A Lisbona puoi ritrovarti di fronte all’indirizzo che cercavi, restando immobile per qualche minuto a fissare il condominio che si è materializzato di fronte a te, e perplesso inizi a setacciare l’ingresso con lo sguardo alla ricerca di un citofono. Sai di essere di fronte al civico che stavi cercando, ma sta di fatto che davanti ti sei ritrovato un edificio che non sembra ospitare locali aperti al pubblico. Tuttavia, premi il campanello. Sali le scale prive di luce ma piene di rumori di famiglie provenienti dagli appartamenti che stai superando. È un labirinto in salita. Una madre esasperata urla, un inquilino corre per le scale tenendosi al corrimano. Il condominio in questione si trova vicino alla fermata della metropolitana Martim Moniz nel quartiere di Mouraria, dove vivono soprattutto immigrati e ragazzi giovani. Qui, come in altre parti della città, le famiglie cinesi provenienti soprattutto da Macao, area legata al colonialismo portoghese, e dal Canton hanno aperto una rete di ristoranti illegali. Proliferano nei piccoli appartamenti di Lisbona, specialmente nei quartieri con carattere più internazionale, dove l’immigrazione è più forte, ovviamente si accettano solo contanti e non ci sono scontrini. In portoghese si chiamano Chinês Clandestino.
Non esistono due o più ristoranti clandestini simili tra loro in quanto, anche se condividono alcune caratteristiche, sostanzialmente un po’ di DNA gastronomico, essendo stati aperti senza rispettare le regole su licenze ognuno ha la sua storia, il suo modo di essere riconosciuto, il suo livello di accoglienza più o meno respingente. Certo è che se si vuole mangiare cibo cinese autentico, bisogna avere la pazienza di trovare uno di questi indirizzi. Il passaparola è il miglio modo di individuarli, non ci sono molti altri modi, una volta in città si può provare chiedere a qualche residente con cui si fa conoscenza. In ogni caso, se si è in grado di bussare all’appartamento individuato, non vi aspettare l’ambiente da ristorante. È un’esperienza un po’ folle, in cui occorre spirito di adattamento.
@riccardodose PROVIAMO I RISTORANTI CINESI ILLEGALI E CLANDESTINI A LISBONA: L’ESPERIENZA PIÙ ASSURDA DI SEMPRE! @Dadda ? suono originale – Riccardo Dose
Ci sono influencer di peso che hanno provato a raccontare cosa succede all’interno, filmando ambienti e piatti. È il caso di Riccardo Dose e Daniel Daddetta, alias Dadda, quasi un milione e mezzo di follower in due. In una delle aree più degradate del centro di Lisbona si sono imbattuti in un piccolo ristorante: la sala principale, che poi altro non è che una sala da pranzo casalinga, era piena di scritte fatte con le bombolette, clienti che fumano sigarette e cannabis, sporcizia un po’ ovunque. Nel video si alternano diversi piatti, «buoni ma non così eccellenti», sostiene Dose. E il conto? 22,70 euro in due. L’esperienza lascia con sé «un odore nauseante di fritto» proveniente dalla cucina, ma anche lo stupore per un bagno casalingo in cui si preferirebbe non essere entrati. Il secondo ristorante visitato, invece, «sembra un hotel a 5 stelle rispetto al precedente». La sala è molto più grande, le pale elettriche sul soffitto fanno girare l’aria, tavoli e sedie in legno. Il menu, sempre plastificato, regala qualche chicca.
Riso fritto, i chow mein, ovvero i noodle fritti originari della cucina cantonese, e i ravioli di maiale sono praticamente onnipresenti. Alcuni propongono il pão frito, un panino cinese fritto anziché cotto a vapore, è una delle vere gemme dell’ecosistema dei Chinês Clandestino. Sfogliando i menu però è possibile trovare anche il tofu piccantissimo saltato in padella, melanzane cinesi marinate con soia e aceto di riso, gamberi in varie declinazioni. Anche le cosce di rana. La qualità non è quasi mai il massimo, ma in questi casi è l’esperienza a guidare.
Raggiungerli non è né difficile né semplice. Come dicevamo, serve una buona dose di passaparola per poterne intercettare uno, ma anche una ricerca in rete può aiutare. Recentemente anche su Mapstr, applicazione che aiuta a raccogliere gli indirizzi preferiti tra ristoranti, negozi, bar, musei e via dicendo (se non la conoscete, ve la consigliamo), offre piccole mappe del cibo a pagamento, contiene qualche indirizzo “clandestino”. Per accertarne l’esistenza ovviamente è necessario arrivare lì davanti.
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