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Biodiversità

Se i lombrichi fossero un paese, sarebbero il quarto produttore mondiale di cereali

Potrebbe essere il titolo di una canzone indie, invece è quanto emerso da uno studio pubblicato su Nature Communications che quantifica il contributo dei lombrichi alla produzione agricola mondiale.

  • 29 Settembre, 2023

Secondo lo studio, pubblicato su Nature Communications, i lombrichi che vivono nel suolo contribuiscono al 6,5% dei raccolti di cereali (riso, mais, grano e orzo) e al 2,3% della produzione di legumi. Ciò equivale a 140 milioni di tonnellate di cibo all’anno, il che rende i lombrichi il quarto produttore mondiale se fossero un paese.

Anche i lombrichi sono un grande potenziale per la produzione alimentare

Si legge nell’introduzione dello studio: “L’intensificazione dell’agricoltura (ad esempio, attraverso il miglioramento delle varietà di colture, gli input agrochimici, la lavorazione meccanizzata del terreno) è in gran parte funzionale a nutrire una popolazione in crescita; tuttavia, questi cambiamenti hanno avuto un costo ambientale significativo in termini di perdita di biodiversità, inquinamento dell’acqua e dell’aria, cambiamento climatico e molteplici altri effetti collaterali. La gestione sostenibile del suolo e della sua salute complessiva rappresenta, dunque, un elemento chiave negli sforzi di intensificazione agroecologica, poiché le comunità biologiche del suolo offrono un grande potenziale per sostenere la produzione alimentare”. Da qui parte lo studio sui lombrichi.

I lombrichi utili per “quantificare” l’importanza della biodiversità

I ricercatori hanno esaminato l’impatto dei lombrichi sull’agricoltura analizzando e incrociando mappe delle proprietà del suolo e delle rese dei raccolti con una mappa che indica, in maniera abbastanza approssimativa, l’abbondanza di lombrichi. I quali, scavando e nutrendosi di terra, scompongono la materia organica e aerano il terreno, aumentando la fertilità e rendendo disponibili i nutrienti per gli organismi più piccoli. Inoltre, aiutano i terreni a catturare e trattenere l’acqua. “Questo è il primo studio di cui sono a conoscenza che cerca di prendere un pezzo di suolo per dimostrare qual è l’effettivo valore della biodiversità”, ha dichiarato il ricercatore principale Steven Fonte della Colorado State University. “Gli sforzi per capire cosa significhi questa biodiversità per la resa delle colture a livello globale sono stati davvero pochi finora. La biodiversità del suolo è stata storicamente sottovalutata e questo studio ha dimostrato come essa aumenti la produttività agricola. Questo lavoro ci aiuta a dimostrare che ci sono molte opportunità che stiamo ignorando”.

Il contributo dei lombrichi varia a seconda dell’area e della tipologia di agricoltura praticata

Il contributo dei lombrichi è maggiore nelle aree del Sud del mondo, dove la percentuale aumenta al 10% della resa dei cereali nell’Africa sub-sahariana e all’8% in America Latina e nei Caraibi. Questo probabilmente perché qui gli agricoltori tendono a usare meno fertilizzanti e pesticidi, affidandosi invece al letame e alla materia organica in decomposizione, che contribuisce ad aumentare l’abbondanza di lombrichi. Certo, lo studio ha alcuni punti critici – d’altronde questo è uno dei pochi studi che tenta di quantificare il contributo di un organismo benefico del suolo alla produzione agricola globale – ma al netto delle criticità i risultati sono incoraggianti e suggeriscono il potenziale significativo dei lombrichi per aumentare la produttività agricola. Con una precisazione: “Non sosteniamo l’inoculazione diffusa di lombrichi in regioni in cui non sono attualmente presenti, in quanto ciò può avere conseguenze ecologiche altamente indesiderate per le aree naturali adiacenti. Suggeriamo, invece, di investire nella ricerca continua e nella promozione di pratiche di gestione agroecologica che valorizzino le intere comunità biologiche del suolo, compresi i lombrichi”.

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