E probabilmente è anche per questo che due corti d’appello hanno dato ragione a Yuka, “è stata salvaguardata la libertà di espressione”, esulta Sigfrido Ranucci.
Ad avallare la ragione dell’app è pure il fatto che i nitrati e i nitriti sono potenzialmente cancerogeni, per l’esattezza i nitriti hanno la capacità di combinarsi con le ammine generando sostanze cancerogene chiamate nitrosamine (per approfondire consigliamo la lettura della valutazione del rischio spiegata dall’EFSA, Autorità europea per la sicurezza alimentare). Un argomento a noi caro, tanto da aver dedicato, nella nostra Guida Grandi Salumi 2023, un simbolo specifico per le aziende di salumi che non utilizzano alcun tipo di conservante. In Italia fortunatamente sempre più numerose.
I problemi dell’app – fatti emergere anche dall’Antitrust mediante un’interrogazione parlamentare – per noi sono altri, o meglio non solo l’ipotetico conflitto di interessi. Per spiegarlo facciamo nostre le parole di Beatrice Mautino, divulgatrice scientifica, nonché autrice del libro “È naturale bellezza” dove spiega, sì, il successo di Yuka ma anche i grandi limiti dell’app francese (che forse proprio per il fatto di essere un’app non affronta le cose andando in profondità):
1. Yuka è di proprietà di un’azienda che ha tutto l’interesse a far sembrare di essere utile.
2. Yuka non dà nessuna informazione che non sia già presente ed evidente sulle confezioni (tabella nutrizionale per gli alimenti ed elenco degli ingredienti per i cosmetici). Aggiungiamo noi: anche meno informazioni perché non tiene in considerazione le quantità degli ingredienti presenti in etichetta.
3. Yuka non analizza il prodotto. Pesca le info da un database che si è costruita autonomamente.
4. Gli ingredienti “rossi” e i punteggi “bassi” non descrivono né la sicurezza né la qualità del prodotto.
5. La sicurezza è valutata a monte, dagli enti regolatori e tutti gli ingredienti autorizzati al commercio sono verdi, cioè sicuri. Yuka ha scelto di colorarne alcuni di giallo e di rosso, in maniera autonoma e senza basi scientifiche solide.
6. Yuka ci dà l’idea di aiutarci a scegliere meglio ma, di fatto, sceglie per noi.
Sei punti da tenere bene a mente se e quando la si utilizza.
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