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Ultima Generazione: “Cracco? Lo chef è un simbolo, ma il problema è la disuguaglianza”

Dopo il blitz al ristorante Cracco, Ultima Generazione rilancia la campagna #IlGiustoPrezzo. Li abbiamo intervistati per capire le ragioni della protesta e le loro richieste

Dopo il blitz al ristorante di Cracco in Galleria Vittorio Emanuele II, il collettivo Ultima Generazione rilancia la sua campagna #IlGiustoPrezzo e si prepara a un nuovo presidio in Galleria Vittorio Emanuele con una distribuzione gratuita di cibo. Ma qual è il vero obiettivo della protesta? E perché scegliere proprio un ristorante di alta cucina come simbolo? Lo abbiamo chiesto a Maria Letizia Ruello, portavoce del collettivo. Dietro la campagna ci sono tre rivendicazioni principali. La prima riguarda la tutela dell’agricoltura, perché – ci spiega Maria Letizia Ruello  – «le alluvioni, la siccità, la grandine stanno distruggendo i raccolti. Le piccole aziende agricole chiudono a centinaia, a migliaia. Abbiamo perso un numero impressionante di produttori, quindi di posti di lavoro, e l’inattività dei governi su questo tema è angosciante». La seconda è legata al costo della vita: «I prezzi nei supermercati continuano a salire, ma chi produce viene pagato sempre meno. Questo porta a sfruttamento e precarietà, fino al caporalato. Oggi in Italia si può lavorare nei campi in condizioni di semi-schiavitù». La terza, invece, riguarda chi dovrebbe coprire i costi delle emergenze: «Quando c’è da trovare fondi per la ricostruzione, il governo taglia benefit sociali. Ma quando servono 800 miliardi per il riarmo, quei soldi si trovano. Se ci sono risorse per gli extra-profitti delle compagnie energetiche, perché non ci sono per garantire un sistema equo?».

Ma perché colpireun ristorante stellato? Ruello spiega che il loro metodo si ispira alla disobbedienza civile non violenta e segue strategie mirate. «All’inizio ci siamo sedute in mezzo al Grande Raccordo Anulare e abbiamo bloccato magari anche te mentre andavi al lavoro. Cosa c’entravi tu con la crisi climatica? Nulla. Ma serviva a rendere visibile un problema che riguarda tutti. Lo stesso vale per lo chef Cracco. Non è lui il problema, ma è un simbolo. Se decidesse di fare qualcosa, potrebbe mandare un segnale». Un obiettivo che, dice, è stato raggiunto: «Non possiamo contare sulla tv di Stato, dobbiamo conquistarci l’attenzione con azioni che colpiscano l’immaginario collettivo. E questa ha funzionato».

Il tema tocca un nervo scoperto: il lusso è un problema di per sé o è la sua distribuzione a essere ingiusta? «Milano è sempre stata una città solidale, una città che accoglie e che costruisce reti di supporto. Questa tradizione non è sparita, ma è nascosta sotto fitte coltri di lusso e disuguaglianze estreme». «Tutti vogliono concedersi un piccolo lusso, ed è giusto così. Il problema nasce quando, mentre paghi un caffè 2 euro, fuori c’è qualcuno che chiede l’elemosina. Un caffè che diventa amaro». E precisa: «Non voglio togliermi il lusso di prendere un caffè al bar, ma se quel caffè arriva a costare 2 euro mentre chi lavora nei campi viene pagato 3 euro l’ora, qualcosa non torna».

La campagna non si ferma qui. Dopo il blitz, sabato mattina il movimento tornerà in Galleria Vittorio Emanuele II per distribuire cibo gratuitamente, trasformando la protesta in un atto di condivisione. «Non sarà un’azione a rischio, è una manifestazione autorizzata. Chi parteciperà non avrà problemi legali, si tratterà semplicemente di mangiare insieme e condividere il cibo». E Cracco? Per ora non ha risposto all’appello di offrire un pasto gratuito ogni giovedì ai meno abbienti. Ma il collettivo assicura che non smetterà di fargli sentire la sua voce. «Abbiamo lanciato una pioggia di mail al ristorante, da tutta Italia. Speriamo che prima o poi ci risponda».

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