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Guerre commerciali

Meloni usa l’esempio di una bottiglia di vino per ridimensionare l’impatto dei dazi

Nel suo discorso in Consiglio dei ministri sulle nuove tariffe di Donald Trump la premier cita esplicitamente i produttori vitivinicoli. Martedì prossimo i rappresentanti delle categorie convocati a Palazzo Chigi

  • 04 Aprile, 2025

Per Giorgia Meloni i dazi non avranno un grande effetto sul mondo del vino. O almeno è questo quanto ha detto nel Consiglio dei ministri che si è tenuto venerdì pomeriggio. La premier ha tenuto un discorso davanti alla squadra dei ministri, che si riuniva per la prima volta dopo l’imposizione di tariffe al 20 per cento sui prodotti italiani da parte di Donald Trump. Secondo quanto si è appreso, Meloni ha criticato la decisione dell’amministrazione americana, ma poi ha precisato che «le esportazioni italiane negli Stati Uniti valgono circa il 10 per cento del totale», e che «l’introduzione di dazi può, forse, ridurre questa quota di export ma è ancora presto per quantificarne l’effetto e per capire quanto i nostri prodotti saranno effettivamente penalizzati».

Non dare per scontato gli aumenti

La premier ha sottolineato che «è necessario considerare che un dazio alla frontiera del 20% difficilmente si traduce in un pari incremento di prezzo per i consumatori americani, poiché il valore finale è dato anche da una serie di intermediazioni tra l’importatore e il consumatore finale». E per fare un esempio ha scelto di citare proprio uno dei settori più preoccupati dalla nuova guerra commerciale, quello enologico: «Si pensi all’importazione negli Stati Uniti di una bottiglia di vino – ha detto Meloni – che, da un passaggio all’altro, subisce un ricarico spesso superiore al 200%, perciò i dazi all’importazione con ogni probabilità saranno in parte assorbiti».

Meloni ha annunciato per lunedì un vertice con i due vicepremier, il ministro dell’Economia, dell’Industria, dell’Agricoltura, delle Politiche europee. Martedì 8, invece, a Palazzo Chigi sono convocati i rappresentanti di tutte le categorie – tra cui con molta probabilità anche quelle del settore enogastronomico ed enologico – per «portare ciascuna per la propria competenza uno studio sull’impatto che questa situazione può avere per la nostra economia”.

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