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Il più grande rivenditore di bevande analcoliche negli Stati Uniti chiude tutti i negozi. Ma il settore non è in crisi

Fondato nel 2021, Boisson ha cinque sedi fisiche a New York, dove si trova la sede centrale, e altri negozi a San Francisco, Los Angeles e Miami. Chiuderà tutti i punti vendita e si concentrerà sulla distribuzione all'ingrosso e sull'e-commerce

  • 02 Maggio, 2024

Il più grande rivenditore di bevande analcoliche degli Stati Uniti fa un passo indietro e chiude tutti i negozi fisici. In una dichiarazione rilasciata su LinkedIn il 6 aprile, l’amministratore delegato di Boisson, Sheetal Aiyer, ha annunciato che il Consiglio di amministrazione dell’azienda ha deciso di avviare un processo di ristrutturazione in quanto «è nel migliore interesse dei creditori e delle altre parti interessate». Una decisione che comporterà quindi la chiusura di tutti i nove punti vendita al dettaglio, compreso il negozio aperto di recente a Miami. «Sebbene ciò sia certamente deludente, l’adozione di queste azioni consentirà all’azienda di mettere in atto un piano di ristrutturazione volto a concentrarsi sulle divisioni di distribuzione all’ingrosso e di e-commerce, che continueranno a operare, accettando ed eseguendo gli ordini senza interruzioni», si legge nel comunicato stampa.

Che succede alle bevande no alcol

Lanciato a New York nel 2021, Boisson si è poi espanso fino a raggiungere otto negozi tra New York, Los Angeles e San Francisco, con un nono negozio a Miami. Un successo testimoniato anche dal fatturato in costante crescita. Il gruppo ha infatti aumentato le sue entrate del 300% nel 2022, rispetto al 2021. L’anno scorso, l’azienda aveva dichiarato di essere sulla buona strada per una crescita a tre cifre nel 2023.

Le cause del fallimento

Aiyer ha dichiarato che l’azienda è stata colpita da «notevoli sfide finanziarie negli ultimi mesi, sia per quanto riguarda le modalità di concentrazione degli investimenti, data la complessità generale dell’attività come opera attualmente, sia per quanto riguarda le condizioni macroeconomiche più ampie che devono affrontare le startup del settore retail e dei consumi». Per poi proseguire: «L’infrastruttura significativa, compresi i costi fissi associati all’impronta di vendita al dettaglio e alle operazioni di magazzino da costa a costa, ha ulteriormente aggravato queste sfide. Senza un necessario piano di ristrutturazione, l’azienda non poteva continuare a operare. Nonostante gli sforzi concertati per mitigare questi ostacoli, le risorse disponibili non erano sufficienti per sostenere lo status quo».

Finanziatori importanti e sfide future

Tra i finanziatori dell’azienda c’è anche il conglomerato francese degli alcolici Pernod Ricard, che lo scorso settembre ha fornito un finanziamento di 5 milioni di dollari per sostenere l’espansione globale di Boisson. Guardando al futuro, Boisson intende concentrarsi sulle linee di business del commercio all’ingrosso, dell’e-commerce e dell’importazione per sostenere la categoria degli analcolici, oltre che sui marchi fornitori e sui clienti. A gettare un po’ di fiducia nel settore no alcol ci ha pensato Nick Bodkins, cofondatore di Boisson, che su LinkedIn ha speso parole molto dirette anche sul fallimento del gruppo: «Innanzitutto, il nostro fallimento non è il fallimento della categoria “no alcol”. Nessuno dovrebbe considerarlo diverso da quello che è: un fallimento di una startup sostenuta da un venture capital che è cresciuta troppo in fretta, ha commesso degli errori e non è stata in grado di trovare capitali abbastanza velocemente per continuare a costruire tre attività contemporaneamente (vendita al dettaglio nei negozi, e-commerce e importazione/distribuzione all’ingrosso) che, col senno di poi, si sono rivelate impossibilmente difficili da realizzare».

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