L’ennesimo campanello d’allarme era suonato lo scorso mercoledì 24 aprile, quando il Canada si era aggiunto alla lista di paesi che hanno bloccato l’importazione del prosciutto di Parma a causa della diffusione, tra i cinghiali in Italia, della peste suina africana (Psa). Nello stesso giorno, il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, è intervenuto al question time della Camera per illustrare il “piano” del Governo per fronteggiare quella che il direttore del Consorzio Prosciutto di Parma ha definito «un’emergenza».
Nel suo intervento, Ciriani ha ricordato le misure già attuate da palazzo Chigi per affrontare l’eccessiva presenza di cinghiali in territorio italiano, tra le quali la recente nomina di tre subcommissari, che si aggiungono ad un commissario straordinario per la Psa già in carica, e un ulteriore stanziamento di 3,5 milioni di euro. Le novità comprendono un «piano straordinario di cattura, abbattimento e smaltimento dei cinghiali» che porterà alla rimozione di una cifra tra il milione e il milione e mezzo di esemplari, ovvero tra il 60 e l’80% della popolazione attuale, in un arco temporale che va dai tre ai cinque anni. Il ministero dell’Agricoltura, ha riferito ancora Ciriani, ha poi richiesto una collaborazione, già attivata, con l’Esercito italiano.
Non solo quello di Parma, a rischio sono anche le esportazioni di prosciutti San Daniele. In tal senso, a muoversi all’inizio della settimana scorsa era stata proprio la Regione Friuli Venezia Giulia, predisponendo un piano per l’abbattimento di 4mila cinghiali entro la fine dell’anno, avvalendosi, oltre che dell’aiuto di cacciatori, anche in questo caso del sostegno dell’Esercito. «Se la peste suina africana entra negli allevamenti saremo costretti a chiudere per un anno il commercio della carne e quindi dei prosciutti di San Daniele» aveva avvertito il direttore regionale del Servizio prevenzione, sicurezza alimentare, sanità pubblica e veterinaria, Manlio Palei.
Nel suo intervento alla Camera, Ciriani ha toccato anche il tasto dolente dei risarcimenti destinati proprio alle aziende già danneggiate dalla diffusione della Psa, rimarcando i 25 milioni di euro stanziati dal Governo e riconoscendo, tuttavia, la necessità di un ulteriore intervento «in ambito europeo ed internazionale». Per fare fronte, invece, al blocco delle importazioni da parte di paesi terzi, il ministro ha sottolineato l’importanza di implementare negoziati simili a quelli già stipulati dal ministero della Salute con il Giappone nel maggio 2023 , ovvero la firma di «un nuovo protocollo e un certificato sanitario per prodotti sottoposti a cottura, ad esempio il prosciutto cotto, la spalla cotta». Tali accordi sono auspicabili anche per quanto riguarda i prodotti stagionati come, appunto, i prosciutti di Parma e San Daniele. La loro ratifica è attualmente in fase di sviluppo «con tutti gli altri Paesi che hanno adottato bandi sanitari nei confronti di prodotti della salumeria italiana», ha concluso Ciriani.
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