In questo momento, il mondo guarda con attenzione al virus dell’aviaria e al possibile e tanto temuto salto di specie. Negli Stati Uniti (e non solo in Cina), l’allerta poi è massima. Tutto è iniziato a marzo con casi di mandrie bovine infette. Ad allarmare veramente però sono state le recenti infezioni provenienti dal consumo di latte crudo, sospetto di contaminazione. Piano piano quindi la federazione statunitense, gli stati singoli e le sue autorità, si stanno adoperando per capire come arginare il problema prima che diventi troppo tardi. Tant’è che sono state già adottate delle misure. Facciamo un po’ il punto, per inquadrare meglio la situazione.
L’USDA (il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti) — secondo quanto riporta la CNN —comincerà ad analizzare i silos di latte crudo provenienti dalle produzioni casearie di tutto il paese, con l’obiettivo di prevenire ulteriori casi di virus H5N1, la cosiddetta influenza aviaria, che in Nord America chiamano “bird flu”. Un’attività di monitoraggio resa necessaria dalla diffusione dilagante della malattia presso gli allevamenti, ma volta soprattutto a evitare una propagazione dalle conseguenze più gravi, quella che investirebbe il genere umano su larga scala, visto che qualche episodio dubbio è ancora al vaglio. Nel primo ciclo d’analisi, che partirà in modo ufficiale il 16 dicembre, gli stati interessati saranno California, Colorado, Michigan, Mississippi, Oregon e Pennsylvania.
Questo programma coincide con la nuova National Milk Testing Strategy, in virtù della quale il dipartimento avvierà un protocollo di collaborazione con ciascuno stato per esaminare i serbatoi di massa nelle varie fattorie e, davanti a fattispecie concrete di contaminazione, definire nuove direttive di biosicurezza alimentare. Tale regime investirà comunque l’intera filiera; l’emittente americana scrive infatti: «il nuovo ordine impone la condivisione di campioni di latte crudo, su richiesta, da parte di aziende agricole, spedizionieri di latte alla rinfusa, stazioni di trasferimento del latte o stabilimenti di lavorazione casearia che inviano latte per la pastorizzazione». Fra le nuove disposizioni, l’obbligo per laboratori e veterinari che accertino la presenza del virus di procedere con la relativa segnalazione all’USDA.
In ogni caso, in linea con le dichiarazioni del portavoce dell’agenzia dipartimentale, il latte “positivo” non sarà eliminato, ma semplicemente pastorizzato, manovra che avrebbe dimostrato di uccidere la virulenza.
Intanto, nello stato dell’ovest americano, su provvedimento del Dipartimento per l’alimentazione e l’agricoltura locale, si è proceduto alla sospensione dei prodotti a latte crudo dell’azienda Raw Farm, in seguito al rilevamento del virus in taluni lotti. Una decisione drastica ma doverosa dato che è in corso l’indagine su un potenziale caso di influenza aviaria in un bambino, ammalatosi — stando alle fonti CNN — dopo aver bevuto il latte. Al momento, l’intera gamma produttiva a latte crudo della società con sede a Fresno è “in quarantena”, in attesa di nuove disposizioni. Rimaniamo sintonizzati anche noi per capire i prossimi sviluppi.
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