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Il prezzo dell'espresso "rischia" di aumentare ancora. Ma per un caffè di qualità 1,20 euro è ancora poco

Siamo alle solite: arriva la notizia dell'aumento del caffè e scoppia la bufera. Ma se c'è un prodotto che dovrebbe costare di più in Italia è proprio l'espresso

  • 29 Aprile, 2024

Ricade sempre tutto sui poveri consumatori. È questa la reazione istintiva quando si parla di aumento delle materie prime, di costi dell’energia e personale, e di conseguenza dei prodotti. Quando a essere vittima di un innalzamento di prezzo, poi, è l’amata tazzina di caffè, in Italia parte la rivolta: eppure, è proprio l’espresso a costare ancora oggi troppo poco, specialmente quello di qualità.

L’espresso è aumentato del 15% in tre anni

Non parliamo solo di specialty, ma di semplici caffè buoni, puliti, estratti con cura da personale formato, in un bar dove tutti i dipendenti sono messi in regola e remunerati adeguatamente. Ne abbiamo parlato con torrefattori, baristi, consulenti ed esperti di ogni tipo, e tutti concordano su un punto: l’espresso in Italia costa troppo poco. L’ultima notizia arriva dall’agenzia di stampa Ansa, che ha riportato i dati del mercato attuale: il prezzo medio registrato per una tazzina bevuta al bar è oggi di 1.18 euro nelle principali città italiane, parecchio superiore rispetto allo 1.03 euro del 2021, per un aumento totale del 14.9% in tre anni.

Perché il prezzo dell’espresso aumenta

Altoga, associazione nazionale torrefattori, importatori di caffè e grossisti alimentari, ha spiegato che negli ultimi sei mesi le quotazioni di borsa del caffè Robusta hanno registrato un rialzo di oltre il 90%, passando da 2.200 a 4.195 dollari a tonnellata, mentre quelle della varietà Arabica sono aumentate del 55%, arrivando a 239,85 centesimi alla libbra. Colpa del cambio euro-dollaro, ma anche dei cambiamenti climatici che stanno creando condizioni sempre più avverse in alcuni dei principali paesi produttori come il Brasile, senza contare la crisi del Canale di Suez, strategico per tutte le rotte commerciali mondiali, caffè incluso.

Tutto questo al torrefattore comporta spese maggiori, e di conseguenza anche agli esercenti: le spese, è vero, si ripercuotono in parte sul consumatore finale, proprio come sta accadendo per il cioccolato (di nuovo, c’è lo zampino della crisi climatica: le forti piogge in Costa d’Avorio e Ghana hanno portato a raccolti disastrosi, che hanno dato poco cacao a prezzi più alti) o per qualsiasi altro prodotto soggetto a forti aumenti.

La cultura italiana che è diventata un peso

Con il caffè, però, le cose non sono così semplici. Il punto è sempre lo stesso: quella che avrebbe dovuto essere la nostra «cultura dell’espresso» – una tradizione bellissima, una storia affascinante da preservare con cura – è finita per diventare in qualche modo un bagaglio ingombrante. Un freno a mano tirato per troppo tempo, che ha immobilizzato la «patria del caffè» mentre tutti gli altri paesi europei (e non solo) andavano avanti sviluppando nuove tendenze, affinando tecniche ed evolvendo il gusto. Perché sì, il gusto si evolve, accade con il cibo, con il vino, con la birra, è successo già più o meno con tutto, tranne che con l’oro nero. Oggi di caffetterie di ricerca e torrefazioni valide in Italia ne stanno nascendo sempre di più, ma questo innalzamento della qualità non può non andare di pari passo con un aumento del prezzo.

epsresso

Perché è ingiusto pagare l’espresso un euro

In nessun paese straniero l’espresso si paga 1 euro, o addirittura meno come avviene in alcune località del Centro-Sud Italia (addirittura, un bar di Roma lo scorso anno ha deciso di abbassare ulteriormente il prezzo per raccogliere il favore del pubblico). Neanche quello meno buono, che ha comunque dei costi di materia prima, energia, manodopera da far quadrare: bisogna considerare che per pagare – adeguatamente – il personale, quasi il 50% del fatturato di un’attività va destinato agli stipendi. Dal 2006, poi, con il processo di liberalizzazione delle licenze, aprire un bar è diventato molto più semplice: è evidente, quindi, che un esercente oggi ha molta più concorrenza che in passato, un tempo in cui c’era un solo bar per quartiere, che poteva contare su numeri ben più alti e ammortizzare così le spese grazie anche alla gran quantità di caffè macinato ogni giorno (numeri ben più alti di quelli medi attuali).

Un espresso singolo non può costare meno di 1.50

Un retaggio culturale che continua fin troppo spesso a ripresentarsi, nonostante il gran lavoro di promozione da parte di baristi e torrefattori preparati. Basta dare uno sguardo ai commenti sotto il post Facebook dell’Ansa per comprendere quanta strada ancora ci sia da fare per scardinare la regola non scritta secondo la quale l’espresso debba costare massimo un euro. «Me lo faccio a casa», «Per me i bar possono chiudere tutti», «Non importa, lo prendo alla macchinetta al lavoro». Per fortuna, però, c’è anche chi ha preso le difese delle attività, cercando di spiegare i motivi dell’aumento.

Per noi, comunque, un buon espresso fatto con materie prime selezionate, rispettose dell’ambiente e dei lavoratori in piantagione (ricordiamo ancora una volta che il caffè è una pianta e, in quanto tale, ha una sua filiera che coinvolge una gran quantità di persone) oggi non può costare meno di 1.50 euro per la versione singola, volendoci tenere stretti. A molti sembrerà assurdo ma le cose, che piaccia o meno, stanno cambiando. Sono già cambiate, lo dimostra l’attenzione sempre più alta al caffè nelle insegne di apertura recente, non solo bar ma anche bakery, bistrot, enoteche, chioschi che vogliono offrire un servizio rigoroso fino alla fine (in fondo, è l’ultimo ricordo di un pasto!). Forse, ci adegueremo prima del previsto a quella che è già da tempo la normalità nel resto del mondo.

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