È una terra di frontiera: quel triangolo, estremo lembo settentrionale del Piemonte, che si incunea fra i cantoni svizzeri del Vallese e del Ticino. Da una parte l’influenza germanofona del popolo Walser, che da un millennio è arrivato sulle terre alte dell’Ossola, dall’altro lato e da meridione la cultura italiana e latina che si insinua nelle Alpi.
Ecco, l’Ossola è tutto questo: le magnifiche borgate di pietra, i parchi naturali dell’Alpe Devero e dell’Alpe Veglia, i suoi formaggi d’alpeggio – il Bettelmatt e le tome su tutti -, la tradizione di lavorare il maiale e farne prosciutti (il crudo della Val Vigezzo), bresaole, lardi, il pane nero di Coimo, il latte di Crodo, il miele di Masera, le castagne.
Ma adesso possiamo dire che c’è qualcosa di più, perché ad accompagnare tutti questi prodotti sulla tavola è ritornato il vino ossolano. Quello buono, si intende, per cui vale la pena sedersi a tavola e stappare la bottiglia. Il merito è di un gruppo di produttori che potremmo definire “i sei cavalieri del Prünent” (c’è anche un’amazzone, a dire il vero) che è il vino tipico delle zona, l’espressione ossolana del vitigno nebbiolo, coltivato un po’ in tutto l’Alto Piemonte.
Qui, oltre una ventina di anni fa, c’era un solo produttore che provava a rivalutare in chiave commerciale questo vino praticamente sconosciuto al di fuori dell’Ossola, le cantine guidate da Roberto Garrone. In Ossola, metà anni Sessanta, era passato anche Gino Veronelli e aveva lanciato per il Prünent un grido dall’allarme: “Bel vino, perdio, rosso rubino; secco con piacevole fondo acidulo; grana fine e scorrevole; corpo lieve ma elegante. Fino a quando? I vignaioli, incapaci di valorizzarlo… Si orientano su vitigni di altre qualità… Hanno l’oro e lo gettano.”
Un tesoro che rischiava di andare perso. Il resto della viticoltura locale erano produzioni familiari, di chi aveva fatto la scelta di lavorare in fabbrica, ma non aveva abbandonato del tutto gli appezzamenti coltivati a vite. Sì, perché si tratta di piccoli terreni che a stento raggiungono l’ettaro, spesso terrazzati sui due versanti della grande conca attorno a Domodossola e a Villadossola.
Per rendersene conto bisogna salire a Trontano, un balcone naturale che affaccia sul capoluogo ossolano, dove incontriamo Marco Garrone, figlio di Roberto, rappresentante dell’Associazione Viticoltori Ossolani in seno al Consorzio Tutela Nebbioli Alto Piemonte. “Complessivamente adesso ci sono una cinquantina di ettari vitati che arrivano fino ai 600 metri di altitudine, ma in epoca pre fillossera si arrivava a 850 ettari. La selezione clonale è stata fatta a metà degli anni ’90 in collaborazione con la professoressa Anna Schneider dell’Università di Torino e i primi impianti nuovi sono partiti nel 2006.” Ultime tappe di una storia plurisecolare, perché il primo documento scritto che testimonia la coltivazione della vite in queste zone – un lascito testamentario in pergamena conservato presso la Collegiata di Domodossola – risale al 1309.
Ma qui a Trontano siamo circondati da vigne vecchie di oltre cinquant’anni, con alcuni esempi ultracentenari a piede franco. L’allevamento tipico è quello a pergola che rappresenta oltre il 50% della superficie vitata, mentre per i nuovi impianti si preferisce il sistema Guyot. “La pergola, ovvero la toppia come diciamo noi, sta vivendo una seconda giovinezza, anche se ha costi di manutenzione molto alti con i suoi pali di castagno, gli arcaici sostegni in pietra locale. È un sistema di allevamento che si adatta sia al surriscaldamento per la maggiore ombreggiatura dei grappoli, sia come protezione dalle gelate tardive” spiega Garrone. Aggirarsi fra queste vigne è un viaggio all’indietro nel tempo, con i pali di castagno tagliati in luna calante e le legature fatte con rami di salici coltivati a fianco del vigneto. Qualche contadino, per sfruttare meglio il terreno ha ancora l’abitudine di piantare ortaggi sotto le vigne, come si faceva un tempo.
Matteo Garrone, il fratello di Marco, è enologo; ed è lui assieme all’altro enologo, Edoardo Patrone, giovane patron dell’azienda che porta il suo nome, che dispensa consigli ai produttori del nuovo corso del Prünent. “Certo il nebbiolo è il re, ma abbiamo anche altri vitigni come croatina, barbera, merlot; queste uve vengono utilizzate in piccole percentuali assieme al nebbiolo oppure per produrre altri vini sotto la denominazione Valli Ossolane” spiega Patrone.
Il Gallo nero
I piatti tipici e i prodotti dell’Ossola abbinati ai migliori vini locali.
Montecrestese (VB) – via del Piaggino, 10 – www.osteriagallonero.it
Per far conoscere i vini delle province di Biella, Vercelli, Novara e Verbano-Cusio-Ossola continuano fino al 27 giugno gli appuntamenti con 36 cantine e oltre 50 locali ambasciatori delle eccellenze enogastronomiche del territorio. Sul sito www.tastealtopiemonte.it si possono trovare tutte le esperienze da fare negli ultimi due weekend del mese. Oltre alle visite in cantina, si possono creare tour personalizzati con passeggiate in vigna, assaggi di prodotti tipici e scoperta delle attrazioni turistiche dei vari luoghi.
a cura di Dario Bragaglia
(testo e foto)
© Gambero Rosso SPA 2025
P.lva 06051141007 Codice SDI: RWB54P8 Gambero Rosso registrazione n. 94/2021 Tribunale di Roma
Modifica impostazioni cookie
Privacy: Responsabile della Protezione dei dati personali – Gambero Rosso S.p.A. – via Ottavio Gasparri 13/17 – 00152, Roma, email: [email protected]
Resta aggiornato sulle novità del mondo dell’enogastronomia! Iscriviti alle newsletter di Gambero Rosso.
© Gambero Rosso SPA – Tutti i diritti riservati.
Made with love by Programmatic Advertising Ltd
© Gambero Rosso SPA – Tutti i diritti riservati