Nella striscia di litorale laziale dove si affaccia Fregene, rifugio di molti romani, si è sempre cantata la gloria della tellina. La ristorazione locale ne ha fatto un simbolo dedicandole il piatto più famoso: la bruschetta con le telline, uno dei piatti simbolo della Dolce Vita e di cui andava matto Federico Fellini. Lo sviluppo del Villaggio dei Pescatori di Fregene si deve ad intere famiglie di tellinari che dal Sud si insediarono qui. Ma oggi questa storica tradizione di pesca sta svanendo.
Come riportato dal Messaggero, oggi non c’è neanche più una barca per la pesca di questi piccoli molluschi. Un fatto che non era mai accaduto dalla nascita del Villaggio e che rappresenta un po’ il segno dei tempi. Negli ultimi vent’anni non è che fossero molti i protagonisti di questa attività, rimasta solidamente in mano a pochi appassionati come Mariano Micco e il figlio Massimo e Antonio Tamburino che rappresenta la terza generazione di pescatori nella sua famiglia. Ormai però i Micco hanno addirittura venduto la barca e a “metterci una toppa”, come si direbbe a Roma, ci pensa Paolo Gioia che è di Fregene, ma ha la barca a Fiumicino.
Nasce intorno al 1940, nella parte nord di Fregene, con gli alloggi di fortuna che alcuni pescatori costruirono per il ricovero delle attrezzature da pesca. Da allora non passò molto tempo affinché questo agglomerato subì uno sviluppo urbanistico a tutti gli effetti, con case per l’estate e abitazioni. I primi condoni sugli abitati vennero fatti nel 1986 e nel 2000 la competenza è passata al Comune di Fiumicino. Da poco meno di una decina d’anni le associazioni degli abitanti si stanno muovendo per una sdemanializzazione dell’area (in quanto nasce sul terreno del Demanio Marittimo).
Un’attività che è fortemente legata alle condizioni atmosferiche, soprattutto dal mare che deve essere molto calmo in modo da poter catturare le telline con i rastrelli. In tutto si possono stimare all’incirca un centinaio di giornate di pesca l’anno. Uno dei nemici di questo mollusco, oltre all’inquinamento dei corsi d’acqua, è sicuramente l’urbanizzazione eccessiva e lo sfruttamento massiccio delle coste.
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