Avevano promesso tempi brevi e così è stato: il Consiglio dei ministri del 31 maggio ha approvato il disegno di legge sul Made in Italy. Dentro ci sono tante – troppe cose – dall’istituzione del Liceo del Made in Italy al fondo sovrano da 100 milioni di euro, dalla giornata dedicata alle produzioni italiane, alla blockchain fino al bollino per i ristoranti italiani all’estero. Alcune cose non ci hanno convinto, come abbiamo scritto settimana scorsa nel pezzo “Nel Liceo del Made in Italy non si studieranno né vino né cibo”, soprattutto relativamente al lancio di un nuovo corso di studi che ci sembra più generalista di quelli attuali. In pratica, una versione aggiornata del Liceo economico-sociale. Tanto fumo e poco arrosto?
Vediamo – oltre al Liceo – quali sono i punti principali del decreto per quanto riguarda l’agroalimentare.
Il corso di studi sarà operativo dall’anno scolastico 2024/2025. Vi confluirà l’opzione economico sociale del percorso del Liceo delle scienze umane. Nel testo si legge che sarà indirizzato allo studio della cultura giuridica ed economica e alla tradizione umanistica del nostro Paese. Tra le materie si menzionano quelle tradizionali (italiano, matematica, storia, geografia, fisica, ecc.), mentre l’agroalimentare figura solo all’interno di “modelli di business nelle industrie dei settori della moda, dell’arte e dell’alimentare”. Forse un po’ poco per avviare i giovani al mondo del lavoro?
Si tratta di un lavoratore andato in pensione da massimo due anni, che potrà essere riassunto dalla propria impresa per al massimo 12 mesi e una retribuzione fino a 15mila euro. L’obiettivo è fare tutoraggio e formazione a un under 30 assunto a tempo indeterminato.
La data individuata è quella del 15 aprile. Il fine è quello di “celebrare la creatività e l’eccellenza italiana, presso le Istituzioni, le scuole di ogni ordine e grado e i luoghi di produzione e di riconoscerne il ruolo sociale e il contributo allo sviluppo economico e culturale della Nazione e del suo patrimonio identitario”.
Già denominato Fondo Sovrano, prevede una dotazione iniziale di 1 miliardo di euro, con l’obiettivo di “stimolare la crescita e il consolidamento delle filiere strategiche nazionali anche per la fase dell’approvvigionamento delle materie prime critiche”. Non è specificato quali filiere saranno interessate.
Viene riconosciuto il “sistema a batteria” come etichettatura nazionale per il corretto utilizzo delle indicazioni nutrizionali dei prodotti alimentari. Da promuovere anche all’estero. Qui chiaramente entra in gioco l’antagonismo tra il suddetto sistema e il Nutriscore. È chiaro che la partita dovrà spostarsi in Europa.
L’idea è quella di introdurre una certificazione distintiva di “ristorante italiano nel mondo”, rilasciata, su istanza del ristoratore, da un ente certificatore con tariffa approvata dai Ministeri. Una sorta di bollino per i ristoranti italiani di qualità all’estero. Sparisce nel testo definitivo, il richiamo ad un fondo per i ristoranti certificati destinato ad acquistare prodotti di qualità, che probabilmente rappresentava la cosa più interessante dell’intera proposta per la promozione dei prodotti italiani.
Nel testo si fa riferimento ad un censimento per selezionare le soluzioni di blockchain per la certificazione delle filiere, oltre a dei fondi per incentivarli.
Su questo argomento il ddl resta molto sul generico. “Il Ministero del Made in Italy promuove e sostiene la transizione digitale dell’industria, mediante l’utilizzo di ambienti virtuali immersivi e interattivi utili alle imprese, in sinergia con i servizi abilitanti dell’intelligenza artificiale, allo sviluppo dell’e-commerce relativo a beni e servizi”.
Sono previsti 4 milioni di euro per tutelare le Indicazioni geografiche nel mondo al fine di scongiurare il fenomeno dell’Italian Sounding.
In pratica una vera e propria esposizione dei prodotti della storia del made in Italy e dell’ingegno italiano. Luogo e gestione saranno indicati dalla “Fondazione imprese e competenze per il Made in Italy”, che è un’altra creatura dello stesso decreto cui sono destinati 2 milioni di euro per la costituzione e altri 2 milioni di euro per il funzionamento.
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